di
Francesco Zanotti
E’ fisiologicamente indispensabile che
alla fatica debba seguire il riposo. Quando un atleta ha finito una maratona,
quando uno scalatore scende dalla montagna, quando è finita una partita a calcetto
con gli amici, poi ci si deve riposare.
Ma … durante quelle fatiche non si pensa al
riposo. E, spesso, il riposo è il ricordo della fatica e il programmare la fatica
successiva.
Il lavoro sembra essere una fatica diversa.
Durante la fatica si pensa al riposo. Si spera che il lavoro finisca presto per
vivere il riposo. Durante il riposo il lavoro è visto come una dannazione. Il
rientro al lavoro è vissuto con tristezza.
La domanda è: ma è “naturale” che sia
così? La risposta è: no!
E’ così per i tipi di lavoro che la
società industriale rende disponibili. E’ così perché non sappiamo gestire l’uomo
al lavoro.
E’ possibile immaginare un altro lavoro,
un’altra impresa, una altra modalità di gestione. Ne parliamo continuamente in
questo blog. Questo immaginare non è un desiderio irrealizzabile. E’ l’unico
modo per uscire dalla crisi attuale.
