"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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giovedì 5 settembre 2013

Fatica e riposo. Ovvero delle inumanità del lavorare attuale

di
Francesco Zanotti


E’ fisiologicamente indispensabile che alla fatica debba seguire il riposo. Quando un atleta ha finito una maratona, quando uno scalatore scende dalla montagna, quando è finita una partita a calcetto con gli amici, poi ci si deve riposare.
Ma … durante quelle fatiche non si pensa al riposo. E, spesso, il riposo è il ricordo della fatica e il programmare la fatica successiva.
Il lavoro sembra essere una fatica diversa. Durante la fatica si pensa al riposo. Si spera che il lavoro finisca presto per vivere il riposo. Durante il riposo il lavoro è visto come una dannazione. Il rientro al lavoro è vissuto con tristezza.
La domanda è: ma è “naturale” che sia così? La risposta è: no!
E’ così per i tipi di lavoro che la società industriale rende disponibili. E’ così perché non sappiamo gestire l’uomo al lavoro.

E’ possibile immaginare un altro lavoro, un’altra impresa, una altra modalità di gestione. Ne parliamo continuamente in questo blog. Questo immaginare non è un desiderio irrealizzabile. E’ l’unico modo per uscire dalla crisi attuale.