"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
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martedì 9 agosto 2011

Governare, non è “maneggiare”


di
Francesco Zanotti


Il maneggiare manipolando
Il management è fondato sull’ipotesi che una organizzazione è certamente un sistema complicato, ma non è dotato di capacità di sviluppo autonomo.
Purtroppo questa ipotesi è errata: una organizzazione è un sistema dotato di capacità di sviluppo autonomo. Per questo si chiama sistema complesso …
Capacità di sviluppo autonomo? Sì è questa la “competenza” che caratterizza una organizzazione umana, impresa o meno che sia. Purtroppo il management tradizionale non riconosce e, quindi, non sa gestire, questa capacità autonoma di sviluppo di ogni organizzazione umana …

Qualche dettaglio …

Tutti riconoscono che ogni organizzazione è costituita da una parte formale (i sistemi tecnologici, le procedure, il sistema informativo etc.) e da una parte informale (i comportamenti che non sono previsti dalle procedure, i sistemi di valori e gli atteggiamenti che li generano etc.).

Come tutti convengono, la parte formale di una organizzazione non evolve autonomamente come accade ad ogni “macchina”. Perché gli ingranaggi della organizzazione formale cambino o vengano usati differentemente è necessario un intervento esterno. Esemplificando: il CEO di una organizzazione quando è in viaggio non si aspetta che la sua impresa cambi il suo sistema di produzione o traslochi per decisione autonoma.

E la parte informale? Beh … si è convinti che essa sia strana perché fatta di “cose soft” e non hard, ma non ci aspetta che cambi autonomamente. Tornando al nostro CEO, egli si preoccupa che l’organizzazione informale sia gestita attraverso le competenze di leadership, comunicazione, negoziazione e simili. Ci si aspetta che, mentre si cerca di gestirle con questi “strumenti”, l’organizzazione informale, sia pur con tutte le sue stranezze, essa non evolva per conto suo, mettendo in crisi chi cerca di gestirla.

Esistono versioni paradossali di questa convinzione. Un Direttore del personale ci ha detto in una intervista: “Ah sì, l’organizzazione informale. Certo che esiste. Ma noi abbiamo deciso di non usarla per attivare i nostri processi di cambiamento.”.

Bravo, ma l’organizzazione informale si usa da sola! E interpreta e applica il cambiamento come gli pare. E tu non sai prima di vederne i risultati come è questo “come gli pare”. Detto diversamente: caro top manager, cerca pure di spiegare quale cambiamento vuoi. Ma, primo, non saprai mai dettagliare tutti i comportamenti che lo realizzano. Questo fa si che tu deleghi la scelta di una grande parte dei comportamenti delle persone alle persone stesse. Queste persone dialogheranno in modi informali e disordinati tra di loro per decidere quali comportamenti adottare. Detto diversamente: i comportamenti delle persone emergeranno dalla organizzazione informale. E, poi, questa organizzazione informale è dotata di vita propria e cambia (apparentemente in modo dispettoso) tra le mani di chi cerca di gestirla.

Una sintesi. Le attuali metodologie manageriali sono fatte per gestire macchine dove i singoli ingranaggi sono complicati ed indisciplinati, ma la struttura della macchina viene decisa dal management e non ha una sua evoluzione autonoma.
Per gestire una organizzazione così fatta vanno bene leadership, comunicazione e quant’altro.

Purtroppo una organizzazione complessa non è così. Solo la sua parte formale è così. Esiste inevitabilmente una parte formale che si da’ una propria autonoma struttura,  capace di evolvere autonomamente e dalla quale emergono i comportamenti.

Allora quel management, che è fatto di leadership comunicazione … e via elencando i contenuti dei programmi di formazione manageriale, non è in grado di gestire questo tipo organizzazione.

Communityship

Se l’organizzazione ha un suo processo di sviluppo autonomo, allora il maneggiare, il governare è gestire questo processo di sviluppo autonomo perché sia finalizzato al miglior funzionamento dell’organizzazione.

Ho provato a sintetizzare questa rivoluzione copernicana con uno slogan:
dal mito del controllo (il vecchio management) all’ecologia del progetto (il nuovo governare).


L’ecologia del progetto la si realizza usando una nuova competenza che riassume, olisticamente, tutte le competenze di governo. Seguendo Henry Mintzberg, propongo di chiamarla “Communityship”.

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