"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 16 agosto 2013

Abitudini limitanti …

di
Francesco Zanotti


Chi si occupa di sviluppo/cambiamento delle organizzazioni non ha un compito banale. Deve tener conto, almeno, della cognitività delle persone, della loro socialità e delle antropologie che generano.
Per riuscirci, è necessario cercare il contributo di tutte le scienze che hanno qualcosa da dire su queste dimensioni dell’uomo e della sua socialità.
Non sto dicendo che un manager le deve conoscere tutte. Ma deve essere in grado, quando riceve una proposta di supporto, di garantirsi che chi avanza questa proposta si sia fatto carico di esplorare tutte le scienze rilevanti. Meglio: il manager deve essere in grado di valutare le proposte che riceve certamente anche valutando il propositore, ma non solo con il naso. Accertandosi che questo Signore abbia davvero esplorato tutte le conoscenze rilevanti. Chi si propone dovrebbe rendere conto della completezza delle sue fonti per primo.

Invece … Invece tranquillamente troppi consulenti si abbarbicano ad un unico autore (se è straniero è meglio), senza chiedersi costui da dove abbia ricavato le sue proposte. Il risultato è che il manager si trova di fronte a proposte che non riesce a confrontare. E scegli in base all'amicizia o a qualche misteriosa simpatia. Rischiando, come è successo ad un importante manager qualche anno fa, di fare una prefazione entusiasta, magnificando l’innovatività, di un libro scritto da un suo consulente che, però, l’aveva copiato (quasi letteralmente) da un famoso libro di fama internazionale, per di più già tradotto in italiano. Sic.

venerdì 26 luglio 2013

Come si fa a non commentare?

di
Francesco Zanotti


Corriere della Sera, oggi, pag. 29, Economia & Carriere, titolo: Gli errori dei manager italiani.
Si parla di uno studio di Hay Group sui manager delle istituzioni finanziarie. Non voglio parlare della qualità dello studio (grande rispetto per Hay Group, dove pure ho lavorato), ma voglio riportare la conclusione (così come proposta dal giornalista). Eccola, letterale: “Per uscire dalla crisi ci vogliono manager del finanziario … e qui l’articolista virgoletta … <<in grado di agire stili di leadership che favoriscono il cambiamento aziendale>>.
I commenti su questa frase.
E' necessario uno studio per affermare che non servono manager conservativi?
Dove pensiamo possa andare a finire la Consulenza Direzionale se si ferma a queste “scoperte”?
Non è forse tempo di passare dai "cazziatoni" ai managers alle proposte alte forti?
Come pensiamo che la stampa possa contribuire allo sviluppo della Consulenza Direzionale se si proclama l’acqua calda come scoperta epocale?
Domande cattive? Credo domande costruttive: prima di propugnare il cambiamento di altri, noi consulenti dovremmo cercare il cambiamento di noi stessi. Non ci rendiamo conto che sono decenni che diciamo sempre le stesse cose, indifferenti ai cambiamenti del mondo e delle conoscenze?

Mi piacerebbe proprio un bel confronto pubblico sia col giornalista, sia con chi ha redatto lo studio. Ma forse non è realizzabile …