di
Luciano Martinoli
Periodicamente torna alla ribalta il tema della partecipazione. Dall’azienda alla politica è tutto un fiorire di suggerimenti sul come far “partecipare” gli altri: i dipendenti, i cittadini, gli studenti, eccetera. Tutto è focalizzato però sulla tecnica di partecipazione, il “come”, e non sul “cosa” bisogna partecipare. Il messaggio sottinteso di queste “tecniche” è che si può far partecipare chiunque a qualsiasi cosa, una questione esclusiva di tecnica appunto. Come se si potesse imparare ad innamorarsi prescindendo dalla persona amata, riuscire in una attività indipendentemente dall’interesse che se ne ricava, digerire bene qualcosa a prescindere da ciò che si ingerisce.
E’ possibile? Ovviamente no, e allora perché si continua a prestare attenzione a tali tecniche?
