"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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domenica 24 luglio 2016

Antiscientificità del paradigma decisionale

di
Francesco Zanotti

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Il management è fondato sul paradigma decisionale. Però la scienza rivela che cervello dell’uomo non funziona a decisioni. Allora il management è anti scientifico.
Poi fate come volete. Continuate a pensare che i manager devono prendere decisioni, cercate di insegnare loro a farlo. E così continuiamo a bloccare lo sviluppo di istituzioni ed imprese per paura di abbandonare l’unico paradigma che conosciamo: quello decisionale.
Ma che fa la mente invece di decidere? Uno dei contributi più interessanti è quello di Stefano Calamandrei col il libro “L’identità creativa. Psicoanalisi e neuroscienze del pensiero simbolico e metaforico”.
Secondo la sintesi fatta da Giancarlo di Maggio su “La lettura”, l’attività fondamentale della mente è la creatività. Ecco, non è quella pantomima ridicola dei creativi della pubblicità. Invece, la creatività come capacità progettuale. Come la capacità di ricostruire continuamente il mondo nella nostra mente. Quando uno stimolo arriva nella nostra mente, essa si guarda bene dal registrarlo. Esso fornisce lo stimolo per ridisegnare complessivamente la realtà.
Allora immaginate quando è stupido pensare che se comunico “valori” questi generano comportamenti coerenti con questo valori. Non esiste un comunicare che riesca a trasferire. I valori vengono interpretati, rimescolati e danno origine a comportamenti che non seguono una logica predefinita. Cioè: cerco di influire sul comportamento comunicando valori e la scienze mi informo che non so cosa possa succedere. E’ management questo?


sabato 8 settembre 2012

Partecipazione, cubetti di noia, risorse cognitive e sogni


di
Francesco Zanotti

Oramai ha preso piede l’ideologia della partecipazione. Tutti stanno aprendo spazi di partecipazione e si aspettano partecipazione.
Ma gli spazi aperti sono angusti e le persone dispongono solo di tre cubetti di noia. Rischia di essere una partecipazione a bassa intensità, quando non conflittuale.

Gli spazi di partecipazione. Ma chiediamo di partecipare a cosa? Andiamo con ordine. Alla progettazione della strategia? Certamente non sta accadendo! Alla progettazione dell’organizzazione? Forse … Troppo spesso, però, pensiamo solo alla progettazione di dettagli organizzativi. E, poi pensiamo ad una partecipazione “statistica” (cioè non di tutti) e solo consultiva: poi decidono gli altri. Il singolo caso concreto lo giudicherà ogni singolo manager. Gli suggerisco, però, che più angusto è lo spazio di partecipazione, più “statistica” e consultiva è la partecipazione, più si aspetti atteggiamenti annoiati o conflittuali verso l’azienda.

Ed arriviamo ai cubetti. Immaginiamo che un’organizzazione chieda a chi la compone una partecipazione piena, intensa, forse addirittura strategica. Bene, ma se le persone hanno in mano solo tre cubetti di noia, quello che ci si può aspettare è che propongano combinazione di quelli. Cioè combinazioni inevitabilmente noiose. 
Fuor di metafora: se per anni si è cercato di concentrare le persone solo sulla esecutività e la formazione è sempre stata “concreta” e “finalizzata” in funzione di questa esecutività, non ci si può aspettare che le persone abbiano quel ricco patrimonio di risorse cognitive libere (forse è necessario che siano anche trasgressive) che, solo, può dare sostanza ad una partecipazione. Volete davvero arrivare ad una partecipazione nobile e forte? Arricchite le persone di risorse cognitive non finalizzate e insegnate loro ad usarle per sognare nuovi mondi insieme. Solo così riusciranno a sognare quelle nuove imprese di cui tutti abbiamo bisogno. Ed a realizzarle perché non vi è nulla di più mobilitate che realizzare sogni.