"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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giovedì 6 ottobre 2016

Un grande banchiere, una piccola banca, un dialogo tra sordi, una comunità che si spegne.

di
Francesco Zanotti

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Una competenza tecnica ed un io grande come l’infinito: un mix devastante per persone e comunità.

E’ una storia di pura fantasia ... forse.
Arriva il grande manager, appena nominato, in una delle banche che oggi vengono salvate. Duro discorso manageriale, il cui senso è semplice: ci dobbiamo impegnare, altrimenti tutti a casa. Un invito forte all’impegno ed alla serietà. Con il metamessaggio: siete in crisi perché non siete stati seri e non vi siete impegnati.
Che effetto farà questo forte e chiaro richiamo?
Beh pensate a come è fatta una banca (una organizzazione, in genere). E’ fatta, innanzitutto, di persone che hanno sistemi di risorse cognitive di cui il grande manager non sa nulla. E’ questo sistema di risorse cognitive che le guida a capire ed agire. Ma il grande manager non ne sa nulla. E’ fatta di un sottile reticolo di relazioni personali, di rapporti di potere e di conoscenze informali, di riti ed abitudini … ma il grande manager non ne sa nulla. E nel suo messaggio non ne parla.
Pensate poi alla comunità di riferimento della banca. Certo una economia che è stata assistita dalla banca. Anche se dal punto di vista contabile è in crisi, ha costruito un sistema di produzioni, di servizi, di conoscenze di competenze che nella contabilità non compaiono, ma si chiamano vita. Questa vita dovrebbe essere rivitalizzata. E anche di tutto questo il grande manager non sa nulla. E la comunità viene dichiarata credito non esigibile.
Risultato?  Giovanni esce dalla riunione con la morte nel cuore e passando per le vie della città dove risiede la banca vede negozi chiudere ed appena arriva alla periferia, vede capannoni deserti.

 Domani lo stesso manager andrà a fare lo stesso altro discorso ad altre banche salvande, ad altre comunità …

mercoledì 18 novembre 2015

L’occupazione come “segnalatore indipendente”

di
Francesco Zanotti

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Parliamo di banca, ma poi subito dopo generalizziamo.
Il contratto del lavoro dei bancari, dice il Sole 24 Ore di oggi in un articolo a firma Cristina Casadei, parte male. Tutto in salita.
Cronachisticamente è rilevante l’attacco personale di Lando Maria Sileoni, il Capo della FABI a Lodesani che rappresenta le banche. Dice Sileoni: Lodesani ha affrontato in maniera superficiale, con poca conoscenza del settore e con poca voglia e tempo di imparare le varie problematiche.”.

Lasciando la cronaca, Sileoni ha proposto una prospettiva che rieccheggia lo slogan degli anni ’70: il salario (lo stipendio) come variabile indipendente. Rieccheggia perché oggi le affermazioni sono meno drastiche. Sileoni sostiene che gli esuberi vanno gestiti attraverso l’individuazione e il riconoscimento di nuove attività e nuove professioni. Cioè: rifiutando il concetto di “esuberi”.

Che pensare? Che Sileoni ha ragione. A patto di precisare strategicamente la sua affermazione.
L’occupazione è un segnalatore della solidità sia della Banca che di qualunque altra impresa.
Un’impresa che ha successo aumenta la qualità e la quantità dell’occupazione. La riduzione dell’occupazione e il peggioramento delle condizioni di lavoro sono un segnale della crisi di una impresa. Ogni riduzione di personale ne richiama un’altra dopo poco tempo.
L’occupazione deve diventare l’obiettivo prioritario nei Business Plan delle imprese. Solo Business Plan che aumentano qualità e quantità dell’occupazione aumenteranno anche la capacità dell’impresa di generare valore per gli azionisti.
L’occupazione diventa il segnalatore strategico fondamentale.