"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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mercoledì 24 maggio 2017

Il management e il martello. Sintesi di un seminario

di
Francesco Zanotti


Lo scorso 11 maggio abbiamo proposto un seminario dal titolo: il management e il martello. Ne propongo una iper-sintesi in questo post. Una sintesi più dettagliata è disponibile sul blog nel riquadro: Il management e il martello.

L’iper sintesi è davvero veloce, telegrafica …
Ogni persona guarda, ragiona e agisce sul mondo usando le risorse cognitive (le conoscenze, i modelli mentali) di cui dispone. Esse costituiscono le sue potenzialità e il suo limite.
Oggi tutte le classi dirigenti delle imprese (dalle imprese industriali alle istituzioni finanziarie alle imprese di servizio), a tutti i livelli, stanno usando, per esercitare la loro responsabilità di governo, uno stesso insieme di risorse cognitive: la matematica e la fisica classiche.

Purtroppo si tratta di un sistema di risorse cognitive troppo povero: serve solo a costruire e governare macchine. Quando si cerca di applicarlo a sistemi che macchine non sono si rivela non solo inefficace, ma auto contraddittorio. Le classiche attività direzionali perdono di senso. mi riferisco all’analisi di persone ed organizzazioni, la filosofia del cambiamento o le attività di gestione delle risorse umane.

Per fortuna, a partire dall’inizio del secolo scorso, sono emerse nuove risorse cognitive: dalla matematica qualitativa, alla fisica quantistica alle scienze cognitive alla biologia evoluzionista. Usandole siamo riusciti a guardare con occhi nuovi alle imprese e ai mercati e scoprire una nuova modalità di governo strategico organizzativo che abbiamo definito “Sorgente Aperta”.

I suoi “principi fondamentali” sono:


Proporre il sogno di una terra promessa.          
Dotare tutti di calzari di nuvole e di una bisaccia colma di sole.
Raggiungere la prima oasi insieme.
Celebrare il successo perché anche la luna sappia che noi non siamo pastori erranti senza meta.
Riprende il cammino verso la terra promessa.

domenica 12 marzo 2017

La valorizzazione “pelosa” del Capitale Umano

di
Francesco Zanotti

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Nessuno si azzarda a negare l’importanza del capitale umano. Al contrario, tutti affermano la necessità di valorizzarlo. Tutto, però, rimane retorica. E pelosa per giunta! Qualcuno ha voglia di reagire? O siamo tutti spaventati a difesa (impossibile) di aree professionali e consulenziali sempre più ristrette?

Il top management crede che la valorizzazione del capitale umano non sia un suo compito. Lo delega agli specialisti.Come se le persone siano pezzi dell’apparato organizzativo che vanno fatte funzionare da tecnici specializzati. Se guardate ai Business Plan delle imprese più importanti di questo paese (le aziende dell’indice FTSE MIB) di Borsa Italiana non si trovano che vaghi accenni al capitale umano. Soprattutto nessun accenno a come questo capitale umano può dare una mano a far uscire tutte queste imprese dalla illusione di essere istituzioni eterne.

I Manager specialistici non utilizzano le risorse cognitive disponibili. Come si fa a gestire qualcosa di cui non si conosce nulla? Come si fa a progettare attività di cambiamento e di formazione senza usare le conoscenze che riguardano l’uomo (scienze cognitive e psicologia, in testa), che riguardano i rapporti tra gli uomini (psicosociologia), la dimensione sociologica ed antropologica delle organizzazioni? Mi si ribatterà: ma la psicologia la usiamo. Certo, solo quella particolare psicologia (ma ce ne sono tante) che si conosce e null’altro. Non è retorica dire che si gestisce senza usare le conoscenze che servirebbero? Non è banale voglia di autorappresentazione a basso prezzo senza alcuna fatica di studio ed approfondimento?

I consulenti considerano la valorizzazione del capitale umano come un’occasione per vendere banalità. O, almeno, qualche approccio mono dimensionale che non si rapporta in nessun modo con gli altri approcci e non tiene in alcun conto le altre conoscenze rese disponibili dalle scienze umane e naturali.

Esiste un top manager, un manager specialistico o un consulente che ha voglia realmente di attivare un processo di valorizzazione strategica delle persone?
Non può che intraprendere la via della conoscenza, dell’utilizzo e dello sviluppo delle risorse cognitive esistenti. Altrimenti è tutto finzione.

Ovviamente chiunque volesse contestare (e più forte sarà la contestazione, meglio sarà) la mia opinione troverà su questo blog ampio spazio.


giovedì 6 ottobre 2016

Un grande banchiere, una piccola banca, un dialogo tra sordi, una comunità che si spegne.

di
Francesco Zanotti

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Una competenza tecnica ed un io grande come l’infinito: un mix devastante per persone e comunità.

E’ una storia di pura fantasia ... forse.
Arriva il grande manager, appena nominato, in una delle banche che oggi vengono salvate. Duro discorso manageriale, il cui senso è semplice: ci dobbiamo impegnare, altrimenti tutti a casa. Un invito forte all’impegno ed alla serietà. Con il metamessaggio: siete in crisi perché non siete stati seri e non vi siete impegnati.
Che effetto farà questo forte e chiaro richiamo?
Beh pensate a come è fatta una banca (una organizzazione, in genere). E’ fatta, innanzitutto, di persone che hanno sistemi di risorse cognitive di cui il grande manager non sa nulla. E’ questo sistema di risorse cognitive che le guida a capire ed agire. Ma il grande manager non ne sa nulla. E’ fatta di un sottile reticolo di relazioni personali, di rapporti di potere e di conoscenze informali, di riti ed abitudini … ma il grande manager non ne sa nulla. E nel suo messaggio non ne parla.
Pensate poi alla comunità di riferimento della banca. Certo una economia che è stata assistita dalla banca. Anche se dal punto di vista contabile è in crisi, ha costruito un sistema di produzioni, di servizi, di conoscenze di competenze che nella contabilità non compaiono, ma si chiamano vita. Questa vita dovrebbe essere rivitalizzata. E anche di tutto questo il grande manager non sa nulla. E la comunità viene dichiarata credito non esigibile.
Risultato?  Giovanni esce dalla riunione con la morte nel cuore e passando per le vie della città dove risiede la banca vede negozi chiudere ed appena arriva alla periferia, vede capannoni deserti.

 Domani lo stesso manager andrà a fare lo stesso altro discorso ad altre banche salvande, ad altre comunità …

martedì 13 settembre 2016

La stupidaggine della discriminazione dell’età

di
Francesco Zanotti

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Con la solita stupida dinamica del pendolo si salta da una esagerazione all’altra. Senza capire che in un mondo complesso non ha senso privilegiare qualcosa a scapito di qualcos’altro.
Senza capire che virtù principe in questo nuovo mondo è la sintesi che valorizza ognuno perché si riesca a camminare felicemente insieme nella Storia.
Massimamente questo discorso vale per le età.
Su questo tema il Corriere di oggi racconta del livello di stupidaggine che stiamo raggiungendo: la battaglia nella Silicon Valley per sembrare sempre vent’enni. La Silicon Valley dove i quarantenni sembrano da pensione … Battuta: i ventenni riusciranno con le loro tasse a pagare la pensione a partire da quarant’anni a una fiumana di persone dove i centenari continuamente aumentano?
Proviamo, allora, ad affrontare il tema dell’età naturalmente. Cioè secondo Natura. Il cervello e la mente (li cito tutt’e due per buona pace scientifica) evolvono. Da giovani si è più attenti ai dettagli, si è specialisti eccellenti. A mano a mano che si cresce le alternative sono due. O si aumenta continuamente il proprio patrimonio di risorse cognitive possibili ed allora si sanno costruire visioni sempre più ampie che danno senso alla innovazione di dettaglio. Oppure si finisce per chiudersi rabbiosamente in una ideologia che fa sempre più a pugni con il mondo.
Se tutto questo è vero, allora, naturalmente, quello che serve è un dialogo tra giovani che sanno essere giovani, ma che accettano di crescere. Ed adulti che impareranno a costruire saggezza e sintesi.
Arrivando all’impresa: è necessario che ogni impresa abbia un mix di giovani determinati e di persone mature colte e sagge che non si mettano stupidamente, fino al ridicolo, a competere con i giovani proprio sulla giovinezza.  
Concretizziamo: un CEO quarantenne, assistito da un Presidente colto e saggio. Concretizzando ancora di più: non ha senso un CEO di una grande impresa sessantenne. Il problema, però è che, forse i giovani determinati ci sono, ma dove sono i manager colti e saggi?



sabato 6 agosto 2016

Atmosfere irrespirabili: raccontatecele per contribuire a costruire sviluppo

di
Francesco Zanotti

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Oggi sull’inserto PULS del Sole 24 Ore si parla dell’atmosfera irrespirabile che si viveva a Veneto Banca per le pressioni del passato Vertice, oggi caduto in disgrazia, per vendere titoli della Banca ad ogni costo.
Non stentiamo a crederlo.
Purtroppo la nostra economia è andata ingiallendosi (quasi a raccontarne l’autunno) da piccoli uomini a cui vengono affidati ruoli per coprire i quali non hanno le conoscenze adatte. A causa di questa mancanza cognitiva mettono nei guai le loro imprese e poi sono costretti a distribuire ansia in tutta l’organizzazione cercando di risolverli con sistemi di piccole diffuse angherie interne e piccole o grandi truffe, altrettanto diffuse) all’esterno. Il problema è che queste notizie vengono fuori solo quando il Vertice di una impresa cade in disgrazia. Quando i buoi sono scappati, mai prima.  Nascondendo il vero problema. Non è un problema di buoni o cattivi, ma di ignoranza. Quando viene nominato qualcuno al vertice di una grande impresa si tratta quasi sempre di persona degna. Diventa meno degna sotto la spinta del bisogno (e del narcisismo generato dall’essere insigniti di una carica importante). Quando va nei guai perché non dispone delle risorse cognitive adatte per assolvere ai compiti che sono stati loro assegnati.
Pensiamo che un modo per dare un contributo al risolvere questa situazione di etica che diventa banditismo per ignoranza sia quello di evidenziare, prima che sia troppo tardi, le situazione di disagio profondo all’interno delle imprese. Le persone che vivono all’interno delle imprese percepiscono prima degli analisti esterni che c’è qualcosa che non va “misurando” proprio i climi irrespirabili.
In questo modo sarà possibile invitare il top management non ad andarsene, ma ad apprendere le conoscenze di cui non dispongono prima che sia troppo tardi.
Se ci mandate storie di climi insopportabili le pubblicheremo.
Dovranno, ovviamente, essere firmate e documentate. Poi le renderemo anonime (non ci interessa fare scoop) da tutti i punti di vista e le pubblicheremo evidenziando le conoscenze che servirebbero e che non vengono usate.