"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
Visualizzazione post con etichetta Henry Mintzberg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Henry Mintzberg. Mostra tutti i post

venerdì 29 aprile 2016

I nuovi guru … forse …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per guru

E chi sono? Qualcuno penserà a Gary Hammel o a Henry Mintzberg che proprio nuovi, però non sono …
Invece, Ecco l’elenco. L’ho preso dall’elenco degli “esperti di management” proposti da una società di servizi di formazione: Antonio Cabrini, Manuela di Centa, Andrea Lucchetta, Dan Peterson, Arrigo Sacchi, Julio Velasco.
Con tutto il rispetto per queste persone che ne sanno di tutte le conoscenze che servono a comprendere i processi di auto evoluzione di una organizzazione e, quindi, come possono proporre nuove modalità di governo del cambiamento?
Nulla, ma non ne sanno nulla neanche quelli che li propongono. E ne sanno ancora meno coloro che li acquisteranno …

Poi si dice che la formazione è in crisi …

martedì 10 giugno 2014

Perché non ha senso la formazione

di
Francesco Zanotti
Mi riferisco a tutte le attività che hanno l’obiettivo di fornire (far emergere nella formazione più sofisticata) competenze.
Le ragioni per cui sostengo che queste attività non hanno senso sono le seguenti.

La prima è che non si sa quali sono le competenze da fornire. Ognuno si fa il proprio modello di competenze, senza alcun fondamento scientifico. E quello usa per fare una analisi delle esigenze.
Troppe volte si scelgono le competenze che propongono gli amici, i consulenti con cui si ha consuetudine. La colpa del top management è quella di non chiedere il fondamento del modello di competenze che viene usato nella sua impresa.

La seconda è che tanto più il modello di competenze utilizzato è sofisticato, tanto meno è utile.
Nel suo recente Managing, a pag. 89, Henry Mintzberg presenta il suo elenco di competenze ideali per gestire il cambiamento. L’autorevolezza dell’Autore è fuori discussione. Il suo elenco è certamente uno dei più avanzati disponibili. Ma proprio per questo è inutilizzabile. Infatti le competenze che propone sono 13. Poiché sono tutte originali (e quelle che propongono tutti gli altri sono inutili?) e, a suo dire, decisive, occorrerebbe diffonderle tutte. Ma, come si fa? Tredici corsi per tutti e in breve tempo perché è anche urgente che queste competenze siano diffuse?

La terza ragione è che le competenze emergono (usiamo la prospettiva più avanzata) in un contesto e solo in quello hanno senso. I corsi di formazione sono un ambiente virtuale dove certamente si possono far emergere competenze. Ma le competenze che sono emerse in un ambiente virtuale solo in quello hanno senso. Detto diversamente: non possono essere trasferite nell'organizzazione reale.

Detto tutto questo … “Chi se ne frega! Io vado avanti con il mio tran-tran. Chi mai verrà a farmi queste obiezioni?” mi ha risposto un manager.
L’ho guardato con sgomento … Immaginando la tristezza e il danno aziendale del riempire aule di nulla.


venerdì 6 giugno 2014

Non siamo mica i soli …

di
Francesco Zanotti



… a pensare che è immorale non cambiare radicalmente il management, non sentirsi responsabili nel cambiarlo, non usare tutte le conoscenze possibili.
Non siamo soli a sostenere questa tesi. Per dimostrarlo citiamo un personaggio che, oggi, viene considerato uno dei massimi esperti di management: Gary Hamel. Lui ed Henry Mintzberg sono i numeri uno indiscussi.
Alla fine del suo libro What matters now (già di due anni fa) scriveva a pag. 254: “This will require a hunt for new management principles in field as diverse as anthropology, biology, design, political science, urban planning and theology”.
E, poi, a pag. 257 “what matters now, more than ever, in that you question your assumptions, surrender your conceits, rethink your principles, and raise your insights – and you challenge the others to do the same.”.
Ah … cambiare il management non significa che tutti gli altri devono idolatrare le nostre povere esperienze e darci, grazie a quelle, un posto al sole.
Noi ci siamo mossi lungo la strada indicata da Hamel. Abbiamo ottenuto risultati che nemmeno Hamel immagina possibili. Ci piacerebbe discutere di queste parole con coloro che difendono il presente in nome delle urgenze che loro stessi creano, in nome di una esperienza che riguarda una piccolissima fetta di passato che non ha certo creato un presente esaltante.