"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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domenica 4 dicembre 2016

Sia la felicità che i risultati sono progettuali. E stanno sempre insieme.


di
Francesco Zanotti

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Benessere è una parola rinunciataria. Anche distraente. Proviamo ad usare la parola felicità. Scopriremo un modo nuovo di fare strategia ed organizzazione. E di raggiungere risultati che, letteralmente, vanno al di là dell’immaginabile da parte del management

Facciamo che le imprese non cerchino solo il benessere dei loro lavoratori, ma si spingano a cercare la loro felicità. Che accade?
Beh accade che si scopre che il benessere lo si persegue attraverso concessioni di beni e servizi. E si spera che i lavoratori siano riconoscenti e lavorino meglio perché stanno meglio.
Ma le persone non cercano il benessere, ma la felicità.
E la felicità la si raggiunge solo attraverso una progettualità relazionale che permetta piena autorealizzazione.
Detto più chiaramente, le persone sono felici quando lavorano insieme ad un Progetto nel quale ognuno trova la sua potenzialità di autorealizzazione. E perché questo possa accadere, è necessario che le persone partecipino a definire questo progetto.
Detto sinteticamente, è la partecipazione continua alla progettualità strategico-organizzativa che genera sia felicità che risultati. E i risultati che si si immaginano e ricercano insieme sono molto più ambiziosi di quelli che anche il più audace top management riesce ad ipotizzare.
Poi facciano pure asili nido e quant’altro, ma come strumento di realizzazione di un progetto dallo spessore esistenziale

L’offerta di benessere fine a se stessa è ancora legata all’immagine dell’imprenditore illuminato che, francamente, ha stancato tutti coloro che non sono più alla ricerca di un papà.

martedì 16 dicembre 2014

Consulenza: una offerta spezzettata, eterogenea e conflittuale

di
Francesco Zanotti


Ho provato a fare un censimento dell’offerta di consulenza sui temi della organizzazione e delle risorse umane.
Si tratta di una offerta spezzettata, eterogenea e conflittuale.

Offerta spezzettata.
Nel senso che vi sono una miriade di offerte che riguardano temi specifici non integrati tra di loro.
Un elenco provvisorio che ciascuno può arricchire.
Vi sono offerte che riguardano singole variabili individuali. Ad esempio: le emozioni, le diverse competenze manageriali, l’empatia, gli interessi, i valori. E non esiste una proposta che le integri.
Vi sono offerte che riguardano singole issue organizzative. Ad esempio: la qualità, l’efficienza, l’etica, il benessere, la sicurezza, il clima, la compliance etc. E non esiste una proposta per gestirle tutte insieme. Come non esiste una proposta complessiva che riguardi, insieme, issue individuali ed organizzative.
Vi sono, da ultimo, proposte che riguardano i processi. Ad esempio: teatro, story telling, outdoor, 5S, complessità, esperienze eccellenti, reti sociali. Ma non sono collegati né ad issue organizzative, né individuali.

Offerta eterogenee
Tutte queste proposte sono ispirate da sistemi di conoscenze tra di loro non omogenee. In particolare vi sono proposte dal sapore decisamente postmoderno e altre dal sapore strettamente moderno. Mentre, me lo si lasci dire, non vi sono proposte costruttiviste, cioè coerenti come la visione strettamente costruttivista degli imprenditori.

Offerte conflittuali
A causa della loro parzialità e della loro eterogeneità culturale sono inevitabilmente conflittuali. Banalmente: non si possono realizzare tutte insieme. Per tempi e costi: se si realizzano tutte queste proposte poi non si lavora più. Il realizzarle tutte insieme ha un costo insostenibile. Non si possono realizzare tutte insieme perché sono culturalmente eterogenee. Non solo, quindi, non sono integrate, ma non si possono integrare.

Purtroppo il fatto che l’offerta sia spezzettata, eterogenea e, quindi, conflittuale porta i consulenti ad essere commercialmente aggressivi.
Questo non li aiuta certo commercialmente, ma mette in posizione di difesa il management che dovrebbe comprare.

La soluzione? Ne parleremo …