"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 24 luglio 2017

Innovazione sì, ma per gli altri!

di
Francesco Zanotti


Avete mai notato che i manager non accettano che si possa innovare nel loro modo di svolgere il loro ruolo?
Tutti impegnati a difendere le loro esperienze, le loro presunte abilità miracolose.
Spaventati della possibilità che una conoscenza a loro sconosciuta sia rilevante, spaventati di doversi reiventare.
E così si sommano le banalità, le finzioni.
Signori è troppa la conoscenza che dimenticate, che volete negare. Non potete pensare che tutto il patrimonio di scienze naturali ed umane non conti nulla. Che se anche non sapete nulla di tutto quello che riguarda l’uomo potete governare con successo gli uomini.
Non potete non ammettere che solo la conoscenza a voi sconosciuta vi permetterebbe di essere protagonisti di un vero sviluppo del nostro sistema economico. Umanamente: vi permetterebbe di essere liberi.
Se la rifiutate, continuerete nella tragica finzione prometeica dell’esperienza e del talento che sta distruggendo le nostre imprese e il nostro sistema economico.

Almeno lasciate stare l’etica perché, se anche di quella ci si deve ammantare, allora, la situazione diventa realmente insopportabile. Accettate, almeno con voi stessi, di essere devoti solo a piccole furbizie per evitare ogni resa dei conti.

giovedì 26 gennaio 2017

Cosa deve chiedere un manager alla filosofia?

 di
 Francesco Zanotti

Beh può chiedere qualche contenuto per riempire spazi di formazione “originali”.
Oppure può rivolgere alla filosofia domande essenziali e concrete per lo sviluppo delle imprese.
Propongo qualche esempio.
A metafisica, ontologia ed epistemologia deve chiedere quale tipi di visioni del mondo ci sono. Più concretamente: quale visione del mondo è più utile in un periodo di crisi?
Alla linguistica: ma cosa significa comunicare?
Alla logica ed alla matematica: ma cosa significa “ragionare”?
Alla filosofia della mente: ma chi è la persona umana?
All'etica: ma da dove emergono i comportamenti?
Alla politica: ma cosa significa partecipare?


All’estetica: ma quale è il ruolo del bello nello sviluppo di una impresa?

martedì 16 dicembre 2014

Consulenza: una offerta spezzettata, eterogenea e conflittuale

di
Francesco Zanotti


Ho provato a fare un censimento dell’offerta di consulenza sui temi della organizzazione e delle risorse umane.
Si tratta di una offerta spezzettata, eterogenea e conflittuale.

Offerta spezzettata.
Nel senso che vi sono una miriade di offerte che riguardano temi specifici non integrati tra di loro.
Un elenco provvisorio che ciascuno può arricchire.
Vi sono offerte che riguardano singole variabili individuali. Ad esempio: le emozioni, le diverse competenze manageriali, l’empatia, gli interessi, i valori. E non esiste una proposta che le integri.
Vi sono offerte che riguardano singole issue organizzative. Ad esempio: la qualità, l’efficienza, l’etica, il benessere, la sicurezza, il clima, la compliance etc. E non esiste una proposta per gestirle tutte insieme. Come non esiste una proposta complessiva che riguardi, insieme, issue individuali ed organizzative.
Vi sono, da ultimo, proposte che riguardano i processi. Ad esempio: teatro, story telling, outdoor, 5S, complessità, esperienze eccellenti, reti sociali. Ma non sono collegati né ad issue organizzative, né individuali.

Offerta eterogenee
Tutte queste proposte sono ispirate da sistemi di conoscenze tra di loro non omogenee. In particolare vi sono proposte dal sapore decisamente postmoderno e altre dal sapore strettamente moderno. Mentre, me lo si lasci dire, non vi sono proposte costruttiviste, cioè coerenti come la visione strettamente costruttivista degli imprenditori.

Offerte conflittuali
A causa della loro parzialità e della loro eterogeneità culturale sono inevitabilmente conflittuali. Banalmente: non si possono realizzare tutte insieme. Per tempi e costi: se si realizzano tutte queste proposte poi non si lavora più. Il realizzarle tutte insieme ha un costo insostenibile. Non si possono realizzare tutte insieme perché sono culturalmente eterogenee. Non solo, quindi, non sono integrate, ma non si possono integrare.

Purtroppo il fatto che l’offerta sia spezzettata, eterogenea e, quindi, conflittuale porta i consulenti ad essere commercialmente aggressivi.
Questo non li aiuta certo commercialmente, ma mette in posizione di difesa il management che dovrebbe comprare.

La soluzione? Ne parleremo …

martedì 25 febbraio 2014

Una proposta: Olivetti, Ferrari, Jobs … come loro

di
Francesco Zanotti




Tutti ammirano l’aspirazione all'estetica e all'etica, capaci di generare felicità (felicità e non benessere) e profitto, di Adriano Olivetti.
Tutti ammirano la forza propositiva di Enzo Ferrari, di Steve Jobs e dei tanti imprenditori che costruiscono i loro mercati.

Ma ci si ferma all'ammirazione o alla esortazione retorica.

Alla fine tutti si convincono che quelle cose sono “affare da giganti”. Tutti noi, che giganti non siamo, siamo costretti a combattere la concretezza della competizione.
Ammirazione, retorica e poi rinuncia. Con tanta amarezza.

Oggi purtroppo, però, tutti sono chiamati a comportarsi da giganti. Lo sono soprattutto i manager nelle imprese che si trovano a dirigere.
Non possiamo illuderci che basti competere nei mercati esistenti: ma crearne di interamente nuovi. I prodotti e i servizi di questi nuovi mercati, dovranno essere esteticamente superbi ed eticamente consolanti. Le modalità di produzione dovranno permettere l’autorealizzazione dei progetti esistenziali delle persone.  Prodotti, servizi e modalità di produzione dovranno essere la concretizzazione di un nuovo patto con la Natura.

Le istituzioni finanziarie dovranno essere i più giganti tra i nuovi giganti, lo stimolo tecnico, cognitivo e ideale di questa rivoluzione economica dal basso.

Ma, forse, noi non ci sentiamo, davvero, giganti! Temiamo che neanche la necessità di esserlo riesce a farci diventare tali.

Allora sto aggiungendo retorica a retorica?
No! In questo documento presento una nuova modalità di governo ed una serie di proposte per implementarla che trasformerà ogni manager di buona volontà in un gigante. A meno che non si rifiuti esplicitamente di diventarlo.

Questa nuova modalità di governo emerge da un progetto di ricerca che ha esplorato non solo la cultura strategico-organizzativa, ma il complesso delle le scienze naturali ed umane.

Mai era stato tentato un progetto di ricerca di questo tipo. Il risultato è eclatante: il lettore si aspetti una rivoluzione di linguaggio e di prassi nel governo delle imprese e delle organizzazioni.

Dopo tutto, è poco credibile immaginare che si possa rivoluzionare l’attuale sistema economico con i linguaggi e le prassi del passato.

La risorsa grazie alla quale siamo riusciti a portare a termine un tale progetto di ricerca è la fatica.

sabato 30 novembre 2013

Cosa deve chiedere un manager alla filosofia?

di
Francesco Zanotti


Beh può chiedere qualche contenuto per riempire spazi di formazione “originali”.
Oppure può rivolgere alla filosofia domande essenziali e concrete per lo sviluppo delle imprese.
Propongo qualche esempio.
A metafisica, ontologia ed epistemologia deve chiedere quale tipi di visioni del mondo ci sono. Più concretamente: quale visione del mondo è più utile in un periodo di crisi?
Alla linguistica: ma cosa significa comunicare?
Alla logica ed alla matematica: ma cosa significa “ragionare”?
Alla filosofia della mente: ma chi è la persona umana?
All'etica: ma da dove emergono i comportamenti?
Alla politica: ma cosa significa partecipare?


All’estetica: ma quale è il ruolo del bello nello sviluppo di una impresa?

mercoledì 7 novembre 2012

Per un’etica della conoscenza


di
Francesco Zanotti

Questo post vuole avviare un processo di costruzione sociale di un’etica della conoscenza a servizio di consulenti di direzione e manager. Io credo che la costruzione di un’etica della conoscenza possa avvenire, soprattutto in Italia, Paese esperto di Rinascimenti (di metodologia e pratica di Rinascimenti) e da sempre terra di mezzo tra civiltà. Il dotare la consulenza italiana di un’etica della conoscenza le darebbe un “vantaggio competitivo” a livello internazionale.

Questo post intende offrirsi come assolutamente iniziale e provvisorio appunto per cominciare a costruire un’etica della conoscenza.

Esiste uno stato dell’arte della conoscenza strategico-organizzativa e della conoscenza umana (scienze naturali ed umane) che dovrebbe costituire il background comune di tutti coloro che si propongono come consulenti di direzione.
Ogni proposta culturale o di servizio al management che opera all'interno delle imprese dovrebbe fare riferimento allo stato dell’arte, a livello internazionale, della conoscenza strategico-organizzativa. Potrebbe anche riferirsi ad una singola scuola di pensiero (credo che sia rischioso riferirsi ad un solo Autore), ma dovrebbe specificare perché trascura o contesta le altre. Ovviamente potrebbe anche proporre una nuova scuola di pensiero, ma non senza indicarne gli elementi di novità rispetto allo stato dell’arte della conoscenza. Noi ci stiamo impegnando a costruire una sintesi della cultura strategico-organizzativa a livello internazionale che possa fungere da riferimento sia per consulenti che per manager. Per i consulenti come base per andare avanti a costruire ulteriore conoscenza. Per i manager come griglia di valutazione delle proposte che ricevono.

Ogni proposta (culturale o di servizio) dovrebbe fare riferimento alla visione del mondo che la ispira. Una possibile macro-griglia di riferimento potrebbe essere la seguente: si usa una visione del mondo classica (il mondo esiste fuori di noi e indipendente da noi), post-moderna (ogni nostra costruzione mentale è interpretazione contestuale) o quantistica (noi siamo costruttori di mondi che scegliamo tra gli infiniti mondi possibili).
L’esperienza è un capolavoro personale, l’opera d’arte della vita di ogni uomo, ma non dovrebbe essere considerata una base sufficiente per una proposta di servizio.
I “mestieri” di manager e consulente sono radicalmente diversi. E difficilmente intercambiabili.
Il consulente fornisce risorse cognitive e metodologiche (fornisce conoscenza), il manager usa questa conoscenza per ottenere risultati. Meglio: per ottenerli insieme alla sua organizzazione con la quale condivide la conoscenza di riferimento (che ha scelto e che continua a rinnovare grazie al lavoro di ricerca dei consulenti) perché i risultati di un gruppo sociale (come una organizzazione) non sono mai ottenuti da un singolo individuo.
La ricerca continua è un dovere professionale di ogni consulente che dovrebbe almeno una volta l’anno produrre un rapporto che descriva il suo contributo specifico allo sviluppo della conoscenza strategico-organizzativa. Questo rapporto dovrebbe essere il metro di giudizio che su di lui si fa il mercato.

Rileggendo questi primi appunti non può non saltare all'occhio che si tratta di principi che sono già riconosciuti in ogni professione… Un fisico, un ingegnere, uno psicoanalista (così per scegliere tre professioni non certamente omogenee) condividono la convinzione che esista una conoscenza sociale di riferimento che debba costituire il background della professione e tutto il resto …