di
Francesco Zanotti
Lo strumento che una persona utilizza per interfacciarsi al mondo è costituto dalle sue risorse cognitive.
Quali
risorse cognitive servono ad un manager o ad un imprenditore per riuscire a
vedere, ascoltare e pensare intorno a tutto il mondo che deve governare? Nel nostro
caso: l’organizzazione (formale ed informale), il mercato, la società nel suo
complesso.
Deve
conoscere le diverse visioni del mondo disponibili per riconoscerle nelle
persone che gli si trovano di fronte. Deve conoscere come le persone pensano e
si relazionano. Deve conoscere come dall’interrelarsi delle persone forma
l’organizzazione e fa emergere nelle persone stesse competenze, sentimenti,
emozioni e valori. Deve comprendere quali output genera un certo tipo di
interrelazione tra le persone. Deve comprendere tutte queste cose anche nelle
relazioni con l’ambiente esterno.
Dove si trovano queste
risorse cognitive?
Si
trovano in diverse aree di conoscenza: dalle scienze fondamentali (matematica,
fisica e filosofia) che parlano delle visioni del mondo, alle scienze evolutive
che raccontano come un sistema complesso evolve, alle scienze cognitive ed alle
neuroscienze per capire le dinamiche di pensiero della persona umana, alla
psicologia, sociologia e antropologia.
Se
tutto quello che abbiamo detto è vero, queste aree di conoscenza non
sono “nice to have”, non sono cultura generale che fa bene e far star bene avere. Sono conoscenze professionali
indispensabili senza le quali il manager e l’imprenditore non riescono a vedere,
ascoltare e pensare intorno ai mondi che devono governare. Rischiano di farsene
immagini povere, soggettive e non condivise.
Ora,
quale è il patrimonio di risorse cognitive oggi a disposizione del manager?
