"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 24 luglio 2017

Innovazione sì, ma per gli altri!

di
Francesco Zanotti


Avete mai notato che i manager non accettano che si possa innovare nel loro modo di svolgere il loro ruolo?
Tutti impegnati a difendere le loro esperienze, le loro presunte abilità miracolose.
Spaventati della possibilità che una conoscenza a loro sconosciuta sia rilevante, spaventati di doversi reiventare.
E così si sommano le banalità, le finzioni.
Signori è troppa la conoscenza che dimenticate, che volete negare. Non potete pensare che tutto il patrimonio di scienze naturali ed umane non conti nulla. Che se anche non sapete nulla di tutto quello che riguarda l’uomo potete governare con successo gli uomini.
Non potete non ammettere che solo la conoscenza a voi sconosciuta vi permetterebbe di essere protagonisti di un vero sviluppo del nostro sistema economico. Umanamente: vi permetterebbe di essere liberi.
Se la rifiutate, continuerete nella tragica finzione prometeica dell’esperienza e del talento che sta distruggendo le nostre imprese e il nostro sistema economico.

Almeno lasciate stare l’etica perché, se anche di quella ci si deve ammantare, allora, la situazione diventa realmente insopportabile. Accettate, almeno con voi stessi, di essere devoti solo a piccole furbizie per evitare ogni resa dei conti.

venerdì 12 maggio 2017

I vecchi tromboni e il tradimento dei giovani

di
Francesco Zanotti

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Sono vecchi tromboni tutti coloro che considerano importanti le proprie esperienze passate. E che si candidano a ruoli sociali di prestigio grazie alle esperienze e le relazioni.
Cari vecchi tromboni, stiamo tradendo i giovani … Siamo mistificatori.

Quando qualcuno mi chiede il curriculum mi viene da piangere. Mi viene da dire: caro amico ma che te frega di cosa ho fatto. Ho vissuto come gli altri … più o meno dignitosamente, più o meno onorevolmente .. come tantissimi altri …
Ma il curriculum interessa perché in esso sono scritte le competenze che hai sviluppato e che ti candidano a …
Allora siamo chiari: “l’esperienza” che le persone “di esperienza” hanno sviluppato nel passato non servono più a nulla. Sono un freno allo sviluppo.  Non possiamo usarle per bloccare il cammino dei giovani. Siamo concreti, io credo che nessuno che abbia più di cinquant’anni abbia il diritto di ambire a cariche operative importanti. Prendete il sistema bancario: dobbiamo lasciarlo alla generazione dei trentenni …
Ecco, ma non bisogna lasciarli soli. Dobbiamo fornire loro conoscenze avanzate e preziose che è nostro compito di persone mature (che abborrono il diventare tromboni) sviluppare e fornire. Cari colleghi tromboni, abbiamo il diritto/dovere di riconquistarci un ruolo sociale nel nuovo mondo solo grazie alla conoscenza che possiamo sviluppare e diffondere tra i giovani. Detto più brutalmente, invece di godere di privilegi che non meritiamo (compresi stipendi milionari), accettiamo di doverceli rimeritare non grazie alla esperienza, ma alla conoscenza. Concretamente: mettiamoci a studiare, altrimenti andiamo serenamente in pensione. E piantiamola con auto rappresentazioni stucchevoli e socialmente non etiche.

giovedì 11 maggio 2017

Il manager: dall’esperienza alla conoscenza

di
Francesco Zanotti

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Caro manager ... fino ad ora hai considerato rilevanti le tue esperienze … ma domani? Domani quando le tue esperienze si saranno concluse da tempo? Un domani (che per molti è già oggi) cosa sarà importante, cosa valorizzerai di te?

Credo che la risorsa più rilevante sarà la qualità e la quantità di nuove conoscenze di cui sarai titolare. Sarà rilevante la tua capacità di fare scouting e sintesi di nuove conoscenze e procurare perla tua impresa le migliori conoscenze disponibili.
L’esperienza che si poteva fare nel passato sta diventando troppo angusta per avere qualcosa da dire riguardo al futuro.
Quali conoscenze?
Le conoscenze che sono state sviluppate nelle scienze naturali ed umane e che, da un lato, sono cruciali per gestire persone ed organizzazioni ma, dall’altro,  sono quasi completamente sconosciute.

venerdì 27 gennaio 2017

I manager non sanno valutare le “innovazioni gestionali”

di
Francesco Zanotti

La reazione normale ad ogni nuova proposta (non tutte) è: “Ah che bella, ma ora non posso sperimentarla perché ho delle urgenze". E tutti i consulenti accettano senza discutere questa risposta dai manager. La considerano legittima.
Io dico: i consulenti così fanno solo perché hanno un grave complesso di inferiorità verso i manager in carica.
Io credo, invece, che l’appellarsi all'urgenza non sia una risposta legittima, proprio dal punto di vista dell’interesse dall'impresa.
Infatti, un’innovazione gestionale veramente rilevante dovrebbe servire a risolvere proprio le urgenze. A scoprire che le urgenze sono costruite da convinzioni e pratiche gestionali errate che l’innovazione vuole sostituire con altre convinzioni ed altre pratiche. Che permettono di risolvere i problemi perché permettono di scoprire che i problemi stessi sono solo espressione di opportunità non sfruttate. Cioè: sono proprio le innovazioni che risolvono i problemi.  Soprattutto fanno in modo che non se ne generino altri.
Ma perché i manager non si rendono conto che rifiutare l’innovazione è un danno all'impresa?

domenica 6 novembre 2016

Oggi è meglio la pratica della teoria. Ma non basta!

di
Francesco Zanotti

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Gli imprenditori e i manager di successo usano una conoscenza inconscia generata dell’esperienza che è molto meglio delle attuali teorie manageriali. Ma oggi questa conoscenza inconscia non basta più. O costruiamo una nuova cultura manageriale o ci vedremo crollare addosso il mondo economico-finanziario.

E’ deprimente il parlare con gli innovatori manageriali. Arrivano da te con l’ultima pensata, carichi di entusiasmo, ma ti raccontano qualcosa che è nato da disagi digestivi notturni o dalla lettura di qualche presunto guru, ovviamente d’oltreoceano. Se gli chiedi “Ma nello sviluppare questa tua teoria hai tenuto conto delle “scoperte” che sono emerse nelle diverse scienze naturali ed umane?” scopri che non capiscono neanche la domanda.

Per fortuna la saggezza di molti manager permette loro di non dare corda agli innovatori banali. Purtroppo, però, il fatto che vengano esposti alle questue degli innovatori di domeniche a piedi (senza veicoli per navigare nel mare della conoscenza) li porta alla convinzione che non esiste un pensiero manageriale utile. E, purtroppo ancora, l’esperienza che fino ad oggi ha supplito alla mancanza di teoria non basta più: non si può costruire un nuovo sviluppo usando la conoscenza inconscia che è servita a gestire le imprese che sono nate dalla fase di sviluppo precedente.

E’ allora quanto mai necessario ed urgente costruire un nuovo pensiero manageriale che usi tutte le migliori conoscenze sviluppate nelle diverse scienze naturali ed umane.
Gli innovatori delle domeniche a piedi non si preoccupino: potranno usare anche loro questo nuovo pensiero manageriale.



mercoledì 22 giugno 2016

La professionalità è una stupidaggine

di
Francesco Zanotti

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il temine professionalità ha senso solo in una società stabile con un sistema di conoscenze rilevanti ben definite. Allora professionalità significa disporre di quel sistema di conoscenze ed averne fatto esperienza. L’esperienza è il valore aggiunto della conoscenza.
In una società in profonda evoluzione con un sistema di conoscenze altrettanto in evoluzione, non esiste un sistema di conoscenze rilevanti e ben definite: occorre crearlo. Ed occorre farlo fuori dagli steccati specialistici.
E per quanto riguarda il management?
La professionalità è ancora di più una stupidaggine. E’ solo esperienza del passato senza conoscenza. Fondata su di una conoscenza strettamente individuale, sviluppate attraverso l’esperienza stessa. L’esperienza di un mondo che non c’è più. Una sorta di disperata autoreferenza giustificatoria che viene chiamate professionalità.


venerdì 15 gennaio 2016

Samsung, gli altri e l’innovazione manageriale

di
Francesco Zanotti

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Ho messo Samsung nel titolo, ma avrei potuto mettere Apple e mille altri. Usiamo pure Samsung a mò di esempio.
Se chiedete a Samsung quali tecnologie utilizza, vi dirà che cerca di usare le migliori tecnologie disponibili.
Vi dirà poi che è anche protagonista dell’innovazione tecnologica.
Samsung comunica sia come è fatto il Samsung 6, ma contemporaneamente annuncia che sta lavorando al Samsung 7. E ne rivendica le innovazioni rispetto ai concorrenti.

Provate a chiedere ad un consulente quali sono le conoscenze che utilizza. Nessuno vi dirà che utilizza le migliori conoscenze disponibili. Tanto meno vi dirà che è protagonista nello sviluppo di nuove conoscenze. La ragione è che non sa neanche in quali ambiti disciplinari dovrebbe cercare le migliori conoscenze disponibili.

Non vi dirà neanche che sta sviluppando nuove metodologie. Spesso non dispone neanche di una metodologia formalizzata. Al massimo vi dirà della sua esperienza. Come se Samsung usasse come tema di comunicazione: i miei terminali sono buoni perché i miei dirigenti li hanno usati tante volte .

Ora, Samsung vende tecnologia e di innovazione tecnologica parla.
I consulenti si occupano di sistemi più complessi dei sistemi tecnologici. Il tema dell’utilizzo delle migliori conoscenze e il continuo sviluppo di nuove metodologie dovrebbe essere più intenso di quello che accade nel mondo, più primitivo, “calcolabile” dopo tutto, della tecnologia.
E’ vero che i consulenti stanno calando le pretese e si accontentano di fare corsi di formazione a manager sempre più junior. Ma anche questa pretesa è inaccettabile: perché fornire alle forze nuove delle imprese conoscenze banali e supponenza insensata?


giovedì 3 dicembre 2015

E’ ora di piantarla con l’esperienza

di
Francesco Zanotti

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L’esperienza porta a ripetere il passato. E, in genere, non si tratta neanche di un passato di successo. Quando sembra di aver trovato qualche campione di esperienza ci si accorge che si tratta di una esperienza che è sembrata di successo per lo spazio di un mattino. Poi ha rivelato tutti i suoi limiti.
Non abbiamo bisogno di esperienze tristemente fallimentari.
Abbiamo, invece, bisogno di teorie sempre più potenti per capire da dove emergono i comportamenti di un uomo all’interno di una organizzazione. Per capire come si possa governare questo emergere.
Per costruire tali teorie è necessario sintetizzare scienze cognitive, psicologie, approcci sociologici, antropologia. E’ necessario fare ricerca per trovare nuovi approcci al cambiamento, abolire processi formativi e tristi modalità di gestione delle risorse umane.
Non abbiamo bisogno di manager alla disperata ricerca di auto rappresentazioni grottesche che nascondono la loro incapacità di ascolto e di apprendimento dietro impegni improrogabili che è la loro stessa ignavia culturale a generare.
Cari manager abbiate il coraggio della conoscenza.

Senza falsa modestia: sono consapevole di aveer un curriculum professionale ragguardevole. Ma sono altrettanto consapevole che non importa a nessuno. Ed è giusto così. Ognuno di noi va valutato e provocato sulla conoscenza che rappresenta e costruisce. Non per un passato che non riguarda gli altri, ma solo la nostra coscienza.

mercoledì 8 aprile 2015

Una lettera aperta ad un manager HR … che è , poi, anche una indagine …

di
Francesco Zanotti

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Caro amico, sarai d’accordo con me che per governare un sistema è necessario sapere come funziona, vero?
Bene tu devi governare (e anche valorizzate, motivare stimolare) le persone. Ed allora ti darai da fare per capire come funzionano. Cercherai le conoscenze migliori per capire sempre meglio le persone per poterle guidare ...

Cercherai di usare le conoscenze più avanzate che ti possano offrire le scienze cognitive e le diverse psicologie per capire le modalità di relazione di una persona con l’ambiente esterno: processi di osservazione, ragionamento, emozionalità e comunicazione, apprendimento. O no?

Cercherai di usare le conoscenze più avanzate di psicologia sociale per capire come le persone agiscono in gruppi, reali o virtuali che siano. O no?

Cercherai di usare le conoscenze sociologiche ed antropologiche più avanzate per capire le dinamiche organizzative complessive. O no?

Cercherai di capire anche le nuove visioni del mondo che stanno alla base delle nuove conoscenze in tutte le aree disciplinari precedentemente descritte. O no?

Se la riposta è “no”, devo intendere che non ti interessano in nessun modo tutte le conoscenze precedentemente descritte?
E come fai a governare le persone se non sai come funziona il loro pensare e il loro relazionarsi?

Per favore non mi rispondere citando l’esperienza. Le esperienze del passato non ci stanno regalando un grande futuro. Il rifugiarsi nell'esperienza è solo una banale via di fuga dalla responsabilità della conoscenza.