"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero

sabato 14 maggio 2016

Sentenza Thyssen: superiamo almeno in questo caso la paura della conoscenza

di
Francesco Zanotti

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Forse è giusto che siano finiti in carcere i manager Thyssen.
Personalmente, però, non mi basta .
Personalmente mi interessa partecipare a fare in modo che non ci siamo più morti. E questo, purtroppo, non è l’obiettivo assoluto di molti manager. E non perché badino solo al profitto dell’impresa. La storia del profitto è una stupidaggine. Ma perché non vogliono usare la conoscenza disponibile solo perché non la capiscono e non la sanno spiegare a chi di dovere.
Tu puoi urlare: “Guarda che i programmi di sicurezza che oggi vanno per la maggiore si basano su conoscenze scientifiche obsolete. Non è soltanto un problema di tecnologia. Il problema è capire come le persone scelgono i comportamenti e come si relazionano tra di loro. La conoscenza ti può aiutare”. Ma la risposta è: “Forse hai ragione, ma ora non abbiamo tempo per pensarci.”. Ora dobbiamo badare alla concretezza.”.

Ma lasciatemi dire forte che è si tratta di una concretezza imbelle e ignorante che genera morti. Ragazzi, il tema non è guadagniamo un po’ di più o un po’ di meno. Non possiamo addurre a giustificazione delle morti la paura di non avere il consenso del capo. Il tema è: dobbiamo salvare delle vite. E dobbiamo ricordare che esistono anche i peccati di omissione. Che forse il giudice ancora non sanziona, ma, se guardiamo bene in fondo allo specchio che parla di noi ogni mattina, non possiamo non sentire la sua voce di profonda verità: “Stai cincischiano sulla vita degli altri per non volere almeno informarti sulla scienza.”.

mercoledì 11 maggio 2016

Insoddisfazione esistenziale

di
Francesco Zanotti

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Il ruolo del Direttore del Personale non è certo davanti ad un futuro roseo. Certo dipende dalla miopia strategica delle imprese che le spinge verso una competizione di prezzo che, a sua volta, costringe a continue riduzioni del personale. E che costringe di Direttori del personale a fare il buttafuori.
Ma qualche colpa ce l’avranno anche i Direttori del Personale. Qual è stato il loro coraggio e la loro capacità di proposta?
Se guardiamo con occhio disincantato al passato ci accorgiamo di mille analisi quasi del tutto antiscientifiche: dall’analisi delle competenze a quelle del clima. Di mille infatuazioni per innovazioni piccole piccole: dalla filosofia per manager a tutte le varianti umanistiche del management. Accettate senza tentarne una sintesi e scegliendo quasi sempre in base alla amicizia o alla simpatia.

Cari amici, certamente le imprese non sanno valorizzare le risorse umane e chi se ne occupa. Ma tocca anche ai manager costruire proposte scientificamente più sensate … Di queste proposte è pieno questo blog che può tranquillamente essere saccheggiato.

sabato 7 maggio 2016

Grandi stipendi … de che?

di
Francesco Zanotti

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Ieri sul Corriere vi era un articolo che parlava degli alti stipendi dei top manager che sono contestati del fondo di Stato Norvegese.
Riccardo Franco Levi scrive che anche prestazioni eccezionali in un periodo di crisi non dovrebbero pretendere stipendi così diversi dalla media degli altri lavoratori.
Forse è giusto, ma prima bisogna discutere di queste prestazioni da campioni.
Ad esempio, i top manager bancari sostengono sostanzialmente che i risultati delle banche dipendono solo da fattori esterni fuor dalla loro portata: la BCE che fissa i tassi, la crisi economica he fa nascere le sofferenze. Ma se così fosse, non servirebbero grandi manager pagatissimi per governare la banche. Basterebbe un degno funzionario.
Il problema è che, però, non è neanche così: non è vero che le banche dipendono da fattori esterni. Dipendono solo dalla capacita di visione e progetto dei manager che, a questo punto, sembra non essere eccessiva.
Concludo: forse non è giusto parare troppo i campioni, ma il problema è che qui di campioni non ce ne sono.



lunedì 2 maggio 2016

E' l'organizzazione che ha bisogno del management o... il contrario?

di
Luciano Martinoli


E' opinione comune, e accettata, che ogni organizzazione per poter progredire (erogare il valore atteso, raggiungere obiettivi economici di auto-sostentamento e retribuzione azionisti, ecc.) abbia bisogno del "capo". Fermo restando che ad oggi esistono in prevalenza organizzazioni che hanno capi (il management) il cui lavoro è quello di indirizzare/controllare il lavoro degli altri, la richiesta di manager è una "necessità sistemica" o semplicemente un frutto dell'evoluzione contingente della vita organizzativa (oggi è così ma poteva essere diversamente)? Da un punto di vista della Teoria dei sistemi sociale  è vera la seconda ipotesi. Vi sono esempi evolutivi di organizzazioni che sono nate e si sono sviluppate in modo diverso per decisione degli stessi imprenditori e azionisti (vedere il post in questo blog dove si cita un articolo Harvard Business Review sull'argomento e ci si interroga sui reali benefici, e costi, del management). 
Ma vi sono anche esempi in cui l'organizzazione è emersa spontaneamente senza manager. E' il caso dei fallimenti  dove i "lavoratori di secondo ordine", come potremmo definire i manager, non sapendo fare nulla che produca reale valore diretto per i clienti, scompaiono e i lavoratori "del primo ordine" si mettono insieme per proseguire le attività aziendali.
Il polo dove tali esperimenti sono più numerosi, e partiti da più tempo, pare essere l'Argentina e in particolare Buenos Aires che, da questo punto di vista come cita un articolo del Guardian, è addirittura di riferimento per altri paesi del sud e nord America.

Dunque, per rispondere alla domanda del titolo, pare proprio che l'invenzione del management sia un fatto contingente, di cui si potrà fare a meno in un contesto che non avrà più bisogno di questo fittizio, inutile e costoso artificio sociale.

domenica 1 maggio 2016

I propri fallimenti

di
Francesco Zanotti

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Prendete un curriculum di qualche grande (riconosciuto o presunto) manager. Troverete solo elenchi di successi, mai storie di fallimenti.
Ma, allora, questi curricula sono fasulli: nessuno ha mai ottenuto solo successi.
E, poi, domandiamoci: ma se uno scrive un curriculum fasullo, come può essere un grande manager? Certo non può esserlo!
Ma allora dobbiamo infarcire il nostro curriculum di insuccessi?

No! Il titolo di un annuncio di ricerca di manager potrebbe essere: “Cercansi persona adulta capace di raccontare la propria vita senza usare le categorie del successo e dell’insuccesso. Capace di raccontare le proprie esperienze umane integrali. Cosicché la ricchezza (non certo classificabile in successi e insuccessi) della sua vita e della sua conoscenza ci faccia venire la voglia di conoscerlo e di lavorare con lui.”