"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 6 novembre 2015

Cosa conta il Direttore del Personale?

di
Francesco Zanotti
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Alla prova dei fatti …
Ogni tanto il Sole 24 Ore presenta la “squadra” dell’Amministratore Delegato di qualche impresa. Bene, fino ad ora, solo nel caso di Finmeccanica nella “squadra” di Vertice è inserito il Direttore del Personale: il Dott. Domenico Braccialarghe. Negli altri casi no!
Quando si trova qualche imprenditore particolarmente innovativo (Gruppo Loccioni) e si chiede al Grande Capo che ruolo assegna al Direttore del Personale, dice che, semplicemente, non ce l’ha. Perché le persone le gestisce e deve gestirle la linea, visto che stanno per quasi tutto il loro tempo lavoro nella linea.
Se si parla personalmente con qualche Direttore del Personale spesso si percepisce stanchezza, incertezza, delusione.
Io sono un grande sostenitore del ruolo del Direttore del Personale, ma credo che serva davvero una rivoluzione. E non è certo la rivoluzione delle tecnologie proposta enfaticamente nei dibattiti pubblici.

Quale altra direzione? Un direttore del personale una volta mi ha detto: il bello della nostra professione è che non ci sono conoscenze e procedure di riferimento. Ecco sta proprio lì il problema. Il Direttore del Personale si considera immune dalla conoscenza. Dovrebbe essere invece il Sacerdote della Conoscenza. Che garantisce alla sua impresa le migliori conoscenze, non tecnologiche (spetta ai tecnici) per gestire le dimensioni umana, sociale e antropologica delle imprese. Oggi queste conoscenze sono del tutto trascurate: le imprese vengono gestite come se le scienze naturali ed umane non esistessero o non dessero alcun contributo alla comprensione ed alla gestione delle loro dimensioni umana, sociale e antropologica delle imprese. E i risultati (i non risultati) si vedono.

martedì 15 aprile 2014

Le nuove nomine: un nuovo criterio di giudizio

di
Francesco Zanotti



Ma Renzi ha fatto o no una rivoluzione positiva nelle nomine dei vertici delle Società controllate dalla Stato?
Io non ho una riposta. Ho un solo una “unità di misura” per rispondere a questa domanda, un “oggetto da misurare” ed un “processo di misura”.

L’unità di misura: le conoscenze e le metodologie di strategia d’impresa. Quanto i nuovi vertici sanno delle conoscenze e delle metodologie di strategia d’impresa?

L’oggetto da misurare: il Business Plan. Cioè il progetto di futuro delle imprese. Quanto queste conoscenze e metodologie vengono usate nella redazione del Business Plan? E’ chiaro che se vengono utilizzate conoscenze e metodologie povere, si avranno Business Plan poveri.

Il processo di misura: l’assegnazione del Rating del Business Plan. Se il Rating è basso, allora significa che sono state usate conoscenze e metodologie di strategie d’impresa povere ed il Business Plan risultante è povero.

Noi abbiamo assegnato un Rating ai Business Plan delle società controllate dallo Stato che sono quotate. I Rating, assegnati nel 2013, non sono esaltanti. Quelli che stiamo assegnando quest’anno, pure. Vedremo se l’arrivo dei nuovi vertici cambierà radicalmente la qualità del Progetto di Futuro (il Business Plan) di queste imprese.

Conclusione: Renzi avrà fatto una rivoluzione positiva se cambierà radicalmente la qualità dei Progetti di Futuro delle imprese controllate dallo Stato.

Diamo sei mesi di tempo ai nuovi vertici per generare nuovi progetti di futuro?

mercoledì 20 febbraio 2013

Capitolo 2: Ma... che cosa è il "management"

di
Luciano Martinoli

Dopo le "Domande di Giovanni" del capitolo 1 andiamo a verificare se l'attuale pratica di "gestione", il management appunto, è in grado di dare risposte.
Scopriamo le pratiche di fondo, le gestioni di "funzionamento" e "cambiamento", e il corollario che ne deriva: il comandare e dirigere una macchina complessa. Si arriva così al primo paradosso:

"Oramai è diventata evidente la necessità di un cambiamento continuo che non è solo manutenzione, ma attenzione allo sviluppo continuo di persone ed organizzazione.
La conclusione è che funzionamento e cambiamento non possono essere considerati separatamente."

E ad una importante conclusione:

"...questa teoria “dirigista”, che non riesce (e anche non si sforza) con grande autocontraddizione a dare una risposta alle domande di Giovanni, in realtà, è una sintassi senza semantica...
costituita da un insieme di parole che si pensa abbiano un significato ben preciso, ma in realtà non lo hanno.
In particolare risultano non avere semantica le parole che descrivono le due operazioni chiave del governare direttivamente: l’analizzare e il decidere."

Tesi forte, certo, forse anche provocatoria; ma in un momento come questo, di fronte al generale spegnersi delle attività industriali e non solo, non è il caso mettere in discussione anche le nostre più granitiche certezze?

Come sempre a richiesta verrà inviato sia questo che gli altri capitoli.