"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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mercoledì 13 marzo 2013

Capitolo 5: Come sono generati i comportamenti?

di
Luciano Martinoli

Ma alla fine quale è, per le aziende, la cosa che più conta delle sue persone? 
I comportamenti. 
Tutto lo sforzo del management è orientato, in modo un po' disarticolato come abbiamo visto, per cercare di influenzarli, forzarli, determinarli. Dunque è opportuno spingere l'indagine a questo livello di profondità, comprenderne le cause e soltanto dopo cercare di immaginare come fare a determinarli. 
Benvenuti allora a bordo per un breve ma significativo viaggio... nell'essere umano.
(Capitolo inviato a chi ne farà richiesta.)

mercoledì 20 febbraio 2013

Capitolo 2: Ma... che cosa è il "management"

di
Luciano Martinoli

Dopo le "Domande di Giovanni" del capitolo 1 andiamo a verificare se l'attuale pratica di "gestione", il management appunto, è in grado di dare risposte.
Scopriamo le pratiche di fondo, le gestioni di "funzionamento" e "cambiamento", e il corollario che ne deriva: il comandare e dirigere una macchina complessa. Si arriva così al primo paradosso:

"Oramai è diventata evidente la necessità di un cambiamento continuo che non è solo manutenzione, ma attenzione allo sviluppo continuo di persone ed organizzazione.
La conclusione è che funzionamento e cambiamento non possono essere considerati separatamente."

E ad una importante conclusione:

"...questa teoria “dirigista”, che non riesce (e anche non si sforza) con grande autocontraddizione a dare una risposta alle domande di Giovanni, in realtà, è una sintassi senza semantica...
costituita da un insieme di parole che si pensa abbiano un significato ben preciso, ma in realtà non lo hanno.
In particolare risultano non avere semantica le parole che descrivono le due operazioni chiave del governare direttivamente: l’analizzare e il decidere."

Tesi forte, certo, forse anche provocatoria; ma in un momento come questo, di fronte al generale spegnersi delle attività industriali e non solo, non è il caso mettere in discussione anche le nostre più granitiche certezze?

Come sempre a richiesta verrà inviato sia questo che gli altri capitoli.


martedì 12 febbraio 2013

Inizia il film, capitolo 1: le domande di Giovanni

di
Luciano Martinoli

E' disponibile il primo capitolo del libro preannunciato in un precedente post su questo blog sul paradosso del "change management". Inizia con le domande di "Giovanni", un ipotetico operaio, ma potrebbe essere un impiegato, un addetto generico, un infermiere, insomma un qualsiasi operatore di una qualsiasi organizzazione, pubblica o privata.
Sono domande di buon senso, di quelle che ognuno di noi potrebbe fare o sentirsi chiedere, ma che impattano profondamente sulle attività lavorative. E' il punto di partenza della dissertazione sul paradosso del cambiamento, su come questo approccio non riesca a dare risposte efficaci e ci sia bisogno di un paradigma diverso.
Chi fosse interessato a leggerlo me lo può richiedere. Chi ha già richiesto o ricevuto il trailer lo riceverà senza alcuna segnalazione aggiuntiva. I commenti al capitolo, molto benvenuti, possono essere inseriti di seguito.
Buona Lettura

martedì 6 marzo 2012

Creare invece di prevedere

Se il futuro non si prevede ma si crea, come si fa?
Un metodo di questo tipo, qualora esistesse, potrebbe prescindere da "tutte" le persone?

"Tutti sappiamo come lanciare nuovi progetti in un mondo prevedibile: un team è messo insieme, un mercato analizzato, creata una previsione e scritto un business plan. Vengono raccolte risorse e il piano è messo in movimento. Ma come lanciare un nuovo progetto in un ambiente imprevedibile? Quale è il miglior modo di farlo in una era dove la proliferazione di dati e opinioni rende le analisi veramente decisive impossibili, quando eventi lontani hanno un immediato e inatteso impatto; e quando malesseri economici hanno reso le aziende riluttanti a fare grandi scommesse su idee non provate?"

E' questo lo stuzzicante esordio dell'articolo "New project? Don't Analyze- Act" apparso sull'ultimo Harvard Busines review.
Gli autori propongono soluzioni a partire dalla ricerca di una loro collega che ha analizzato, con uno studio approfondito, 27 "imprenditori seriali".

Il cuore della soluzione viene subito centrato: invece di prevedere il futuro (gli imprenditori) lo creano!


lunedì 16 gennaio 2012

Tragedia Costa, Sicurezza e fattore umano: praticamente non ne sappiamo nulla.


di
Francesco Zanotti
Francesco.zanotti@expoconoscenza.org f.zanotti@cse-crescendo.com francesco.zanotti@gmail.com

Si sta scoprendo che il fattore umano è la causa di una grave tragedia, ma non si approfondisce il tema: è il tallone di Achille.
Il problema, a mio avviso, è che oggi non esistono le conoscenze per capire il ruolo del fattore umano e le metodologie per gestirlo. Chi sostiene il contrario è, almeno, poco informato.
Io credo che la inevitabile strada da percorrere, per costruire una nuova sicurezza non solo nelle navi, ma in ogni dove, sia quella di avviare un grande progetto di ricerca per capire il ruolo del fattore umano e come gestirlo. Noi abbiamo predisposto un primo documento che descrive la complessità del fattore umano: potrebbe essere un buon punto di partenza per questa ricerca. Partendo da questo documento, e da eventuali sui approfondimenti, occorre andare ad esplorare lo stato dell’arte delle conoscenze e delle metodologie di gestione e sviluppo delle persone, delle organizzazioni, della sicurezza e dello stress da lavoro correlato. Da ultimo, occorre costruire una sintesi che dovrebbe fornire ad una nuova generazione di professionisti gli strumenti fondamentali per costruire una nuova sicurezza. A questo progetto di ricerca chiamiamo a partecipare tutte le imprese che hanno il desiderio di costruire una nuova sicurezza, compagnie di assicurazione comprese.
Questo progetto potrebbe diventare un archetipo di una nuova stagione di ricerca che permetta finalmente di capire i processi di evoluzione dei sistemi umani e permetta di sviluppare nuove metodologie per gestire questi processi di sviluppo autonomo.


venerdì 16 dicembre 2011

Comportamenti che "uccidono"

Anche i comportamenti sono una minaccia alla sicurezza?
 Possono norme e dispositivi indirizzare i comportamenti?
Il 26 Maggio 2010 si consumò a Milano l'ennesima tragedia su lavoro: un operaio precipitò, morendo, in un pozzo del cantiere del grattacielo Garibaldi-Republica.
Il Corsera del 15 Dicembre scorso riporta una notizia sorprendente, a detta del cronista: oltre i datori di lavoro, sono stati chiamati a giudizi anche due colleghi dello scomparso, rei di aver avuto un comportamento "pericoloso".
Attenzione, il mio scopo non è quello di strumentalizzare, per motivi ideologici o altro, un episodio così grave, ma fare alcune considerazioni su una realtà ormai chiara a tutti: non siamo ancora in grado di comprendere le cause alla base dei comportamenti.
Con conseguenze drammatiche, la morte delle persone, o semplicemente costose, le resistenze al cambiamento.
Perchè?