"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 24 luglio 2017

Innovazione sì, ma per gli altri!

di
Francesco Zanotti


Avete mai notato che i manager non accettano che si possa innovare nel loro modo di svolgere il loro ruolo?
Tutti impegnati a difendere le loro esperienze, le loro presunte abilità miracolose.
Spaventati della possibilità che una conoscenza a loro sconosciuta sia rilevante, spaventati di doversi reiventare.
E così si sommano le banalità, le finzioni.
Signori è troppa la conoscenza che dimenticate, che volete negare. Non potete pensare che tutto il patrimonio di scienze naturali ed umane non conti nulla. Che se anche non sapete nulla di tutto quello che riguarda l’uomo potete governare con successo gli uomini.
Non potete non ammettere che solo la conoscenza a voi sconosciuta vi permetterebbe di essere protagonisti di un vero sviluppo del nostro sistema economico. Umanamente: vi permetterebbe di essere liberi.
Se la rifiutate, continuerete nella tragica finzione prometeica dell’esperienza e del talento che sta distruggendo le nostre imprese e il nostro sistema economico.

Almeno lasciate stare l’etica perché, se anche di quella ci si deve ammantare, allora, la situazione diventa realmente insopportabile. Accettate, almeno con voi stessi, di essere devoti solo a piccole furbizie per evitare ogni resa dei conti.

mercoledì 24 maggio 2017

Il management e il martello. Sintesi di un seminario

di
Francesco Zanotti


Lo scorso 11 maggio abbiamo proposto un seminario dal titolo: il management e il martello. Ne propongo una iper-sintesi in questo post. Una sintesi più dettagliata è disponibile sul blog nel riquadro: Il management e il martello.

L’iper sintesi è davvero veloce, telegrafica …
Ogni persona guarda, ragiona e agisce sul mondo usando le risorse cognitive (le conoscenze, i modelli mentali) di cui dispone. Esse costituiscono le sue potenzialità e il suo limite.
Oggi tutte le classi dirigenti delle imprese (dalle imprese industriali alle istituzioni finanziarie alle imprese di servizio), a tutti i livelli, stanno usando, per esercitare la loro responsabilità di governo, uno stesso insieme di risorse cognitive: la matematica e la fisica classiche.

Purtroppo si tratta di un sistema di risorse cognitive troppo povero: serve solo a costruire e governare macchine. Quando si cerca di applicarlo a sistemi che macchine non sono si rivela non solo inefficace, ma auto contraddittorio. Le classiche attività direzionali perdono di senso. mi riferisco all’analisi di persone ed organizzazioni, la filosofia del cambiamento o le attività di gestione delle risorse umane.

Per fortuna, a partire dall’inizio del secolo scorso, sono emerse nuove risorse cognitive: dalla matematica qualitativa, alla fisica quantistica alle scienze cognitive alla biologia evoluzionista. Usandole siamo riusciti a guardare con occhi nuovi alle imprese e ai mercati e scoprire una nuova modalità di governo strategico organizzativo che abbiamo definito “Sorgente Aperta”.

I suoi “principi fondamentali” sono:


Proporre il sogno di una terra promessa.          
Dotare tutti di calzari di nuvole e di una bisaccia colma di sole.
Raggiungere la prima oasi insieme.
Celebrare il successo perché anche la luna sappia che noi non siamo pastori erranti senza meta.
Riprende il cammino verso la terra promessa.

giovedì 11 maggio 2017

Il manager: dall’esperienza alla conoscenza

di
Francesco Zanotti

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Caro manager ... fino ad ora hai considerato rilevanti le tue esperienze … ma domani? Domani quando le tue esperienze si saranno concluse da tempo? Un domani (che per molti è già oggi) cosa sarà importante, cosa valorizzerai di te?

Credo che la risorsa più rilevante sarà la qualità e la quantità di nuove conoscenze di cui sarai titolare. Sarà rilevante la tua capacità di fare scouting e sintesi di nuove conoscenze e procurare perla tua impresa le migliori conoscenze disponibili.
L’esperienza che si poteva fare nel passato sta diventando troppo angusta per avere qualcosa da dire riguardo al futuro.
Quali conoscenze?
Le conoscenze che sono state sviluppate nelle scienze naturali ed umane e che, da un lato, sono cruciali per gestire persone ed organizzazioni ma, dall’altro,  sono quasi completamente sconosciute.

venerdì 5 maggio 2017

Se non avete Autori di riferimento …

di
Francesco Zanotti

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Se siete manager e consulenti vi occupate di “cose” complesse come persone e sistemi di persone e tecnologie come le organizzazioni ... fatemi fare una domanda. Ma quali sono le conoscenze che usate per governare (o parlare del come governare) esseri umani e organizzazioni? Mi piacerebbe ricevere risposte per fare una mappa: le conoscenze usate dalle classi dirigenti.

Mettiamola giù più semplice: quali sono i vostri attori di riferimento? Rispondendo a questa domanda, in pratica rivelate quali sono le vostre conoscenze di riferimento.
Autori di riferimento (quindi le conoscenze che ritenete rilevanti) almeno nei seguenti “campi”.
Innanzitutto nelle scienze cognitive e, più, in generare nella psicologia. Nelle aree di conoscenze, insomma, che riguardano l’essere umano.
Poi nelle scienze che studiano la sua micro-socialità: il formarsi di piccoli gruppi. Sto parlando della psico-sociologia.
Poi nelle scienze che studiano sistemi umani complessi come l’economia, la sociologia, la politologa e l’antropologia.
Da ultimo, gli autori di riferimento nelle scienze di “sottofondo”: dalla matematica, alla fisica, alla filosofa, alla sistemica, alle religioni.
Quali sono i vostri autori di riferimento?
E se vi accorgeste di non averne, cosa pensate di fare? Dire che in tutte le aree di conoscenze che abbiamo citato non vi è  nulla di utile per le classi dirigenti?


mercoledì 5 aprile 2017

Management: mai domande “vere”! Solo certezze inconsistenti.

di
Francesco Zanotti

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In tutte le aree di conoscenza esistono questioni aperte; cioè cose che non si sanno. E programmi di ricerca, cioè percorsi alla fine dei quali si spera di trovare le risposte alle domande senza risposta.
Tranne che nel management.
Lì esistono solo certezze.
E le certezze riguardano … qualche piccolo esempio critico.
Riguardano le scienze cognitive. Quale consulente o manager ammetterebbe che non si sa neppure esattamente cosa voglia dire apprendere? Ognuno ha una sua visione di cosa sia l’apprendimento sulla quale scommetterebbe la vita. Peccato che queste visioni siano l’una differente dall'altra. E non abbiano nulla a che vedere quello che la scienza ha scoperto.
Riguardano la sociologia. Nel banale senso che la sociologia è del tutto assente. Banalmente, non si considera la dimensione del lavorare insieme. Se non nella forma primitivissima della scienza delle reti.
Riguardano l’antropologia. Chi non parla di cultura? Se sentite un manager ed un consulente vi diranno certamente che, alla fine, il problema è di cultura. Ma non azzardatevi a chiedere cosa sia la cultura, come si sviluppa una cultura e che c’entra questo svilupparsi con i processi di relazione sociale (il lavorare e lo stare insieme).
Insomma: il management è costituito da certezze solo soggettive che prescindono dai risultati delle scienze. Ma, allora le certezze sono solo banali autorappresentazioni, quindi, sciocchezze scientifiche? La risposta è: sì! Con buona pace di chi spera (e paga per comprarle) che queste sciocchezze aiutino a recuperar la capacità di produrre cassa delle imprese.

sabato 11 febbraio 2017

Tutti anti olivettiani

di
Francesco Zanotti

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Oggi sul Corriere della Sera Carlo Vulpio propone una ripresentazione della figura di Adriano Olivetti. Chi si dichiara non olivettiano? Nelle parole nessuno, nei fatti quasi tutti.

Mi si lasci essere breve. Io credo che la cosa più rilevante di Olivetti non siano le cose che ha detto e fatto. Ma il fatto che ha capito la “primitività” del suo tempo ed ha provato a fare il profeta usando il meglio della conoscenza esistente. La responsabilità del futuro, attraverso la conoscenza, alla ricerca della bellezza.

Se questo è davvero il messaggio di Olivetti, allora sono tutti anti-olivettiani, soprattutto i manager.  Invece di capirne i limiti cercano un ruolo nel presente. Cercano di sfruttare quello che il presente offre. Se si parla di conoscenza, allora la contrapposizione ad Olivetti è netta: i manager pensano che la conoscenza sia irrilevante. Conta solo il loro talento che pensano abbia qualcosa di magico. E quando non hanno successo è perché il loro talento non viene riconosciuto. Se si pensa alla bellezza … meglio non commentare a cosa associano la parola bellezza, se pur sanno che esista questa parola …

venerdì 27 gennaio 2017

I manager non sanno valutare le “innovazioni gestionali”

di
Francesco Zanotti

La reazione normale ad ogni nuova proposta (non tutte) è: “Ah che bella, ma ora non posso sperimentarla perché ho delle urgenze". E tutti i consulenti accettano senza discutere questa risposta dai manager. La considerano legittima.
Io dico: i consulenti così fanno solo perché hanno un grave complesso di inferiorità verso i manager in carica.
Io credo, invece, che l’appellarsi all'urgenza non sia una risposta legittima, proprio dal punto di vista dell’interesse dall'impresa.
Infatti, un’innovazione gestionale veramente rilevante dovrebbe servire a risolvere proprio le urgenze. A scoprire che le urgenze sono costruite da convinzioni e pratiche gestionali errate che l’innovazione vuole sostituire con altre convinzioni ed altre pratiche. Che permettono di risolvere i problemi perché permettono di scoprire che i problemi stessi sono solo espressione di opportunità non sfruttate. Cioè: sono proprio le innovazioni che risolvono i problemi.  Soprattutto fanno in modo che non se ne generino altri.
Ma perché i manager non si rendono conto che rifiutare l’innovazione è un danno all'impresa?