"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 16 marzo 2012

Lavativi o profeti?

Un rappresentante di un importante fondo d'investimento visita una grande fabbrica manifatturiera per valutarne l'acquisizione di una partecipazione. La visita è un susseguirsi di incontri al vertice, dove i manager delle varie funzioni illustrano le capacità, i risultati, i piani ambiziosi di sviluppo. Poi le visite ai reparti, con colloqui informali con gli operai, gli impiegati e i funzionari, e incontri con clienti e fornitori.
Al termine del tour de force l'importante ospite viene lasciato in mano ad un anziano e fidato caporeparto, prossimo alla pensione, al quale viene dato l'incarico di portarlo su una vicina collina per uno sguardo d'insieme del vasto stabilimento. Colpito dallo spettacolo della dimensione delle superfici coperte e scoperte, dal brulichio di mezzi e uomini , dal traffico di mezzi in entrata e in uscita dalle vicine arterie, il rappresentante del fondo chiede ammirato al suo anfitrione quante persone lavorassero in azienda.
"Quando fui assunto io quasi tutti. Oggi sì e no il 50%"

Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

sabato 3 dicembre 2011

Licenziare i manager? Un commento epistemologico

Possono gli obiettivi del management essere raggiunti senza i managers?
Un "caso" aziendale è sufficiente a realizzarlo, o serve altro?

L'articolo di copertina dell'Harvard Business Review ( in inglese, a mio parere migliore, quì anche gratis) di questo mese è quanto di più provocatorio si possa immaginare, sopratutto considerando il luogo in cui è stato pubblicato: Primo, licenziamo tutti i manager.
Leggendolo però si scopre che ha molto più buonsenso ed è molto più praticabile di quanto si possa immaginare.
I vari livelli di manager hanno un costo notevole (da una stima dello stesso autore il 33% dei costi del personale), la struttura gerarchica aumenta il rischio di decisioni disastrose, vista la distanza dalla realtà operativa, rallenta il processo decisionale e disicentiva l'iniziativa dei singoli (il cosidetto "empowerment" è una toppa consunta e retorica che in un contesto gerarchico ha il solo effetto di indispettire chi se lo sente ripetere).
Non ultimo se i managers, elevati a tale rango per coordinare, indirizzare e controllare le persone, dichiarano che non hanno tempo per gestire le persone (verità emersa esplicitamente in una recente attività effettuta in una grande azienda metalmeccanica), la domanda sorge spontanea: a che servono i manager?
Oppure, detta in altri termini, è possibile realizzare gli obiettivi del management (la mano visibile: amalgamare migliaia di disparati  contributi in un singolo prodotto o servizio) in modo diverso, coniugando coordinamento, flessibilità e libertà? 
Secondo Gary Hamel, autore dell'articolo, sì e per motivi più profondi del caso aziendale che cita.
Vediamo perchè.