"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 10 settembre 2012

L’organizzazione va dove le pare


Passeggiando per le Scienze
dal Management del cambiamento
al Governo dell’evoluzione autonoma

Abbiamo progettato una serie di seminari per iniziare un cammino, desiderato da tutti , anche se non esplicitato, ma mai iniziato.
E' desiderato perchè ormai è chiaro che la "gestione del cambiamento", in senso lato, è un'espressione senza senso alcuno. Dopo decenni di tentativi, perlopiù falliti e laddove riusciti mai ripetuti, di "cambiamento" e di sua "gestione", è evidente l'inapplicabilità di questo approccio.
Inizia a farsi strada, in maniera più o meno esplicita, l'esigenza di passare dalla gestione al governo di qualcosa, l'organizzazione, che non sta lì ferma per fatti suoi, pronta ad attendere i nostri ordini come un'auto parcheggiata, ma ha una sua vita autonoma. Si sviluppa, sempre e comunque, in direzioni spesso indesiderate, laddove si cerchi di "gestirla" in maniera direttiva o, peggio, non si faccia nulla.
Questo desiderio però rimane frustrato dall'incapacità di prendere una direzione. Ecco perchè non è ancora iniziato. 
Cosa fare? 
Dove andare per prendere spunti, ma meglio ancora strumenti, linguaggi, metodi, per realizzare questo passaggio?

martedì 6 marzo 2012

Creare invece di prevedere

Se il futuro non si prevede ma si crea, come si fa?
Un metodo di questo tipo, qualora esistesse, potrebbe prescindere da "tutte" le persone?

"Tutti sappiamo come lanciare nuovi progetti in un mondo prevedibile: un team è messo insieme, un mercato analizzato, creata una previsione e scritto un business plan. Vengono raccolte risorse e il piano è messo in movimento. Ma come lanciare un nuovo progetto in un ambiente imprevedibile? Quale è il miglior modo di farlo in una era dove la proliferazione di dati e opinioni rende le analisi veramente decisive impossibili, quando eventi lontani hanno un immediato e inatteso impatto; e quando malesseri economici hanno reso le aziende riluttanti a fare grandi scommesse su idee non provate?"

E' questo lo stuzzicante esordio dell'articolo "New project? Don't Analyze- Act" apparso sull'ultimo Harvard Busines review.
Gli autori propongono soluzioni a partire dalla ricerca di una loro collega che ha analizzato, con uno studio approfondito, 27 "imprenditori seriali".

Il cuore della soluzione viene subito centrato: invece di prevedere il futuro (gli imprenditori) lo creano!


sabato 3 dicembre 2011

Licenziare i manager? Un commento epistemologico

Possono gli obiettivi del management essere raggiunti senza i managers?
Un "caso" aziendale è sufficiente a realizzarlo, o serve altro?

L'articolo di copertina dell'Harvard Business Review ( in inglese, a mio parere migliore, quì anche gratis) di questo mese è quanto di più provocatorio si possa immaginare, sopratutto considerando il luogo in cui è stato pubblicato: Primo, licenziamo tutti i manager.
Leggendolo però si scopre che ha molto più buonsenso ed è molto più praticabile di quanto si possa immaginare.
I vari livelli di manager hanno un costo notevole (da una stima dello stesso autore il 33% dei costi del personale), la struttura gerarchica aumenta il rischio di decisioni disastrose, vista la distanza dalla realtà operativa, rallenta il processo decisionale e disicentiva l'iniziativa dei singoli (il cosidetto "empowerment" è una toppa consunta e retorica che in un contesto gerarchico ha il solo effetto di indispettire chi se lo sente ripetere).
Non ultimo se i managers, elevati a tale rango per coordinare, indirizzare e controllare le persone, dichiarano che non hanno tempo per gestire le persone (verità emersa esplicitamente in una recente attività effettuta in una grande azienda metalmeccanica), la domanda sorge spontanea: a che servono i manager?
Oppure, detta in altri termini, è possibile realizzare gli obiettivi del management (la mano visibile: amalgamare migliaia di disparati  contributi in un singolo prodotto o servizio) in modo diverso, coniugando coordinamento, flessibilità e libertà? 
Secondo Gary Hamel, autore dell'articolo, sì e per motivi più profondi del caso aziendale che cita.
Vediamo perchè.