"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 30 giugno 2017

Vita media di un uomo.. insetto.

di 
Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com 
La mosca domestica (Musca domestica) è un insetto dell'ordine dei Ditteri. La sua vita, in condizioni ottimali di cibo e ambiente, è di circa 8-10 giorni durante i quali è in grado di deporre fino a 1000 uova. Sono attive solo durante le ore diurne e di notte riposano negli angoli delle stanze o sospese al soffitto.
Vita grama. 
Anche se ne avessero le capacità, le mosche non avrebbero tempo per nessun altra cosa che la soddisfazione dei loro bisogni fisiologici primari. Lo si capisce anche dalla velocità dei loro movimenti: avrete notato lo scatto con il quale atterrano o decollano da una superficie. Sembra quasi immediato, nulla in confronto ad altri esseri volanti.
Ho inviato qualche giorno fa un documento ad un amico chiedendogli un parere. Mi ha risposto: "interessante ma troppo lungo". Ho cercato di capire il senso di questo giudizio, frettoloso ma, per me, carico di significato. Infatti se era "interessante" perchè "troppo lungo"?
Forse perchè stiamo diventando tutti delle mosche.

martedì 15 maggio 2012

Vita media di un insetto

La mosca domestica (Musca domestica) è un insetto dell'ordine dei Ditteri. La sua vita, in condizioni ottimali di cibo e ambiente, è di circa 8-10 giorni durante i quali è in grado di deporre fino a 1000 uova. Sono attive solo durante le ore diurne e di notte riposano negli angoli delle stanze o sospese al soffitto.
Vita grama. 
Anche se ne avessero le capacità, le mosche non avrebbero tempo per nessun altra cosa che la soddisfazione dei loro bisogni fisiologici primari. Lo si capisce anche dalla velocità dei loro movimenti: avrete notato lo scatto con il quale atterrano o decollano da una superficie. Sembra quasi immediato, nulla in confronto ad altri esseri volanti.
Ho inviato qualche giorno fa un documento ad un amico chiedendogli un parere. Mi ha risposto: "interessante ma troppo lungo". Ho cercato di capire il senso di questo giudizio, frettoloso ma, per me, carico di significato. Infatti se era "interessante" perchè "troppo lungo"?
Forse perchè stiamo diventando tutti delle mosche.

lunedì 16 gennaio 2012

Tragedia Costa, Sicurezza e fattore umano: praticamente non ne sappiamo nulla.


di
Francesco Zanotti
Francesco.zanotti@expoconoscenza.org f.zanotti@cse-crescendo.com francesco.zanotti@gmail.com

Si sta scoprendo che il fattore umano è la causa di una grave tragedia, ma non si approfondisce il tema: è il tallone di Achille.
Il problema, a mio avviso, è che oggi non esistono le conoscenze per capire il ruolo del fattore umano e le metodologie per gestirlo. Chi sostiene il contrario è, almeno, poco informato.
Io credo che la inevitabile strada da percorrere, per costruire una nuova sicurezza non solo nelle navi, ma in ogni dove, sia quella di avviare un grande progetto di ricerca per capire il ruolo del fattore umano e come gestirlo. Noi abbiamo predisposto un primo documento che descrive la complessità del fattore umano: potrebbe essere un buon punto di partenza per questa ricerca. Partendo da questo documento, e da eventuali sui approfondimenti, occorre andare ad esplorare lo stato dell’arte delle conoscenze e delle metodologie di gestione e sviluppo delle persone, delle organizzazioni, della sicurezza e dello stress da lavoro correlato. Da ultimo, occorre costruire una sintesi che dovrebbe fornire ad una nuova generazione di professionisti gli strumenti fondamentali per costruire una nuova sicurezza. A questo progetto di ricerca chiamiamo a partecipare tutte le imprese che hanno il desiderio di costruire una nuova sicurezza, compagnie di assicurazione comprese.
Questo progetto potrebbe diventare un archetipo di una nuova stagione di ricerca che permetta finalmente di capire i processi di evoluzione dei sistemi umani e permetta di sviluppare nuove metodologie per gestire questi processi di sviluppo autonomo.


lunedì 28 novembre 2011

La sicurezza come ologramma del cambiamento

"Costruire sicurezza" può essere attività paradigmatica per qualsiasi progetto di cambiamento?

Indirizzare i comportamenti, tipicità "umana", è davvero impossibile e impensabile in azienda?

Desidero parlare ancora della sicurezza sul lavoro. E lo farò ancora in futuro per dei motivi semplici e, spero, condivisibili.
Innanzitutto perchè è un "particolare" che ben illustra il "tutto". Poi perchè ci impone di cercare di comprendere davvero cosa è una organizzazione e, così facendo, finalmente capire come cambiarla. In ultimo, ma non meno importante, anzi, perchè ci sono in gioco vite umane, dunque la prioritaria preoccupazione di qualsiasi comunità umana nei confronti dei propri membri.
Se si riuscisse a fare tutto questo, il resto, ovvero qualsiasi progetto di cambiamento per qualsivoglia scopo, sarebbe un gioco da ragazzi.

Vogliamo aprire un dibattito a partire da una ricerca appena iniziata. Abbiamo lanciato lo sguardo oltre la definizione "formale e razionale" dell'organizzazione, quella nella quale si appiattiscono la maggior parte dei manager e dei consulenti. Abbiamo scoperto  che siamo umani e, come tali, non ragioniamo soltanto, ma abbiamo anche altre dimensioni che influenzano i nostri comportamenti, causa prima degli incidenti, ma anche del fallimento di tutti i progetti di cambiamento . Tali dimensioni vanno esplorate, in maniera rigorosa coerentemente con la loro natura, e non trascurate perchè colpevolmente ignorate o perchè semplicemente etichettate come di non  interesse per le dinamiche razionali dell'azienda.
Siamo uomini, Signore e Signori, e lo rimaniamo anche varcati gli ingressi delle fabbriche o degli uffici. Ne vogliamo tener conto una buona volta anche in azienda o preferiamo continuare a prenderci in giro pensando che basta fare procedure, essere conformi alle norme, interne o esterne che siano, comunicare con eventi e usare il bastone e la carota?
E, ovviamente, non è sufficiente una banale operazione di riduzione di questi aspetti prettamente umani alla sola dimensione razionale, algoritmica, procedurale.
Comprendere non significa necessariamente razionalizzare, ma l'atto di comprensione è prioritario rispetto a qualsiasi obiettivo di efficacia si voglia raggiungere, in qualsiasi settore.

Dunque è ora di aprire le porte di questa nuova misteriosa (per la cultura aziendale) dimensione umana e iniziare a percorrerla senza tabù ma anche attrezzati con un bagaglio culturale nuovo, che fornisca strumenti adeguati a trattare la materia che incontreremo: non si aggiusta un televisore con un martello!

Vi invito allora a partecipare di persona ,comunicandomi una disponibilità per un breve incontro o via web, a questa fondamentale ricerca di cui troverete la presentazione in questo documento e i cui presupposti, suscettibili di critiche anch'essi ovviamente, e domande fondamentali potrete leggere in questo testo.

Ne va delle capacità di cambiamento delle nostre aziende, così urgente in questo momento. Ma sopratutto è in gioco la vita e l'incolumità di tante persone, ancora in balia di sole norme, procedure, corsi e dichiarazioni tanto retoriche quanto inefficaci.

Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com