"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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mercoledì 18 marzo 2015

La sicurezza insicura

di
Francesco Zanotti


Il costruire sicurezza è un progetto di cambiamento. Chi guida questo processo dovrebbe usare, in coscienza, tutte le migliori conoscenze e metodologie per costruire quel particolare cambiamento che si chiama maggiore sicurezza.
Invece … la coscienza va a ramengo … chi si occupa di sicurezza non si occupa di cambiamento. E finisce per usare metodologie che si basano, ad esempio, su di una visione della cognizione dell’uomo che è ancora quella del cane di Pavlov. Tralasciando tutti gli altri approcci alla cognitività e tutto il resto delle scienze umane. Da parte sua, chi si occupa di cambiamento usa solo una piccola parte delle aree di conoscenza rilevanti. Ancora una volta, ad esempio, qualche brandello, divulgato male, di scienze cognitive.
Perché così duro? Perché, fino a che sono le imprese che vanno in malora, chi se ne frega (forse). Quando c’è di mezzo la vita umana, se ne vada a casa (non in malora, per carità) chi non usa le migliori conoscenze e metodologie di cambiamento disponibili.

Mi piacerebbe tanto essere smentito e dileggiato da qualcuno che mi dimostra che egli, invece, usa tutto quello che di rilevante al tema della sicurezza la conoscenza umana ha prodotto.

giovedì 27 novembre 2014

Al di là della selezione amicale dei consulenti

di
Francesco Zanotti


Che la selezione dei consulenti a cui affidare incarichi di formazione, di gestione del cambiamento, di miglioramento della sicurezza, del benessere, di misurazione del clima, di definizione di valori e quant'altro avvenga per vie amicali, non ci sono dubbi.
Mi è capitato, addirittura, di osservare la faccia di più di un manager letteralmente terrorizzata di fronte alla evidenza che esistevano metodologie scientificamente più fondate, molto meno costose e maggiormente efficaci di quelle che usavano i suoi fornitori abituali. Ho assistito alle arrampicate (sugli specchi) più inverosimili pur di non cambiare.
Purtroppo, oggi sembra l’unica via praticabile. L’offerta è così dispersa, frastagliata, senza apparentemente alcuna possibilità di confronto e le aggressioni commerciali sono così fastidiose che alla fine il manager non può che affidarsi a chi conosce.
Non è certo, però, la via più efficace.
Cosa è possibile fare di altro? Noi abbiamo predisposto un servizio gratuito di Rating delle proposte consulenziali.
In cosa consiste? Abbiamo cercato, raccolto e sintetizzato i principali modelli e teorie che si occupano dell’uomo all'interno dell’organizzazione. Ne abbiamo fatto una mappa con la quale si può verificare quale tra due offerte quale è più completa. Cosa tralascia di considerare l’una o l’altra. Chi fosse interessato a fare un esperimento di rating, siamo a sua disposizione.

Ribadisco l’assoluta gratuita della cosa.

sabato 28 dicembre 2013

Quanti progetti può sopportare una organizzazione?

di
Francesco Zanotti


Certamente la qualità è importante. Ed allora forza un bel progetto sulla qualità. Ma è la sicurezza non lo è? Ah certo. Ed allora anche un progetto sulla sicurezza. Poi occorre un progetto per la riduzione dei costi e bisogna fare quelle modifiche indispensabili al sistema informativo. Beh, ma è anche necessario che i manager siano formati alle soft skills. Ed allora via una bella analisi dei bisogni per poi iniziare un programma di corsi. Poi arriva l’Amministratore Delegato a cui un amico-collega ha parlato benissimo di quel consulente che ha quell'approccio molto speciale. Ed allora comincia un altro progetto. Chi può negare un progetto all'Amministratore Delegato … Dimenticavo, è il periodo in cui si fa l’analisi del clima … Ho certamente dimenticato molti progetti essenziali
Ovviamente ognuno di questi progetti e fondata su visioni diverse dell’organizzazione. Volete che i consulenti abbiano approcci uguali?
Sommate tutto … a voi immaginare il risultato che si ottiene … Con mille altri consulenti alle porte che … “ loro sì che hanno una esperienza unica da proporre” … che poi si risolve nel dire al potenziale cliente: Ah se ci fossi io al posto tuo sì che le cose funzionerebbero …

Così per ridere (o piangere) quasi a fine anno ….

mercoledì 23 ottobre 2013

Strattonato …

di
Francesco Zanotti
Mi diceva un operaio al termine di una lunga chiacchierata …
Sai in realtà io mi trovo ad avere molti capi che mi strattonano in direzioni tra loro incompatibili. Come se competessero su di me.
Beh, innanzitutto, c’è il mio Capo turno con cui ho a che fare tutti i giorni.
Ma poi ce ne sono altri.
Ci sono i Signori delle risorse umane che mi chiamano quando devono spostarmi o quando ho fatto qualche marachella. Oppure per mandarmi ad un corso di formazione.
Devo confessare che i Signori delle risorse umane ci sanno fare nel parlare con le persone: spiegano, ti fanno sentire a tuo agio, anche importante. Il mio Capo, invece, storce il naso: se do retta ai Signori delle risorse umane non lavoro.

Poi c’è anche un’altra categoria di Capi: i Capi progetto. Sai, da un po’ di tempo a questa parte, sembra che i progetti ci capitino addosso come se piovesse: dalla qualità, alla sicurezza, alla compliance. Ogni Capo progetto pensa che il suo sì che è importante e chiede la mia attenzione, il mio impegno. C’è anche ci mi dà i compiti a casa.
Il mio Capo storce il naso ancora più: “ma insomma, bisogna anche lavorare”, sbotta più di qualche volta.

Ecco io sono in mezzo alle attenzioni di tutti questi Capi. Io riconosco che sono progetti importanti. Un solo esempio: come faccio a non dare importanza ad un progetto sulla mia sicurezza? Ma anche quelli sulla qualità, che ovviamente devono essere coerenti con quelli sulla sicurezza. Mi sento sempre più conteso.
Ovviamente mi è difficile rispondere alle attese di tutti questi Capi che, ricordo, tutti insieme non sanno nulla della mia dimensione cognitiva, del sistema di relazione e delle antropologie nelle quali sono immerso. Mi è difficile vivere strattonato continuamente. Rischio di sentirmi inadeguato, sempre in colpa …


lunedì 16 gennaio 2012

Tragedia Costa, Sicurezza e fattore umano: praticamente non ne sappiamo nulla.


di
Francesco Zanotti
Francesco.zanotti@expoconoscenza.org f.zanotti@cse-crescendo.com francesco.zanotti@gmail.com

Si sta scoprendo che il fattore umano è la causa di una grave tragedia, ma non si approfondisce il tema: è il tallone di Achille.
Il problema, a mio avviso, è che oggi non esistono le conoscenze per capire il ruolo del fattore umano e le metodologie per gestirlo. Chi sostiene il contrario è, almeno, poco informato.
Io credo che la inevitabile strada da percorrere, per costruire una nuova sicurezza non solo nelle navi, ma in ogni dove, sia quella di avviare un grande progetto di ricerca per capire il ruolo del fattore umano e come gestirlo. Noi abbiamo predisposto un primo documento che descrive la complessità del fattore umano: potrebbe essere un buon punto di partenza per questa ricerca. Partendo da questo documento, e da eventuali sui approfondimenti, occorre andare ad esplorare lo stato dell’arte delle conoscenze e delle metodologie di gestione e sviluppo delle persone, delle organizzazioni, della sicurezza e dello stress da lavoro correlato. Da ultimo, occorre costruire una sintesi che dovrebbe fornire ad una nuova generazione di professionisti gli strumenti fondamentali per costruire una nuova sicurezza. A questo progetto di ricerca chiamiamo a partecipare tutte le imprese che hanno il desiderio di costruire una nuova sicurezza, compagnie di assicurazione comprese.
Questo progetto potrebbe diventare un archetipo di una nuova stagione di ricerca che permetta finalmente di capire i processi di evoluzione dei sistemi umani e permetta di sviluppare nuove metodologie per gestire questi processi di sviluppo autonomo.


venerdì 16 dicembre 2011

Comportamenti che "uccidono"

Anche i comportamenti sono una minaccia alla sicurezza?
 Possono norme e dispositivi indirizzare i comportamenti?
Il 26 Maggio 2010 si consumò a Milano l'ennesima tragedia su lavoro: un operaio precipitò, morendo, in un pozzo del cantiere del grattacielo Garibaldi-Republica.
Il Corsera del 15 Dicembre scorso riporta una notizia sorprendente, a detta del cronista: oltre i datori di lavoro, sono stati chiamati a giudizi anche due colleghi dello scomparso, rei di aver avuto un comportamento "pericoloso".
Attenzione, il mio scopo non è quello di strumentalizzare, per motivi ideologici o altro, un episodio così grave, ma fare alcune considerazioni su una realtà ormai chiara a tutti: non siamo ancora in grado di comprendere le cause alla base dei comportamenti.
Con conseguenze drammatiche, la morte delle persone, o semplicemente costose, le resistenze al cambiamento.
Perchè?

lunedì 28 novembre 2011

La sicurezza come ologramma del cambiamento

"Costruire sicurezza" può essere attività paradigmatica per qualsiasi progetto di cambiamento?

Indirizzare i comportamenti, tipicità "umana", è davvero impossibile e impensabile in azienda?

Desidero parlare ancora della sicurezza sul lavoro. E lo farò ancora in futuro per dei motivi semplici e, spero, condivisibili.
Innanzitutto perchè è un "particolare" che ben illustra il "tutto". Poi perchè ci impone di cercare di comprendere davvero cosa è una organizzazione e, così facendo, finalmente capire come cambiarla. In ultimo, ma non meno importante, anzi, perchè ci sono in gioco vite umane, dunque la prioritaria preoccupazione di qualsiasi comunità umana nei confronti dei propri membri.
Se si riuscisse a fare tutto questo, il resto, ovvero qualsiasi progetto di cambiamento per qualsivoglia scopo, sarebbe un gioco da ragazzi.

Vogliamo aprire un dibattito a partire da una ricerca appena iniziata. Abbiamo lanciato lo sguardo oltre la definizione "formale e razionale" dell'organizzazione, quella nella quale si appiattiscono la maggior parte dei manager e dei consulenti. Abbiamo scoperto  che siamo umani e, come tali, non ragioniamo soltanto, ma abbiamo anche altre dimensioni che influenzano i nostri comportamenti, causa prima degli incidenti, ma anche del fallimento di tutti i progetti di cambiamento . Tali dimensioni vanno esplorate, in maniera rigorosa coerentemente con la loro natura, e non trascurate perchè colpevolmente ignorate o perchè semplicemente etichettate come di non  interesse per le dinamiche razionali dell'azienda.
Siamo uomini, Signore e Signori, e lo rimaniamo anche varcati gli ingressi delle fabbriche o degli uffici. Ne vogliamo tener conto una buona volta anche in azienda o preferiamo continuare a prenderci in giro pensando che basta fare procedure, essere conformi alle norme, interne o esterne che siano, comunicare con eventi e usare il bastone e la carota?
E, ovviamente, non è sufficiente una banale operazione di riduzione di questi aspetti prettamente umani alla sola dimensione razionale, algoritmica, procedurale.
Comprendere non significa necessariamente razionalizzare, ma l'atto di comprensione è prioritario rispetto a qualsiasi obiettivo di efficacia si voglia raggiungere, in qualsiasi settore.

Dunque è ora di aprire le porte di questa nuova misteriosa (per la cultura aziendale) dimensione umana e iniziare a percorrerla senza tabù ma anche attrezzati con un bagaglio culturale nuovo, che fornisca strumenti adeguati a trattare la materia che incontreremo: non si aggiusta un televisore con un martello!

Vi invito allora a partecipare di persona ,comunicandomi una disponibilità per un breve incontro o via web, a questa fondamentale ricerca di cui troverete la presentazione in questo documento e i cui presupposti, suscettibili di critiche anch'essi ovviamente, e domande fondamentali potrete leggere in questo testo.

Ne va delle capacità di cambiamento delle nostre aziende, così urgente in questo momento. Ma sopratutto è in gioco la vita e l'incolumità di tante persone, ancora in balia di sole norme, procedure, corsi e dichiarazioni tanto retoriche quanto inefficaci.

Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com