"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero

mercoledì 19 agosto 2015

Il valore del lavoro e l’insipienza strategica

di
Francesco Zanotti

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Oggi nell’udienza generale, Papa Francesco ha parlato dell’uomo del lavoro e della famiglia.
Riporto alcune frasi che ho trovato riportate sul sito di Repubblica.

Quando il lavoro è in ostaggio della logica del solo profitto e disprezza gli affetti della vita - ammonisce il pontefice - l'avvilimento dell'anima contamina tutto: anche l'aria, l'acqua, l'erba, il cibo". E le conseguenze "colpiscono soprattutto i più poveri e le famiglie più povere".

"La gestione dell'occupazione è una grande responsabilità umana e sociale che non può essere lasciata nelle mani di pochi o scaricata su un mercato divinizzato".

"Causare una perdita di posti di lavoro significa causare un grave danno sociale".

"La famiglia è "un grande banco di prova" perché "quando l'organizzazione del lavoro la tiene in ostaggio allora siamo sicuri che la società umana ha incominciato a lavorare contro se stessa".

Solo nel lavoro libero e creativo l’uomo può esprimere se stesso”.

Immagino che qualcuno pensi: “Ma si questa sono le parole che la Chiesa deve dire, alte e nobili. Poi c’è la realtà dura della competizione. Se licenziamo non è per aumentare il profitto, ma giusto solo per sopravvivere. Ne sacrifichiamo alcuni per poter salvare il lavoro di altri.”.

Io sono totalmente d’accordo con Papa Francesco. Con una sola eccezione: le cause del disprezzo del lavoro non sono il mercato e il profitto, ma l’insipienza strategica dei manager e imprenditori che si sentono costretti a licenziare.
Se una impresa è costretta a licenziare è perché non ha saputo rinnovare la sua identità strategica. Detto piatto piatto: quando un imprenditore o un manager si accorge che la competizione sta diventando troppo forte significa che il mestiere che fa sta invecchiando. Invece di insistere in meschine manovre competitive, come quella di licenziare, dovrebbe pensare a trasformare radicalmente il suo mestiere o aggiungerne altri.
Come fare? Usando il potenziale progettuale della gente che lavora con lui.
Questo potenziale è grandissimo e si attualizza ogni giorno. Ogni giorno i lavoratori devono scegliere i loro comportamenti operativi e relazionali perché nessuno può indicarglieli.
Ma lo fanno all’interno di una gabbia strategica che non genera alcun profitto, ma che li comprime e limita il loro potenziale creativo nella quotidianità di un lavoro vecchio.

La mia “accusa” di insipienza strategica non è una “boutade. E’ supportata da tutto il complesso delle scienze umane e naturali che testimoniano e indicano che per fare realmente profitto (poi socialmente si deciderà come distribuirlo) serve scoprire il ruolo progettuale (a livello strategico e non solo operativo) insostituibile dei lavoratori.
Immaginando di poter parlare a Papa Francesco direi “Santità, Ella rappresenta una ragione profetica. Al suo discorso, però, aggiungerei due piccole cose.  La prima (che come sa, non è proprio piccola): perdoniamo a manager e imprenditori che licenziano perché non sanno quello che fanno. La seconda: dopo il perdono, dovrebbe, però, dare loro una salutare penitenza: se non sapete informatevi. Non potere nascondervi dietro lo schermo dell’insipienza. Se non sapete, studiate.”. Concludo io: perché così come andiamo oggi manco il profitto generate



sabato 15 agosto 2015

L’innovazione e la conoscenza come disturbo …

di
Francesco Zanotti

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Disturbo pratico ed esistenziale
Mi metto nei panni di un importante Direttore del Personale …
E’ aggredito da mille urgenze, ha paura di perdere il suo ruolo se non risolve le mille urgenze. Non potete chiedergli di ascoltare studiare, sperimentare.
Non ne ha il tempo. E, poi, teme che, se ammette che gli manca qualcosa, beh questa è la minaccia più grave al suo ruolo.
E’ necessario capirlo.
Poi … se esistono conoscenze che gli parlano dell’uomo, dei gruppi, delle organizzazioni e delle antropologie, delle leggi di evoluzione dei sistemi umani … tutte questa conoscenze potrebbero permettergli prassi quasi opposte rispetto a quelle che oggi pratica … queste pratiche risolverebbero tutti i problemi che lo stanno asfissiando perché capirebbe che sono opportunità disprezzate …

Va beh ... proprio per non disprezzarle, facciamo fare (dice questo importante DP) ai miei sottoposti qualche corso di formazione. Ma che non venga coinvolto per carità: devo tirarmi sui piedi (e non solo miei, ma anche quelli della mia impresa) una pesantissima zappa. Che si fa una fatica boia a sollevare e fare cadere con quella maschia energia che deve sempre leggersi negli occhi di ogni manager senza macchia, senza paura, senza incertezze …

giovedì 13 agosto 2015

Siamo meno complessi di un polipo?

di
Francesco Zanotti

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Ci sono i geni codificanti e quelli che sembrano non fare nulla. In nome di un riduzionismo ancora imperante, si continua a pensare che i veri geni importanti siano quelli che fanno qualcosa (codificano proteine, appunto). E gli altri … siano geni spazzatura.
Se non che, poi si scopre (Corriere della Sera pag.23) che il Cephalopod Sequencing Consoritium (http://www.cephseq.org/) ha scoperto che il polpo ha più geni (codificanti) dell’uomo: oltre trentatremila contro i venti-venticinque mila dell’uomo.
Che pensare? Che l’essere vivente “polipo” è molto più di un insieme di Attori (i geni) che codificano proteine.
Così come l’attività di una organizzazione è molto più delle attività che vengono esplicitate (codificate). Le attività codificate sono solo una piccolissima parte dell’insieme complessivo delle attività di una impresa. Ed è evidente che è l’insieme complessivo di tutte le attività delle persone che vivono in una impresa che costituiscono l’organizzazione e la strategia dell’imprese stessa.
Allora volete sequenziare sempre e solo le attività formalizzabili lasciando le altre al caso?

Cioè, davvero pensate che si possa gestire un sistema complesso gestendone solo una piccolissima parte (diciamo il 5 % ... tanti sono i geni codificanti sul totale) delle sue attività?

domenica 9 agosto 2015

Cosmologia e organizzazione

di
Francesco Zanotti

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Cosa c’entra la cosmologia con l’organizzazione? C’entrano perché hanno lo stesso problema. Il cosmo e l’organizzazione non possono essere studiati dal di fuori, come sottosistemi estranei a chi li misura.
Se qualcuno volesse approfondire il discorso dal punto di vista della cosmologia consiglio “The singular universe and the reality of the time” di Roberto Mangaberia Unger e Lee Smoling.
Dal punto di vista dell’organizzazione, credete che non è possibile guardarla oggettivamente. Che quando pensate di guardarla la cambiate. Se la guardate come estraneo (non come un membro dell’organizzazione) la cambiate in modo artificiale.
Lo so che molto preferiscono non credere a questa realtà: vorrebbe dire cambiare troppe cose.
Ma d’altra parte, se si continua a questo modo, si generano danni.
La mia tesi è:
Formazione, “cantieri” di cambiamento e attività di gestione delle risorse umane
sono “specializzazioni” che rompono l’organizzazione in frammenti autoreferenziali che ne compromettono efficacia, efficienza e sviluppo …

domenica 2 agosto 2015

Il senso delle vacanze

di
Francesco Zanotti

Donatella Di Cesare oggi su “La lettura” ”, supplemento domenicale del Corriere, di questa settimana, parla della “Vacanza impossibile”. Sottotitolo: Pressati dal lavoro temiamo le pause. Abbiamo paura di non riposare.
Che pensarne?
Che occorre riflettere sul fatto che il concetto di tempo libero emerge solo insieme al concetto di lavoro tipico della società industriale.
Il lavoro nella società industriale fa dell’uomo un’appendice della macchina. E questo non è uno stile di vita che può esaurire l’umano. Allora serve uno spazio di riumanizzazione. Nel quale, tra l’altro, si possono usare con beneficio gli oggetti prodotti durante il lavoro.
Demonizziamo le vacanze? No! Facciamo delle vacanze un momento di ricerca e di scoperta. Soprattutto lo facciano coloro che potrebbero davvero rivoluzionare il concetto di lavoro: i manager. Che la loro estate sia di scoperta di tutte le conoscenze che permetterebbero loro di costruire un’altra modalità di lavoro. Capace di far aumentare alle imprese la loro capacità di generare cassa.