"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 10 luglio 2017

Bellezza, responsabilità e risultati aziendali

di
Francesco Zanotti


Volete veramente che la vostra organizzazione aumenti i suoi risultati economici?
Innanzitutto, io onestamente credo che pochissimi tra coloro che si occupano di risorse umane ed organizzazione vada al di là delle retoriche quando parla di risultati aziendali. Lo dimostra il fatto che tutti gli interventi di formazione, sviluppo, cambiamento non hanno mai come obiettivo diretto i comportamenti che sono i veri determinanti dei risultati aziendali. Tutti giocano su quelli pensano siano i determinanti dei comportamenti (dai valori alle competenze), ma non sanno spiegare come questi determinanti funzionano. Come cambiano i comportamenti agendo su di essi.
Detto questo che c’entra la responsabilità verso la bellezza? C'entra perché è il parametro di governo fondamentale: misura se e quanto una organizzazione raggiunge risultati rilevanti. Se tutti coloro che vivono in una organizzazione sentono di costruire bellezza, allora state certi che state vivendo in una organizzazione ricca, economicamente ed esistenzialmente. Si parla di benessere da costruire e stress lavoro correlato da eliminare, si parla di talenti e diversità da valorizzare. Bene se le persone cercano bellezza, allora tutte queste cose le state facendo.
E se la bellezza vi è sconosciuta? Allora, se veramente vi interessano i risultati della vostra impresa, cominciate a cercarla. Il primo passo qual è? Quello di far costruire a tutte le persone che vivono nella vostra organizzazione un Progetto Strategico, opera d’arte.

mercoledì 18 maggio 2016

Ma cosa significa apprendere?

di
Francesco Zanotti

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Diamine non possiamo non saperlo!
Ci giochiamo tanti soldi, tante speranze e tante burocrazie. Ci costruiamo mitologie (il computer che apprende) …
E invece non lo sappiamo! Sfido tutti gli “esperti di cose aziendali” e tutti coloro che ci spendono soldi a dare una definizione di apprendimento che abbia un minimo di legittimità scientifica.

E allora? Allora il management è diventato una sfilza di parole che tutti usano, ma che nessuno sa esattamente cosa significano. Alla fine sono parole che con la loro fumosità proteggono da innovazione e responsabilità.

mercoledì 19 agosto 2015

Il valore del lavoro e l’insipienza strategica

di
Francesco Zanotti

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Oggi nell’udienza generale, Papa Francesco ha parlato dell’uomo del lavoro e della famiglia.
Riporto alcune frasi che ho trovato riportate sul sito di Repubblica.

Quando il lavoro è in ostaggio della logica del solo profitto e disprezza gli affetti della vita - ammonisce il pontefice - l'avvilimento dell'anima contamina tutto: anche l'aria, l'acqua, l'erba, il cibo". E le conseguenze "colpiscono soprattutto i più poveri e le famiglie più povere".

"La gestione dell'occupazione è una grande responsabilità umana e sociale che non può essere lasciata nelle mani di pochi o scaricata su un mercato divinizzato".

"Causare una perdita di posti di lavoro significa causare un grave danno sociale".

"La famiglia è "un grande banco di prova" perché "quando l'organizzazione del lavoro la tiene in ostaggio allora siamo sicuri che la società umana ha incominciato a lavorare contro se stessa".

Solo nel lavoro libero e creativo l’uomo può esprimere se stesso”.

Immagino che qualcuno pensi: “Ma si questa sono le parole che la Chiesa deve dire, alte e nobili. Poi c’è la realtà dura della competizione. Se licenziamo non è per aumentare il profitto, ma giusto solo per sopravvivere. Ne sacrifichiamo alcuni per poter salvare il lavoro di altri.”.

Io sono totalmente d’accordo con Papa Francesco. Con una sola eccezione: le cause del disprezzo del lavoro non sono il mercato e il profitto, ma l’insipienza strategica dei manager e imprenditori che si sentono costretti a licenziare.
Se una impresa è costretta a licenziare è perché non ha saputo rinnovare la sua identità strategica. Detto piatto piatto: quando un imprenditore o un manager si accorge che la competizione sta diventando troppo forte significa che il mestiere che fa sta invecchiando. Invece di insistere in meschine manovre competitive, come quella di licenziare, dovrebbe pensare a trasformare radicalmente il suo mestiere o aggiungerne altri.
Come fare? Usando il potenziale progettuale della gente che lavora con lui.
Questo potenziale è grandissimo e si attualizza ogni giorno. Ogni giorno i lavoratori devono scegliere i loro comportamenti operativi e relazionali perché nessuno può indicarglieli.
Ma lo fanno all’interno di una gabbia strategica che non genera alcun profitto, ma che li comprime e limita il loro potenziale creativo nella quotidianità di un lavoro vecchio.

La mia “accusa” di insipienza strategica non è una “boutade. E’ supportata da tutto il complesso delle scienze umane e naturali che testimoniano e indicano che per fare realmente profitto (poi socialmente si deciderà come distribuirlo) serve scoprire il ruolo progettuale (a livello strategico e non solo operativo) insostituibile dei lavoratori.
Immaginando di poter parlare a Papa Francesco direi “Santità, Ella rappresenta una ragione profetica. Al suo discorso, però, aggiungerei due piccole cose.  La prima (che come sa, non è proprio piccola): perdoniamo a manager e imprenditori che licenziano perché non sanno quello che fanno. La seconda: dopo il perdono, dovrebbe, però, dare loro una salutare penitenza: se non sapete informatevi. Non potere nascondervi dietro lo schermo dell’insipienza. Se non sapete, studiate.”. Concludo io: perché così come andiamo oggi manco il profitto generate



giovedì 29 gennaio 2015

Gli economics …

di
Francesco Zanotti


Partendo dal fatto che discorsi come il ROI della formazione (e perché no dei progetti di cambiamento? Perché non si parla dei progetti di cambiamento?) non hanno mai portato a risultati accettati, partiamo da qualcosa di più concerto. Non possiamo rinunciare alla domanda: ma che ci stanno a fare formazione e gestione delle risorse umane?
Prendete un Business Plan, e prendetelo tra quelli importanti: quelli delle Società quotate. Per inciso, scrivo con cognizione di causa perché noi li esaminiamo tutti e  regolarmente e ne assegnamo un Rating. Prendete quei Business Plan e date una occhiata alle previsioni di risultati a tre anni che espongono. Per sostenere che sono previsioni affidabili si affannano in tutti i modi. Ma non dicono una parola sulla formazione. Quando ci sono le presentazioni dei Business Plan agli analisti nessuno chiede mai della formazione. Se volete aggiungere: nessun Business Plan cita le politiche delle risorse umane con qualcosa di diverso da dichiarazioni retoriche. E anche queste sono pochissime. Nessun analista chiede conto delle politiche delle risorse umane.
Di fronte a questo dato sperimentale facilmente controllabile (a proposito: quanti esperti di formazione e di HR consultano i Business Plan?), le opzioni sono due.
O chi fa i Business Plan e gli analisti sono dei cinici inguaribili che pur di inseguire il profitto calpestano le persone. Oppure … Oppure ecco la mia tesi.
Il non dare peso alla formazione ed alle politiche delle risorse umane è segno che questo peso non lo percepiscono. I CEO convocano i Responsabili HR è per gestire guai, personali o sindacali che siano. Poi spendono, obtorto collo e senza saper bene perché, cifre rilevanti in una formazione di cui non capiscono il senso. Allora, invece di essere cinici, sono incompetenti?

No, hanno ragione! Le funzioni formazione e gestione delle risorse umane vanno semplicemente abolite. Tutte le conoscenze che derivano dalle scienze naturali ed umane portano a questa conclusione. I fatti suggeriscono la soluzione: la gestione delle risorse umane è nei fatti interamente della linea. Riconosciamo che di fatto non sono le funzioni HR che gestiscono le persone. E io sostengo, sempre con il supporto di tutta la conoscenza scientifica esistente, che anche la “formazione” (che ovviamente non sarà più un mettere in forma) deve diventare responsabilità e compito della linea. 

martedì 22 luglio 2014

Capisco il difendersi … Ma non ti piacerebbe …

di
Francesco Zanotti


Capisco la voglia di difendersi dalla conoscenza. Se questa sembra una vetta non scalabile.
Ma, caro manager o consulente, non ti piacerebbe poter disporre di tutta la conoscenza dalla quale oggi ti difendi perché la giudichi inaccessibile?
Non ti piacerebbe poter dire a te stesso, al tuo CEO, ai tuoi clienti: sì, dispongo delle conoscenze più avanzate che esistano sui “sistemi” dei quali ho la responsabilità: uomini ed organizzazioni?
Non ti piacerebbe poter dire la stessa cosa agli head hunter a cui mandi il curriculum?
Non ti piacerebbe poter trasformare radicalmente la tua vita professionale: dalla gestione delle grane alla soddisfazione di costruire sviluppo?
Credo proprio che ti piacerebbe. Per riuscirci basta che tu chieda aiuto a chi ha fatto la fatica di esplorare tutte queste conoscenze e ne ha studiato l’applicabilità, scoprendo cose straordinarie, alla gestione degli uomini e dell’organizzazione. E’ semplicemente una divisione di compiti. Perché tu non hai il tempo di fare ricerca, questo non ti esime dal chiedere aiuto a chi la ricerca l’ha fatta.


sabato 10 agosto 2013

Citazioni mobilitanti

di
Francesco Zanotti


Dopo le citazioni imbarazzanti (che ci costringono a mettere in discussione idee e prassi consolidate), citazioni mobilitanti. Quindi responsabilizzanti. Ma siamo in agosto … Certo ma poi viene settembre e ritroviamo non solo il nostro lavoro, ma anche i volti e le storie di tutti coloro il cui futuro dipende da noi …
E’ una citazione tratta da seminario di CSE Crescendo sull'organizzazione quantistica. L’autore è il Prof Eliano Pessa, un fisico teorico, direttore del Dipartimento di psicologia dell’Università di Pavia. La sua “idea”: “ … la Fisica Quantistica può anche essere vista come un framework concettuale per descrivere sistemi complessi soggetti a ineliminabili fluttuazioni di fondo.”. In realtà egli si riferiva a quella particolare visione della fisica quantistica che si chiama Teoria Quantistica dei Campi.
Perché mobilitante? Perché citata d’estate? Mobilitante perché propone di usare una teoria mai affrontata per spiegare quello che oggi viene lasciato ad un mix di intuito, esperienza che, però, funzionano sempre meno. Intendo riferirmi al fatto che ogni organizzazione è dotata di una sua autonoma capacità di sviluppo, derivata da un continuo ribollire dell’umanità che la costituisce. Fluttuazioni che oggi nessuno sa comprendere fino in fondo. E tanto meno sa gestire. Il Prof. Pessa ci indica una possibile via: l’utilizzo della teoria quantistica dei campi. Perché non approfondire il tema? Mi riferisco soprattutto alle imprese leader di questo paese ed ai manager che le guidano. Perché non approfondire una nuova conoscenza che può esser rivoluzionaria?
Perché d’estate? Perché non abbiamo l’alibi delle urgenze che, forse, però, nascono proprio dal fatto che non sappiamo comprendere e gestire il ribollire umano. Quel ribollire umano che, forse invece, si attende da noi qualcosa di rivoluzionario. E a settembre, se guardiamo bene i loro volti, riusciremo a leggere quella domanda di straordinarietà che si chiede alle classi dirigenti in periodi di cambiamenti epocali. Responsabilità: non deludiamo questi sguardi.