"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero

venerdì 1 aprile 2016

Cattaneo e l’esigenza di conoscere

di
Francesco Zanotti

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Flavio Cattaneo è stato nominato AD di Telecom. Non lo conosco personalmente, quindi non sono in grado di esprimere un giudizio. Però riesco a pormi una domanda: cosa desidererebbe conoscere e non sa?
Mi spiego meglio: certamente vorrà conoscere la realtà dell’azienda Telecom etc. Ma quelle sono informazioni. Mi chiedo invece: quali risorse cognitive che oggi non sono in suo possesso desidererebbe avere? Inedite conoscenze di strategia d’impresa? Modalità di sviluppo dell’organizzazione finalmente scientificamente fondate? Qualche panoramica sulle scienze naturali ed umane perché esse sono le risorse cognitive di fondo che permettono di parlare in modo finalmente non banale di strategia ed organizzazione?
Non ho una risposta, ma sarei perplesso (e dovrebbero esserlo anche gli azionisti) se la risposta fosse: nessuna.

Generalizzo la domanda: cari 25 lettori, quali risorse cognitive non avete e desiderereste avere? Non rispondetevi: nessuna.

martedì 29 marzo 2016

Basta con le specializzazioni.

di
Francesco Zanotti

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Sono uno specialista (esperto) di HR, lo sono di formazione, lo sono di leadership … di quella particolare leadership …una corsa verso il basso e l’angusto senza fine.
Ovviamente lo specialista vede solo la sua specializzazione e, poiché deve vendersi per campare (consulente o manager che sia) tende a dire che la sua specializzazione è quella più importante per risolvere i problemi (uno specialista non vede mai opportunità, ma risponde a problemi). I risultati di questa “ideologia” non sono soltanto così banali da risultare ridicoli. Ma sono anche auto emarginanti: nessun top manager è interessato a una qualche artificiale (né l’uomo né la Natura sono “specializzati) specializzazione. Se seguisse la logica della specializzazione dovrebbe passare tutto il suo tempo a dare retta a specialisti che cercano di vendergli, alla fine, solo qualche corso di formazione. Ovviamente lo specialista pensa che i top manager non capiscono nulla.

Se guardate dentro queste specializzazioni scoprirete, invece, che l’atteggiamento del top management è, forse inconsapevolmente, quello giusto.
Se guardate dentro queste specializzazioni scoprirete che esse sono del tutto estranee ai progressi delle scienze umani e naturali. Abbiamo specializzazioni che intendono occuparsi dell’uomo, ma pretendono di farlo solo del pezzettino che vedono e che è tanto più angusto, tanto più l’osservatore è specializzato.

Abbiamo bisogno di manager e specialisti profondamente tuttologi. Cioè che sappiano pescar in ogni dove nella conoscenza umana per riuscire a governare molto meglio i sistemi umani.

venerdì 25 marzo 2016

A Roma: Luhmann, noi e la battaglia contro le sciocchezze

di
Francesco Zanotti

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Come il lettore può vedere, a lato di questo post vi è l’invito alla presentazione del libro di Hans George Moeller sul pensiero di Niklas Luhmann che abbiamo tradotto (Lorenzo e Luciano Martinoli) e commentato in una appendice (il sottoscritto).
Il sottotitolo potrebbe essere, davvero “Una battaglia contro le sciocchezze”.
Partendo dal pensiero di Luhmann e aggiungendo il pensiero quantistico abbiamo scoperto che tutta una serie di convinzioni su cui fondiamo teoria e prassi manageriali sono banalmente sciocchezze.
Proviamo ad elencarne alcune.
Innanzitutto il parlare di complessità sta diventando retorico e banale. Andava bene una trentina d’anni fa. Oggi dobbiamo cercare di capire quali sono le caratteristiche strutturali dei sistemi umani. Che certamente non sono semplici, ma certamente non si possono liquidare definendoli “complessi”.
Parlare e ricercare “competitività” è come urlare “fermate il mondo che voglio scendere”. Cioè: le strategie competitive sono solo strategia di conservazione.
Il “cambiamento” è una paradigma incomprensibile: come faccio a sapere come cambiare le persone e le organizzazioni se non le so descrivere? Se non so come sono?
Le analisi che pensiamo ci rivelino come è fatto il mondo esterno, mentre non possono che analizzare solo l’analizzatore.
Il mito dei talenti che è tanto scientificamente infondato quanto praticamente inconcludente, se non dannoso.
Potrei continuare, ma non voglio privare i lettori del gusto di scoprire dal vivo, durate la presentazione del libro, tutte le sciocchezze che abbiamo scoperto e che, purtroppo, fondano ancora il pensiero e la prassi manageriale mainstream.
Ovviamente poi avanziamo anche una proposta …


lunedì 21 marzo 2016

Perchè le imprese hanno sempre e solo ragione (o sempre e solo torto)?

di
Luciano Martinoli


Prendiamo ad esempio il caso del rapporto con la scuola. Sul sole24ore di oggi sono riportati i dati di una ricerca, commentata da due articoli, sul fenomeno del mismatch overeducation che affligge il nostro sistema formativo superiore e universitario. In sostanza i lavori offerti, e accettati, dai nostri giovani diplomati e laureati richiedono competenze inferiori a quelle maturate o si fanno lavori che non richiedono le conoscenze acquisite durante gli studi.
Si indicano come cause la solita recessione, che ha colpito duramente dal 2007, le università, che dovrebbero “parametrare corsi sulla domanda più che sull’offerta”, e la distanza tra scuola e imprese. Quindi alle imprese non si addebita nulla.
Propongo una lettura diametralmente opposta.

sabato 19 marzo 2016

Il top management: retorica o progetto?

di
Francesco Zanotti

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Il top management racconta sempre le magnifiche sorti e progressive della sua impresa. Salvo poi passare all’impresa concorrente cambiando completamente opinione su cosa generi magnifiche sorti e progressive.
Come potete pensare che organizzazioni e clienti si lascino affascinare da chi oggi esalta il nero e domani il bianco?
Clienti e organizzazione sanno che quelle magnifiche sorti e progressive sono esattamente come le descrive il Leopardi:
“… e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.”

Sono sorti magnifiche progressive effimere illusorie … E, quindi, non mobilitanti. Retorica e non progetto, troppo spesso.