"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 27 marzo 2015

Aerei, test e comunità

di
Francesco Zanotti

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Supponiamo che il drammatico incidente aereo di tre giorni fa sia stato causato da desideri autodistruttivi del co-pilota, cosa che, che come dice Gilberto Corbellini sul Sole 24 Ore di oggi, è tutt'altro che definitivamente provata.
Come si pensa di affrontare l’evenienza che si manifestino questi comportamenti autodistruttivi? Le aree attualmente considerate sono due: le norme di sicurezza e i test psico-attitudinali.
Certamente servono, ma sono condizioni necessarie, non sufficienti. Quello che manca è la costruzione di comunità di significato. Oggi le imprese costruiscono solo gruppi di funzionamento lasciando ad ogni persona il “peso” di assegnare un significato esistenziale al ruolo funzionale che deve coprire. E’ necessario trasformare i gruppi di funzionamento in comunità di significato. Intendo dire che il gruppo di lavoro deve diventare un luogo in cui le persone insieme elaborano il significato di quello che fanno. Se le comunità sono così intense, sono lo strumento migliore per evitare l’emergere di disagi psicologici rilevanti ed evidenziarli appena si manifestano: le comunità sono il luogo privilegiato in cui si manifestano. Le persone comunicano i propri disagi alle loro comunità di riferimento.
Se le imprese non favoriscono la trasformazioni in comunità di significato, aumentano le possibilità di nascita del disagio, del suo consolidarsi nel silenzio e nell'esplodere in comportamenti che devono essere socialmente distruttivi perché la comunità degli altri che non è capace di vedere il disagio della persona, finalmente se ne accorga. Si costringono le persone che provano disagio a comunicarlo attraverso urla di terrore.
Allora il costruire comunità di significato è l’ennesimo nuovo adempimento che si aggiunge ai mille altri?
No! Le comunità di significato hanno anche prestazioni operative molto migliori dei semplici gruppi di funzionamento.
Ovviamente le comunità di significato non sono importanti solo all'interno delle imprese, ma sono importanti anche comunità di clienti che danno significato, al di là delle funzionalità, ai prodotti ed ai servizi. E le comunità di stakeholder che danno significato sociale all'attività di impresa.
Allora da domani vedremo tutte le imprese a preoccuparsi di costruire comunità di significato? No, continueranno a limitarsi a test e procedure. Per costruire comunità di significato occorre una cultura manageriale radicalmente nuova che mette in ridicolo la figura del manager decisionista che, oramai è solo un creatore di guai. Ma i manager non possono accettare una nuova cultura: sono stati “allevati” col mito del merito, dell’essere bravi. Ora dovrebbero dire che il loro essere bravi andava bene nel passato. Dovrebbero accettare per essere bravi oggi devono imparare cose nuove e dirigere in modo radicalmente diverso. La loro debolezza esistenziale impedisce loro di rischiare un passo di questo tipo.


giovedì 23 maggio 2013

I valori non esistono. Che vogliamo cambiare?


di
Francesco Zanotti



Quando si parla di cambiamento la cosa viene buttata sul “pesante”: occorre cambiare i valori. Che è, poi, una sottocategoria di quell'altra affermazione, ancora più “pesante”: occorre cambiare la cultura.
Ora il problema è che tutte le scienze naturali ed umane sono concordi nell'affermare che i valori (lascio stare la cultura, ma per essa vale un ragionamento analogo) non sono oggetti che possono essere installati in una persona, che possono essere “rettificati” come accade  per un cilindro grippato.
In questo senso i valori non esistono come oggetti disincarnati … “oggettivi”. Se non ci sono i valori-oggetto, allora non ha nessun senso cercare di misurarli, di comunicarli, di immaginare che installando certi valori si attivino predefinibili comportamenti.
I valori emergono insieme ai comportamenti all'interno di una Comunità. In genere non vengono “verbalizzati” e, quando lo sono, usano un linguaggio che ha senso all'interno della Comunità che li ha visti emergere.
Allora ha senso attivare processi di emergenza e racconto dei valori all'interno di una Comunità. Questo processo non ha nulla a che vedere con il cambiamento dei valori.
Troppo astratto? Allora prendiamo due amici. Cioè immaginiamo quella situazione di empatia profonda tra persone (di condivisione di una cultura) che sarebbe l’ideale di molte imprese. Come è stata generata? Scrivendo ognuno la propria lista di valori, scambiandosela e negoziando una lista comune? Oppure è arrivato il Parroco che ha dato a tutti e due una lista di valori dicendo di metterla in pratica e i due sono diventati amici?
Ovviamente no … ma perché lo stesso “ovviamente no” non viene pronunciato quando il vertice di una impresa vuole fare come il Parroco?