"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 24 luglio 2017

Innovazione sì, ma per gli altri!

di
Francesco Zanotti


Avete mai notato che i manager non accettano che si possa innovare nel loro modo di svolgere il loro ruolo?
Tutti impegnati a difendere le loro esperienze, le loro presunte abilità miracolose.
Spaventati della possibilità che una conoscenza a loro sconosciuta sia rilevante, spaventati di doversi reiventare.
E così si sommano le banalità, le finzioni.
Signori è troppa la conoscenza che dimenticate, che volete negare. Non potete pensare che tutto il patrimonio di scienze naturali ed umane non conti nulla. Che se anche non sapete nulla di tutto quello che riguarda l’uomo potete governare con successo gli uomini.
Non potete non ammettere che solo la conoscenza a voi sconosciuta vi permetterebbe di essere protagonisti di un vero sviluppo del nostro sistema economico. Umanamente: vi permetterebbe di essere liberi.
Se la rifiutate, continuerete nella tragica finzione prometeica dell’esperienza e del talento che sta distruggendo le nostre imprese e il nostro sistema economico.

Almeno lasciate stare l’etica perché, se anche di quella ci si deve ammantare, allora, la situazione diventa realmente insopportabile. Accettate, almeno con voi stessi, di essere devoti solo a piccole furbizie per evitare ogni resa dei conti.

giovedì 13 luglio 2017

Valori aziendali

di
Francesco Zanotti


Scriviamo ben chiari i valori aziendali e poi comunichiamoli. Ma siete sicuri che questa operazione abbia senso o, piuttosto, non sia che una una illusione rassicurante?
Secondo quanto conosciamo sull'essere umano, è una operazione senza senso. Rimane un mito manageriale che sta in piedi fino a che non si esplorano ad esempio, le scienze cognitive.
Un valore è un giudizio emergente che compare (emerge come costrutto mentale) in una persona quando si relaziona con il mondo. E dipende dal sistema cognitivo di cui questa persona dispone.
Il valore, quindi, non è un oggetto trasferibile da una mente ad un’altra.
Quando voglio comunicare un valore (magari con la pretesa che sia prescrittivo) che faccio? Mi illudo, invece, di trasferirlo, proprio come se fosse un oggetto. E mi aspetto che il ricevente lo usi (lo metta in pratica) come io desidero.
Invece, non lo posso inviare telepaticamente, ma devo, invece, ad esempio, scriverlo. E già lo scriverlo lo trasforma
Infatti, cosa significa scrivere? Condensare un costrutto mentale sulla carta. Questo condensare dipende dalle potenzialità della carta e dal mio sistema cognitivo. Detto diversamente, il costrutto mentale, diventando carta, utilizza il mio sistema cognitivo (che non è infinito) e si esprime con le potenzialità che mettono a disposizione carta e calamai. Se, invece, è un file word … non cambia quasi nulla. Insomma, il tratto di penna non è una fotografia della mia mente.
Il valore diventa operativo quando diventa costrutto mentale di chi lo riceve. Bene, la ricezione è un’ulteriore trasformazione. Quando il ricevente legge la carta, scatta un processo di interpretazione che dipende (almeno) dal suo sistema cognitivo che assume forme diverse a seconda delle contingenze esterne. Quindi capirà fischi per fiaschi. Fischi sono quello che mandate che, già, non è quello che pensate.
Allora se proprio volete, mandate in giro pezzi di carta con scritte parole che considerate valori. Ma non aspettatevi che vengano messe in pratica come pensate. Quel pezzo di carta gira per l’azienda e genera conversazioni senza fine che modificheranno i comportamenti in modi che non sono prevedibili.
Ha proprio “senso” continuare ad utilizzare pratiche che non possono ottenere quello che ci prefiggiamo perché partono da una idea di uomo che valeva, forse, due secoli fa?
Ha proprio senso continuare a combattere contro la conoscenza?

mercoledì 5 luglio 2017

Ora non posso, sono impegnato! Domani.

di
Francesco Zanotti

Che bello essere sempre impegnati, subissati dalle urgenze. Permette di autorealizzarsi, di sentirsi importanti senza fatica e senza rischi. Permette di non dover far fatica a studiare: gli impegni, le urgenze non lasciano il tempo per farlo. Permette di non rischiare progetti e cambiamenti importanti: gli impegni e le urgenze giustificano lo spostare ogni fatica progettuale, ogni cambiamento.
Qualche volta si rimanda alle vacanze lo studiare e il progettare. Ma, poi, quando arrivano le vacanze, prevale il bisogno di staccare dalle urgenze, di dedicarsi al non lavoro (il tempo libero è sostanzialmente non lavoro). Forse a ragione perché le urgenze proteggono, ma sono sfiancanti. Si fa molta fatica spicciola per evitare la fatica importante dello studiare e del progettare.
Se poi tutte quelle urgenze sono del tutto fittizie, peggio, sono autocostruite proprio da chi, evitando la conoscenza, non riesce a capire l’impresa in cui vive e non sa realmente governarla, beh … non ne parliamo. Tanto non se accorge nessuno. Anche se ne leggiamo, per caso, su blog come Ettardi, facciamo spallucce, certi che nessun azionista frequenterà mai questi blog e mai ci chiederà perché vogliamo ostinatamente danneggiare l’impresa che ci paga solo per rifiutare lo studiare e il progettare. Sicuri che non li frequenti già?

mercoledì 24 maggio 2017

Il management e il martello. Sintesi di un seminario

di
Francesco Zanotti


Lo scorso 11 maggio abbiamo proposto un seminario dal titolo: il management e il martello. Ne propongo una iper-sintesi in questo post. Una sintesi più dettagliata è disponibile sul blog nel riquadro: Il management e il martello.

L’iper sintesi è davvero veloce, telegrafica …
Ogni persona guarda, ragiona e agisce sul mondo usando le risorse cognitive (le conoscenze, i modelli mentali) di cui dispone. Esse costituiscono le sue potenzialità e il suo limite.
Oggi tutte le classi dirigenti delle imprese (dalle imprese industriali alle istituzioni finanziarie alle imprese di servizio), a tutti i livelli, stanno usando, per esercitare la loro responsabilità di governo, uno stesso insieme di risorse cognitive: la matematica e la fisica classiche.

Purtroppo si tratta di un sistema di risorse cognitive troppo povero: serve solo a costruire e governare macchine. Quando si cerca di applicarlo a sistemi che macchine non sono si rivela non solo inefficace, ma auto contraddittorio. Le classiche attività direzionali perdono di senso. mi riferisco all’analisi di persone ed organizzazioni, la filosofia del cambiamento o le attività di gestione delle risorse umane.

Per fortuna, a partire dall’inizio del secolo scorso, sono emerse nuove risorse cognitive: dalla matematica qualitativa, alla fisica quantistica alle scienze cognitive alla biologia evoluzionista. Usandole siamo riusciti a guardare con occhi nuovi alle imprese e ai mercati e scoprire una nuova modalità di governo strategico organizzativo che abbiamo definito “Sorgente Aperta”.

I suoi “principi fondamentali” sono:


Proporre il sogno di una terra promessa.          
Dotare tutti di calzari di nuvole e di una bisaccia colma di sole.
Raggiungere la prima oasi insieme.
Celebrare il successo perché anche la luna sappia che noi non siamo pastori erranti senza meta.
Riprende il cammino verso la terra promessa.

giovedì 11 maggio 2017

Il manager: dall’esperienza alla conoscenza

di
Francesco Zanotti

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Caro manager ... fino ad ora hai considerato rilevanti le tue esperienze … ma domani? Domani quando le tue esperienze si saranno concluse da tempo? Un domani (che per molti è già oggi) cosa sarà importante, cosa valorizzerai di te?

Credo che la risorsa più rilevante sarà la qualità e la quantità di nuove conoscenze di cui sarai titolare. Sarà rilevante la tua capacità di fare scouting e sintesi di nuove conoscenze e procurare perla tua impresa le migliori conoscenze disponibili.
L’esperienza che si poteva fare nel passato sta diventando troppo angusta per avere qualcosa da dire riguardo al futuro.
Quali conoscenze?
Le conoscenze che sono state sviluppate nelle scienze naturali ed umane e che, da un lato, sono cruciali per gestire persone ed organizzazioni ma, dall’altro,  sono quasi completamente sconosciute.