"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 3 aprile 2017

Ma pensate che nella mente vi siano …

di
Francesco Zanotti

… rappresentazioni fedeli della realtà? Oppure interpretazioni individuali? Oppure costruzioni? La domanda non è filosofica. E’, invece, maledettamente pratica. Perché tutte le metodologie di gestione (analisi delle competenze, formazione, valutazione etc.) hanno senso solo se la mente genera rappresentazioni fedeli della realtà. Registra queste “immagini” e le recupera, sempre uguali a loro stesse quando vuole.
Se la mente non si relaziona a questo modo con l’ambiente esterno, ma costruisce una sua realtà (ovviamente in un modo misterioso per un “esterno”), allora analizzare, comunicare, formare, valutare sono azioni di cui si può misurare costi e fatica spesi, ma non si può sapere nulla dei risultati che si ottengono. Chissà che tipo di immagini ha costruito una persona quando gli abbiamo comunicato, abbiamo cercato di motivarlo, di formarlo etc.

Uomini e donne affaccendatissimi, non varrebbe la pena di sapere cosa diavolo fa la mente? Si rischia che questo affaccendarsi sia controproducente. Va beh, mi direte, fino a quando nessuno se ne accorge  non è un problema … Ma non mi sembra bello. Soprattutto non mi sembra prudente immaginare che nessuno si accorgerà mai che le scienze cognitive hanno raggiunto alcuni risultati che il management non solo ignora bellamente. Ma agisce all'esatto contrario …

martedì 12 agosto 2014

Il significato richiede un contesto

di
Francesco Zanotti


Oramai è assodato che il significato che si ricava da un testo dipende dal contesto nel quale lo si inserisce. Non esistono testi senza contesti. Se ben ricordo, già Frege alla fine dell’ ‘800 ricordava che il significato di una proposizione dipende dal contesto.
A mano a mano che gli “oggetti” diventano complessi, l’importanza del contesto cresce. Già vale per una frase. Poi vale per un testo. Poi vale anche per un pezzo di genoma …
Ma a quanto sembra, non vale per il sistema più complesso: l’uomo. Nelle nostre imprese pensiamo di poter conoscere (dare significato) agli uomini strappandoli dal loro contesto organizzativo e mettendoli sotto la campana di vetro di un colloquio, di una analisi etc.

E non mi si dica che chi pretende di valutare potenziale, competenze etc. tiene conto del contesto. Non si può conoscere il contesto di significato di un uomo perché è tutto il mondo.

mercoledì 11 dicembre 2013

Ma pensate che nella mente vi siano …

di
Francesco Zanotti


… rappresentazioni fedeli della realtà? Oppure interpretazioni individuali? Oppure costruzioni? La domanda non è filosofica. E’, invece, maledettamente pratica. Perché tutte le metodologie di gestione (analisi delle competenze, formazione, valutazione etc.) hanno senso solo se la mente genera rappresentazioni fedeli della realtà. Registra queste “immagini” e le recupera, sempre uguali a loro stesse quando vuole.
Se la mente non si relaziona a questo modo con l’ambiente esterno, ma costruisce una sua realtà (ovviamente in un modo misterioso per un “esterno”), allora analizzare, comunicare, formare, valutare sono azioni di cui si può misurare costi e fatica spesi, ma non si può sapere nulla dei risultati che si ottengono. Chissà che tipo di immagini ha costruito una persona quando gli abbiamo comunicato, abbiamo cercato di motivarlo, di formarlo etc.

Uomini e donne affaccendatissimi, non varrebbe la pena di sapere cosa diavolo fa la mente? Si rischia che questo affaccendarsi sia controproducente. Va beh, mi direte, fino a quando nessuno se ne accorge  non è un problema … Ma non mi sembra bello. Soprattutto non mi sembra prudente immaginare che nessuno si accorgerà mai che le scienze cognitive hanno raggiunto alcuni risultati che il management non solo ignora bellamente. Ma agisce all'esatto contrario …

giovedì 7 marzo 2013

Capitolo 4: Il management praticato, saggezza difensiva e non poietica

di
Luciano Martinoli

Ordunque, a fronte di tutto quanto detto finora, alla fin fine, il manager è d'accordo o no? E, sopratutto, che fa? La sensazione è che si barcameni, che abbia lo stesso attegiamento che si ha, in genere, nei confronti dell'oroscopo: non ci credo ma lo leggo. Pare confermata l'immagine del manager che diede un nostro intervistato, opinion leader del settore,  qualche mese fa: uomini, e donne, d'azienda che usano sopratutto il loro fiuto, più che conoscenze (che tra l'altro non sono disponibili).
Ecco allora una rassegna irrituale, contraddittoria (kafkiana?) ma, speriamo, provocatoria (nel senso che provochi dibattito) di alcune delle pratiche più diffuse nel management... con lo spettro poco rassicurante che su tutto aleggi il metodo Johnson. 

Il capitolo verrà inviato a chi ne farà richiesta.