"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero

giovedì 16 febbraio 2017

L’ottica del “Change” è primitiva

di
Francesco Zanotti

Sembra che se non sei nell’“ottica del Change” sei una specie di troglodita che si aggira per le organizzazioni … Magari peggio: sei uno stolto reazionario che vuole conservare l’esistente per conservare ruoli di potere che il “Change” potrebbe rimettere in discussione.
Ebbene, vorrei ridiscutere tutto questo sostenendo che l’ottica del Change è primitiva.
Essa parte dall'ipotesi che le organizzazioni tendono alla stabilità, a meno che non interviene un manager esperto che la costringe a cambiare.
Ebbene l’organizzazione ha un suo processo di evoluzione autonoma che “agisce” ogni giorno. Questo significa che, mentre noi progettiamo cambiamenti, l’organizzazione cambia per i fatti suoi in un modo che non è prevedibile.
Quello che possiamo fare è conoscere questo processo di evoluzione autonoma e governarlo …
Ma gli esperti di Change non sanno nulla di tutto questo: ragionano ancora nell'ottica della “rettifica”. Si quella che si fa con il tornio o, nel passato, con la lima. Consegnate loro persone ed organizzazioni sgangherate e le metteranno in sesto a colpi di lima: il tornio è troppo sofisticato.

Soprattutto, sapranno vincere tutte le resistenze di quelle persone che rifiutano il “change”.

sabato 11 febbraio 2017

Tutti anti olivettiani

di
Francesco Zanotti

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Oggi sul Corriere della Sera Carlo Vulpio propone una ripresentazione della figura di Adriano Olivetti. Chi si dichiara non olivettiano? Nelle parole nessuno, nei fatti quasi tutti.

Mi si lasci essere breve. Io credo che la cosa più rilevante di Olivetti non siano le cose che ha detto e fatto. Ma il fatto che ha capito la “primitività” del suo tempo ed ha provato a fare il profeta usando il meglio della conoscenza esistente. La responsabilità del futuro, attraverso la conoscenza, alla ricerca della bellezza.

Se questo è davvero il messaggio di Olivetti, allora sono tutti anti-olivettiani, soprattutto i manager.  Invece di capirne i limiti cercano un ruolo nel presente. Cercano di sfruttare quello che il presente offre. Se si parla di conoscenza, allora la contrapposizione ad Olivetti è netta: i manager pensano che la conoscenza sia irrilevante. Conta solo il loro talento che pensano abbia qualcosa di magico. E quando non hanno successo è perché il loro talento non viene riconosciuto. Se si pensa alla bellezza … meglio non commentare a cosa associano la parola bellezza, se pur sanno che esista questa parola …

mercoledì 8 febbraio 2017

Dove vai se il microbioma organizzativo … non lo gestisci?

di
Francesco Zanotti

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Sembra che noi si sia tanto microbi. Sembra che il numero dei diversi tipi di batteri nel nostro corpo sia almeno dici volte più grande di quello delle cellule normali. E fanno funzionare bene l’insieme delle cellule normali. E l’organizzazione? Ha un microbioma organizzativo ancora più vasto. Ma non lo riconosce e non lo sa gestire. Ne va della salute organizzativa.

Nell’organizzazione accade una cosa analoga. Se prendere la parte “normale” dell’organizzazione, quella fatta di procedure, descrizioni di ruoli, ordini di servizio e simili, scoprire che disciplinano una parte piccola dei comportamenti degli esseri umani. Gli altri comportamenti, la maggior parte, ogni persona se li deve inventare. E per inventarli usano l’insieme delle loro risorse cognitive che è completamente sconosciuto al management. Le risorse cognitive di una persona sono come il microbioma: sono la parte informale dell’organizzazione che fa funzionare l’organizzazione formale. Può farla funzionare bene o male. Occorre, allora, gestire il microbioma organizzativo (l’organizzazione informale) perché faccia funzionare bene l’organizzazione formale. Ma come si fa?

I nostri blog da sempre forniscono proposte al riguardo. E sono proposte scientificamente fondate.

martedì 7 febbraio 2017

La cellula e la persona

di
Francesco Zanotti


Scrive Pier Mario Biava nel capitolo “Il logos e l’origine della vita”, pag. 184 in “Il senso ritrovato”
a cura di Ervin Laslo e Pier Mario Biava:
“Una cellula epatica, se decontestualizzata e posta per esempio in vitro, non sarebbe in grado di «capire» il «significato» di tossico, in quanto le mancherebbero i collegamenti con la rete da cui derivano tutte le informazioni utili per la significazione.”.
L’uomo è certamente più complesso di un cellula. Questo significa che le conclusioni del Prof. Biava valgono a fortiori.
In termini generali, formazione, “cantieri” di cambiamento e attività di gestione delle risorse umane creano situazioni “in vitro” dove le persone interpretano la realtà in modo completamente diverso dal modo in cui la interpretano nel “corpo organizzativo” in cui lavorano.
In più, creano connessioni, sviluppano competenze che hanno senso solo nel contesto in cui si sono sviluppate.
Questo significa che interpretazioni, connessioni, valori e competenze non possono essere trasferiti.
Per essere ancora più espliciti, quando una persona torna nel gruppo di lavoro, dopo essere stato “processato”, ad esempio, da un intervento di formazione, non riporta nell'organizzazione quello che ha “imparato” in quel gruppo. Torna indietro certamente un po’ diverso, ma questo significa solo che deve ricominciare a ricostruire interpretazioni, valori e competenze nel suo contesto lavorativo. Con sua grande delusione, perché si attendeva che il mondo idilliaco costituito dal contesto formativo, reso più piacevole e gratificante da un formatore che ha il suo bell'interesse a farlo, si sarebbe automaticamente trasferito nel suo contesto naturale di lavoro.
Ma di tutto questo ai manager non cale: the show (il teatrino della formazione e del cambiamento) must go on … Meglio il conosciuto (anche se non funziona) piuttosto che la ricerca di qualcosa di diverso, anche se funziona di più. Lo show di oggi deve continuare come è sempre stato.

mercoledì 1 febbraio 2017

Una nuova consulenza strategica “rinascimentale”. E basta!

di
Francesco Zanotti

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E’ solo la prima puntata di una proposta di radicale svolta della consulenza direzionale italiana …

La sfida di sviluppo fondamentale delle imprese è la riprogettazione della loro identità strategica e la ricerca delle risorse per finanziarne la realizzazione. Il processo di riprogettazione deve essere “sociale”, cioè partecipato sia dagli stakeholder interni che esterni e continua. Top manager ed imprenditori necessitano di conoscenze e metodologie per questa riprogettazione che costituisce una sfida per loro completamente nuova.

Se questo è vero, alle imprese (grandi o piccole, manifatturiere o di servizi, finanziarie e non) serve un advisor strategico di tipo nuovo che fornisca conoscenze e metodologie di riprogettazione sociale continua della strategia e si interfacci con le  istituzioni finanziarie che possono fornire le risorse finanziarie necessarie a supportare il processo di realizzazione delle strategie progettate.
Le conoscenze necessarie per soddisfare queste esigenze non sono certo le tradizionali conoscenze manageriali (dai processi di comunicazione, alla leadership) e neanche le conoscenze strategiche della vecchia tradizione “competitiva” che sono scientificamente troppo primitive. E’ necessario disporre delle più avanzate conoscenze di strategia d’impresa supportate dalle più avanzate conoscenze disponibili nelle scienze naturali ed umane.

Se questa è l’esigenza/sfida di fondo delle imprese, non servono più, anzi sono controproducenti interventi di consulenza specialistici o funzionali. Più specificatamente, lo sviluppo delle risorse umane, il miglioramento di qualità e sicurezza, la riorganizzazione ed automazione (nella logica dell’industry 4.0) dei processi sia interni che esterni all’impresa (vedi  comunicazione, MKT e vendite) sono obiettivi che vengono raggiunti all’interno del processo continuo di progettazione e implementazione strategica.
Certo che servono conoscenze tecnico specialistiche, ma esse devono essere “utilizzate” dall’advisor strategico all’interno del suo intervento di supporto alla progettazione ed implementazione strategica.

Detto tutto questo è necessario costruire una nuova consulenza strategica di tipo “rinascimentale”, ma ne parleremo la prossima volta … Magari “De visu” …