"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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mercoledì 10 ottobre 2012

Nuove tecnologie e vecchi schemi mentali: i Big Data

“Non si può gestire ciò che non si può misurare” (P.Drucker)

"Non tutto ciò che conta si può contare e non tutto ciò che si può contare conta." (A. Einstein)

L’ultimo numero di ottobre di Harvard Business Review ci presenta, come storia di copertina, un trend IT che dovrebbe, a suo giudizio, modificare le modalità di management: i Big Data. Di cosa si tratta? Semplice: l’analisi di masse di dati, spesso non strutturati e da diverse fonti, con caratteristiche di velocità di elaborazioni, volumi  importanti e loro varietà. La promessa è quella di “scoprire il futuro”, come promette una start-up americana recentemente citata dall’inserto Nova del sole24ore, o modificare radicalmente lo stile di management, come invece promette HBR.
Ci potranno riuscire? Sì se si parte da certi presupposti che...

domenica 7 ottobre 2012

Perché solo i neuroni a specchio?


di
Francesco Zanotti


La scienza sta diventano di moda. Ma rischia di diventarlo in modo superficiale. Forse il caso dei neuroni a specchio è un esempio … esemplare.
I neuroni a specchio sono una spiegazione, a livello elementare, della nostra capacità di “empatia”. Ma gli studi sono all’inizio e nessuno sa esattamente cosa questo possa comportare per una maggiore comprensione dell’uomo e delle organizzazioni che crea. Anzi sembra che si sia ancora in alto mare.
Studiosi come Arnaldo Benini sul Sole 24 Ore di oggi afferma esplicitamente che gli studi sui meccanismi nervosi “restano comunque un mistero, anche a livelli minimi di organizzazione”. E cita il caso del “Caenorhabdtis elegans” che ha il sistema nervoso composto da 320 neuroni. Ma non capiamo neppure quello!
Invece, esistono molte altre scienze che possono essere molto più “utili”, seppur da un altro punto di vista.
Ad esempio, la matematica, la fisica quantistica, la teoria dell’evoluzione e la biologia evoluzionistica dello sviluppo, ci forniscono linguaggi per capire la natura profonda dell’organizzazione informale e i suoi processi di evoluzione spontanea. E ci permettono di capire che l’unica modalità di governo efficace è il Governo dei processi di evoluzione autonoma dell’organizzazione informale. Che è una forma molto diversa sia del Governo del Funzionamento che del Governo del Cambiamento.

lunedì 6 agosto 2012

L'azienda non è una istituzione

Lettera aperta al Generale GdF in congedo, già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, e attualmente Consigliere strategico del Presidente di Telecom Italia

Caro Umberto
Ho letto il tuo commento su Jobtalk, il famoso blog curato da Rossana Santonocito, riguardo la non recente notizia del programma di Amazon per i dipendenti  (il "Career Choice Program").
Come saprai, non è una novità per le grandi aziende d'oltreoceano disporre di programmi di questo tipo. Si tratta di strumenti di "recruiting and retention" utili a facilitare le assunzioni e trattenere le persone.
Giustamente auspichi una "clonazione" di tali iniziative anche nel nostro paese, ma, consentimi, il tuo è un invito che non considera, probabilmente in virtù della tua provenienza da una istituzione statale, un aspetto fondamentale affinchè un programma del genere prenda senso: la "strategia" dell'impresa.
Amazon, Deloitte, Qualcomm, Boeing, UPS, e molte altre citate, e non, nell'articolo che ti ho segnalato, hanno un "piano per il futuro", all'interno del quale descrivono e concretizzano il loro "senso globale" (organizzativo, sociale, culturale, e altro dal quale discendono i risultati economici e finanziari). Solo al suo interno prendono significato iniziative di questa portata.

Quali sono invece i "piani per il futuro" delle nostre aziende? 

martedì 24 gennaio 2012

Edipower: ma che ne sanno avvocati e banchieri?!


di
Francesco Zanotti

Leggo sul Sole 24 Ore di oggi (prima pagina Finanza e Mercati), un articolo di Simone Filippetti sul caso Edipower dal titolo “Ora il mercato chiede coesione”.
L’Autore sostiene che “avvocati e banchieri stavano limando i dettagli dell’agognato accordo su Edipower”. Ma accordo su cosa? Ma un accordo sulla Governance, perbacco …
Purtroppo si parla di una Governance che riguarda la distribuzione del potere. Come se Edipower fosse una eterna burocrazia, il cui unico problema è a chi si lascia il potere di dominarci sopra.
Ma non si rendono conto che parlare di potere su di una organizzazione così complessa è infantile?
Innanzitutto è circa un anno che si sta litigando su chi conquista il potere. In questo anno cosa è accaduto dell’organizzazione? Banale: ha seguito un suo processo di evoluzione autonoma che, proprio perché non è gestito, avrà generato mille gruppi auto riferiti con ideologie contrapposte su come sia e debba essere l’organizzazione. Il vertice che prenderà il potere non può sapere nulla di questa evoluzione. Ciononostante, appena si sarà insediato, inizierà a dare ordini pensando di essere ubbidito. Ma, innanzitutto questi ordini saranno molto generali, tanto da sembrare retorici. Dovranno essere concretizzati, trasformati in comportamenti, dalle persone che operano sul campo. Ma ognuno le interpreterà, anche nell’ipotesi (non scontata) della massima buona fede, a modo suo in un modo non prevedibile.
Provo ad usare una metafora. Chi pensa che il problema sia disporre del potere perché, poi, con il potere può gestire una organizzazione, è come colui che si immagina che, vuotando un bicchiere di vino in una tinozza d’acqua, il vino se ne stia buono buono, compatto compatto in un angolo della tinozza. Assurdo! Il vino si mischia con l’acqua in un modo che dipende dal tipo di acqua e dalla forma della tinozza. Così accade nell’organizzazione: l’ordine entra nella mente e nei cuori delle persone ed anche se fosse un ordine preciso (e il vertice non riesce a dare ordini precisi come specifici comportamenti) si mischierebbe nella tinozza della mente delle persone in un modo che dipende dallo stato complessivo delle idee e delle emozioni delle persone.
Occorre attivare un coinvolgimento progettuale profondo per progettare la nuova organizzazione con le persone. Dovrebbero spingere in questa direzione soprattutto gli azionisti. Purtroppo l’ostacolo è il ruolo egemonico di avvocati e banchieri che nulla sanno di processi di sviluppo dell’organizzazione.