"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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martedì 27 settembre 2016

Ancora sui "talenti": talentuosi per cosa?

di
Luciano Martinoli
Un recente articolo apparso su Harvard Business Review ripropone il tema dei "talenti" affrontandolo da nuovi punti di vista, ma lasciando ancora intatto il tema di fondo.

Vero è che il compito di sviluppare talenti è dei manager, non della funzione del personale, in quanto c'è il rischio di burocratizzare il processo. Vero che quando un qualcosa si specializza emerge il gergo, gli esperti, i circoli chiusi che rendono inintellegibile il tema all'esterno. Ma purtroppo l'articolo si ferma lì, o meglio continua con i soliti casi descritti in modo banalotto e inutilizzabili in altri contesti.

Il "talento", come spesso ripetiamo da queste pagine, non è una caratteristica "oggettiva" delle persone (come l'altezza, il peso, il colore degli occhi, ecc.) che chiunque, e in qualsiasi contesto, può verificare e misurare. Esso è una caratteristica che "emerge" in un particolare contesto di tempo e di ambiente sociale.
Cercarla di trattarla come un oggetto causa errori e incomprensioni che, questo sì, l'articolo cita e sono ben noti agli addetti del settore.

Se posso azzardare un esempio in ambito personale, facilmente generalizzabile, esistono mogli o mariti "talento": affettuosi, amorevoli con i figli, attenti alle esigenze dell'altro ecc. Sarebbero capaci queste persone di esserlo con un altro/a? Molto probabilmente no e per alcuni di loro, se sono divorziati e risposati, la prova è nel loro passato. E allora che senso può avere "certificare", "migliorare", "addestrare" il loro talento di moglie/marito?
Nessuna, sono solo fatti loro, e se qualcuno volesse dare una mano per recuperare la talentuosità eventualmente persa, lo dovrebbe fare stimolandoli sugli scopi della loro unione, non sulle caratteristiche personali.

Mutatis mutandi in azienda i manager dovrebbero stimolare e far crescere i "talenti" che gli servono, e poichè la talentuosità non si esercita nel vuoto (bisogna essere di talento a fare qualcosa di specifico) il "piano di lavoro" (bench-mark) sul quale stimolare tale talentuosità è la progettualità strategica, ovvero il ragionare sulla parte di business di propria competenza. 
Ecco il legame mai capito dalle funzioni HR e la loro reale possibile utilità in azienda.

sabato 25 ottobre 2014

Di cosa parliamo quando parliamo di talenti (e merito)?

di
Luciano Martinoli


La rivista Harvard Business Review ha pubblicato, come ogni anno, la lista dei migliori CEO al mondo. I migliori "talenti", premiati per i loro "meriti".
Come sono stati valutati questi signori per entrare nella classifica? Quali sono i loro meriti? Tre parametri che hanno a che fare con le azioni: il ritorno per gli azionisti sul valore di borsa, sul valore rispetto al settore industriale e l'incremento della capitalizzazione globale. Dunque, in sintesi, come hanno arricchito i "soci" delle aziende che gestiscono.
Ma chi sono questi talenti?

venerdì 18 luglio 2014

I risultati economici delle aziende dipendono dai comportamenti delle persone...

...ma i manager lo sanno?
di
Luciano Martinoli


E' disponibile, nella sua versione finale, il III Rapporto sul Rating Business Plan aziende FTSE MIB e STARIn documento separato (Redigere e valutare Business Planè accessibile la descrizione del "modello" rispetto al quale si è fatto il rating, frutto del lavoro di ricerca da noi effettuato sullo stato dell'arte della Strategia d'Impresa e non solo, e il processo stesso di rating.
Questo Rating di Business Plan allora è una vera e propria Due Diligence Strategica di tali imprese. Detto in altri termini è la misura della "voglia di futuro" delle principali aziende italiane.
Quale è stato il ruolo che hanno avuto le persone in questi progetti? 
E, da qui, è possibile capire che contributo hanno dato i responsabili del personale a tale importante attività aziendale?

giovedì 7 giugno 2012

Il porcospino e la volpe

E' il titolo di un saggio del filosofo Isaiah Berlin pubblicato nel 1953. Fa riferimento ad un frammento attribuito al poeta greco Archiloco che scrisse "La volpe conosce molte cose, mentre il porcospino conosce solo una grande cosa".
Vikram Mansharamani, in un recente articolo apparso su HBR riprende il lavoro di Berlin, e la sua potente metafora, per fare alcune considerazioni  sulla società di specialisti che abbiamo costruito.
"Abbiamo creato un vasto assortimento di individui che studiano la corteccia" dice Mansharamani "ce ne sono molti che hanno studiato a fondo gli angoli, i solchi, la colorazione e la struttura. Pochi hanno sviluppato la comprensione che la corteccia è semplicemente lo strato più esterno di un albero. Ancora meno capiscono che l'albero è inserito in una foresta."