"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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domenica 31 luglio 2016

Non solo linguaggio …

di
Francesco Zanotti

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Oramai è conoscenza scientifica assodata che l’apprendimento di nuove lingue influenza il giudizio e la personalità. Offre nuovi spazi di invenzione ed espressione.
Ma non ci si deve fermare alle lingue. Anche l’acquisizione più generale di modelli e metafore permette nuove capacità vi vedere, inventare ed esprimersi.

Allora arricchite le vostre conoscenze con i risultati più recenti delle scienze naturali ed umane. Se proprio volete usare il linguaggio della competizione, è l’acquisizione di nuove capacità di vedere, inventare ed esprimersi che costituisce la più rilevante risorsa competitiva. Se volete usare una più feconda prospettiva imprenditoriale, è proprio l’acquisizione di nuove capacità di vedere, inventare ed esprimersi che permette di immaginare e realizzare nuovi mondi.

sabato 11 giugno 2016

Il linguaggio costruisce il pensiero

di
Francesco Zanotti

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E’ un post a mo’ di sillogismo, stringatissimo.
Molti studi stanno dimostrando che il linguaggio condiziona il nostro modo di pensare.
Oggi abbiamo bisogno di cambiare il nostro modo di pensare. Esiste una crescente evidenza che sono necessari nuovi paradigmi di riferimento. Allora dobbiamo fornirci di nuovi linguaggi, più in generale, di nuovi modelli di riferimento.

Ve ne sono moltissimi, per ogni ruolo manageriale, che vengono dalla scienze naturali ed umane. I lettori di questo blog sanno che ne abbiamo già presentati molti …

giovedì 21 aprile 2016

Non analizzate, non chiedete, fatevi raccontare

di
Francesco Zanotti

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Non è possibile analizzare una organizzazione. Banalmente perchè non esiste un modello che dica di che parti è costituita. Si cerca, allora, di analizzare (misurare) singole caratteristiche, ma anche questo non funziona per così tante ragioni che ci vorrebbe un libro per raccontarle tutte.
Se cercate, ad esempio, di analizzare una cosa come il clima, vi trovare a non sapere esattamente cosa sia, a non avere strumenti e processi di misura per farlo e a non sapere quando ne avete una qualunque descrizione (vostra personale, del tutto soggettiva) che influenza ha questo clima sui comportamenti delle organizzazioni.
Che fare allora? Rinunciare a conoscere l’organizzazione che dirigete? No! 
Esiste una alternativa: fatevelo raccontare dalla gente che lavora per voi. Voi limitatevi a dare loro il linguaggio attraverso il quale farvela raccontare. Potete anche farvi raccontare i loro progetti, i comportamenti che hanno intenzione di mettere in atto ...

Il farvi raccontare con il linguaggio che proponete voi è una forma eccellente di governo. Ovviamente tocca a voi fornire alla vostra gente il linguaggio più potente, più espressivo. Per curiosità: qual è il linguaggio (o i linguaggi) che oggi usa la vostra organizzazione? Quale linguaggio/linguaggi vi piacerebbe venissero usati?
Ah, non confondete! Non sto parlando di "Story telling" ... Credetemi anche se ora non posso spiegarvi perchè faccio questa affermazione ...

venerdì 5 febbraio 2016

Cambiamento è … cambiare linguaggio

di
Francesco Zanotti

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Cambiare è cambiare linguaggio. Deve cambiare il suo linguaggio di riferimento chi vuole governare una organizzazione.
Facciamo un esempio: usiamo il linguaggio dei sistemi autopoietici. Usiamolo e scopriremo mondi nuovi. Guarderemo alla nostra organizzazione in modi radicalmente diversi. Scopriremo che non ha senso parlare di “comunicazione”. Scopriremo che la nostra organizzazione è fatta da tanti sistemi autopoietici (quanti sono i gruppi di lavoro) che non comunicano e non possono comunicare tra di loro. Sistemi autopoietici diversi non comunicano tra di loro, ma si irritano. Anche il management si costituisce in sistema autopoietico. Le sue azioni di comunicazione o di cambiamento di norme e procedure “irritano” l’organizzazione. Meglio: i diversi sistemi autopoietici che costituiscono una organizzazione. Ognuno si irrita in modo diverso.
Se si organizza un evento formativo o un gruppo di cambiamento, si crea un sistema autopoietico che acquista vita propria e “irrita” l’organizzazione in modi imprevedibili.
Una domanda sorge spontanea: le nostre organizzazioni sono solo anarchie composte di sistemi autopoietici ognuno dei quali va per la sua strada?
E subito dopo ne sorge una seconda: se si può solo irritare, che senso ha parlare di governo, di management?
Per rispondere a queste domande abbiamo predisposto un libro che è costituito dalla traduzione (fatta da Luciano Martinoli e da suo figlio Lorenzo) di un Libro di Hans-Georg Moeller sul pensiero di uno dei più grandi sociologi del secolo scorso: Niklas Luhmann. E da una mia appendice che cerca di usare e “completare” il pensiero di Luhmann per rispondere alle domande che ho appena proposto.
E’ edito da IPOC. E’ acquistabile anche on line sul sito di IPOC. Verrà presentato Giovedì 11 febbraio presso l’Università di Modena. Sulla sinistra di questo post il lettore troverà tutte le indicazioni sul libro e sull’Evento al quale sarà presente il prof. Moeller.


giovedì 20 novembre 2014

Una babele di linguaggi …

di
Francesco Zanotti


Se voi voleste scrivere un messaggio a tutti i popoli della terra, come fareste? Dovreste usare tutti i linguaggi esistenti. Come fa il Papa a Natale e Capodanno. Ad ogni popolo la sua lingua come parte fondante della sua cultura e della sua identità. Per capire e parlare ad un popolo occorre passare dalla sua lingua.
In ogni organizzazione si formano sistemi di risorse cognitive locali. Ogni gruppo organizzativo è caratterizzato da un proprio sistema di risorse cognitive locali. Ha un proprio linguaggio, ad esempio.
Queste risorse cognitive sono il filtro con il quale le persone del gruppo interpretano, decostruiscono e ricostruiscono (cioè danno senso) ai messaggi.
Anche il top management è caratterizzato da un proprio sistema di risorse cognitive con il quale pensa e si esprime. Non conosce ed usa nessun esperanto..
Arrivo alla domanda del titolo: ma se il top management non conosce i diversi sistemi cognitivi che vi sono nella sua organizzazione e non ha neanche consapevolezza delle risorse cognitive che usa lui, come può sperare di dialogare con la sua organizzazione?


lunedì 1 settembre 2014

Non analizzate, non chiedete, ma fatevi raccontare

di
Francesco Zanotti


Non è possibile analizzare una organizzazione. Banalmente perchè non esiste un modello che dica di che parti è costituita. Si cerca, allora, di analizzare (misurare) singole caratteristiche, ma anche questo non funziona per così tante ragioni che ci vorrebbe un libro per raccontarle tutte.
Se cercate, ad esempio, di analizzare una cosa come il clima, vi trovate a non sapere esattamente cosa sia, a non avere strumenti e processi di misura per farlo e a non sapere, quando ne avete una qualunque descrizione (vostra personale, del tutto soggettiva), che influenza ha questo clima sui comportamenti delle organizzazioni.
Che fare allora? Rinunciare a conoscere l’organizzazione che dirigete? No! 
Esiste una alternativa: fatevelo raccontare dalla gente che lavora per voi. Voi limitatevi a dare loro il linguaggio attraverso il quale farvela raccontare. Potete anche farvi raccontare i loro progetti, i comportamenti che hanno intenzione di mettere in atto ...
Il farvi raccontare con il linguaggio che proponete voi è una forma eccellente di governo. Ovviamente tocca a voi fornire alla vostra gente il linguaggio più potente, più espressivo. Per curiosità: qual è il linguaggio (o i linguaggi) che oggi usa la vostra organizzazione? Quale linguaggio/linguaggi vi piacerebbe venissero usati?