"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 5 febbraio 2016

Cambiamento è … cambiare linguaggio

di
Francesco Zanotti

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Cambiare è cambiare linguaggio. Deve cambiare il suo linguaggio di riferimento chi vuole governare una organizzazione.
Facciamo un esempio: usiamo il linguaggio dei sistemi autopoietici. Usiamolo e scopriremo mondi nuovi. Guarderemo alla nostra organizzazione in modi radicalmente diversi. Scopriremo che non ha senso parlare di “comunicazione”. Scopriremo che la nostra organizzazione è fatta da tanti sistemi autopoietici (quanti sono i gruppi di lavoro) che non comunicano e non possono comunicare tra di loro. Sistemi autopoietici diversi non comunicano tra di loro, ma si irritano. Anche il management si costituisce in sistema autopoietico. Le sue azioni di comunicazione o di cambiamento di norme e procedure “irritano” l’organizzazione. Meglio: i diversi sistemi autopoietici che costituiscono una organizzazione. Ognuno si irrita in modo diverso.
Se si organizza un evento formativo o un gruppo di cambiamento, si crea un sistema autopoietico che acquista vita propria e “irrita” l’organizzazione in modi imprevedibili.
Una domanda sorge spontanea: le nostre organizzazioni sono solo anarchie composte di sistemi autopoietici ognuno dei quali va per la sua strada?
E subito dopo ne sorge una seconda: se si può solo irritare, che senso ha parlare di governo, di management?
Per rispondere a queste domande abbiamo predisposto un libro che è costituito dalla traduzione (fatta da Luciano Martinoli e da suo figlio Lorenzo) di un Libro di Hans-Georg Moeller sul pensiero di uno dei più grandi sociologi del secolo scorso: Niklas Luhmann. E da una mia appendice che cerca di usare e “completare” il pensiero di Luhmann per rispondere alle domande che ho appena proposto.
E’ edito da IPOC. E’ acquistabile anche on line sul sito di IPOC. Verrà presentato Giovedì 11 febbraio presso l’Università di Modena. Sulla sinistra di questo post il lettore troverà tutte le indicazioni sul libro e sull’Evento al quale sarà presente il prof. Moeller.


lunedì 16 novembre 2015

La costruzione sociale del Business Plan elimina “comunicazione” e “formazione”

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per comunicazione” e “formazione

“Comunicazione” e “formazione” hanno stufato. Nella formazione e nella comunicazione si sono formare burocrazie (tecnicamente, sistemi autopoietici) manageriali e professionali che hanno come unico obiettivo quello di mantenere loro stesse.
Ma allora le imprese non devo raccontare di loro stesse e le persone non devono apprendere?
Ovviamente no. Ma possono farlo in modo diverso, non considerando più “formazione” e “comunicazione” come attività specialistiche da affidare a specialisti nell’ambito di realtà antropologiche artificiali.
La costruzione sociale del Business Plan è l’alternativa che propongo.
Alla fine, la strategia è fatta dai comportamenti (operativi e relazionali) delle persone, a tutti i livelli.
Cosa vuol dire, quindi, fare progettazione strategica? Fare in modo che i comportamenti delle persone siano coerenti e coordinati per costruire nuovi mercato, una nuova socialità ed una nuova organizzazione. Concretamente, cosa si può fare?
Oggi prevale una logica direttiva (le attività di formazione e comunicazione sono sostanzialmente attività direttive. Asimmetriche, dal punto di vista del potere, tra chi le propone, le gestisce e chi le subisce). Si fa un Business Plan e poi lo si comunica e si formano le persone per realizzarlo …  Beh “quasi” perché voglio vedere un Business Plan che descrive le attività di formazione e le finalizza a generare i nuovi comportamento che realizzeranno il Business Plan.
Ora, un Business Plan generato direttivamente non può certo prevedere i comportamenti di chi opera nell’organizzazione (stakeholder interni) e da chi opera all’esterno (stakeholder esterni). Contiene solo indicazioni generali. Ma questo significa che stakeholder interni ed esterni devono decidere in autonomia che comportamenti adottare. E, poiché le singole persone (all’interno ed all’esterno dall’organizzazione) dispongono di risorse cognitive molto diverse le une dalle altre, si assisterà ad una cacofonia di comportamenti che realizzeranno una strategia emergente che tende ad essere molto diversa da quella immaginata da chi ha scritto il Business Plan.
In alternativa: so faccia in modo che il Business Plan venga progettato socialmente da stakeholder interni ed esterni. Il top management sia fornitore di conoscenze e generatore di sintesi. Si faccia in modo che questa progettualità sociale sia continua. In questo modo ci si garantirà una sinfonia sociale invece di una cacofonia di povere sonate personali.

E non sarà necessaria alcuna comunicazione e formazione artificiali. Il processo di costruzione sociale del Business Plan sostituisce anche le attività di Stakeholder Engagement e di Investor Relations. Tutti a realizzare la stessa strategia. Possibilmente imprenditoriale.

martedì 10 luglio 2012

La Scienza come "linguaggio"


di
Francesco Zanotti

La scienza sta riscuotendo interesse crescente presso i managers.
Si rischia, però, di cogliere solo quegli aspetti che vengono giudicati mediaticamente rilevanti. Oppure quegli aspetti dei quali si immagina una utilizzabilità “funzionale”.
E si rischia di perdere il vero contributo che la scienza (tutte le scienze) possono dare alla capacità di governo dei sistemi umani.
Andiamo con ordine.