"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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lunedì 24 luglio 2017

Innovazione sì, ma per gli altri!

di
Francesco Zanotti


Avete mai notato che i manager non accettano che si possa innovare nel loro modo di svolgere il loro ruolo?
Tutti impegnati a difendere le loro esperienze, le loro presunte abilità miracolose.
Spaventati della possibilità che una conoscenza a loro sconosciuta sia rilevante, spaventati di doversi reiventare.
E così si sommano le banalità, le finzioni.
Signori è troppa la conoscenza che dimenticate, che volete negare. Non potete pensare che tutto il patrimonio di scienze naturali ed umane non conti nulla. Che se anche non sapete nulla di tutto quello che riguarda l’uomo potete governare con successo gli uomini.
Non potete non ammettere che solo la conoscenza a voi sconosciuta vi permetterebbe di essere protagonisti di un vero sviluppo del nostro sistema economico. Umanamente: vi permetterebbe di essere liberi.
Se la rifiutate, continuerete nella tragica finzione prometeica dell’esperienza e del talento che sta distruggendo le nostre imprese e il nostro sistema economico.

Almeno lasciate stare l’etica perché, se anche di quella ci si deve ammantare, allora, la situazione diventa realmente insopportabile. Accettate, almeno con voi stessi, di essere devoti solo a piccole furbizie per evitare ogni resa dei conti.

mercoledì 28 giugno 2017

I propri fallimenti

di
Francesco Zanotti

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Prendete un curriculum di qualche grande (riconosciuto o presunto) manager. Troverete solo elenchi di successi, mai storie di fallimenti.
Ma, allora, questi curricula sono fasulli: nessuno ha mai ottenuto solo successi.
E, poi, domandiamoci: ma se uno scrive un curriculum fasullo, come può essere un grande manager? Certo non può esserlo!
Ma allora dobbiamo infarcire il nostro curriculum di insuccessi?

No! Il titolo di un annuncio di ricerca di manager potrebbe essere: “Cercansi persona adulta capace di raccontare la propria vita senza usare le categorie del successo e dell’insuccesso. Capace di raccontare le proprie esperienze umane integrali. Cosicché la ricchezza (non certo classificabile in successi e insuccessi) della sua vita e della sua conoscenza ci faccia venire la voglia di conoscerlo e di lavorare con lui.”

domenica 1 gennaio 2017

Possibile che ci siano davvero i marziani?

di
Francesco Zanotti

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Certo non li vediamo. Ma non possono non esserci. Se non loro, chi altri può avere generato la crisi? Non certo i manager! … o no?

I manager rivendicano la loro eccellente capacità di azione e di risultati. Per questa loro “superumana” capacità sostengono che devono essere pagati a peso d’oro.
Ora, da sette o otto anni a questa parte, accade che i risultati economici, sociali siano disastrosi.
Allora i casi sono due. O questa capacità di azione che sa generare risultati è del tutto fasulla. Oppure ad essi si deve essere opposta una forza talmente forte da renderli incolpevolmente impotenti.

Certamente sarà vera la seconda ipotesi! E questa forza così forte non può che essere di origine extraterrestre. Non può che essere tutta colpa dei marziani … o no?

giovedì 15 settembre 2016

Ma a cosa servono i manager?

di
Francesco Zanotti

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Se volete: a cosa servono i Capi?
Il Sole 24 Ore di qualche giorno fa riportava i “complain” di Federmanagement perché le aziende licenziano i manager. E la proposta è la solita: gli incentivi perché le PMI possano assumere management. Al di là della preoccupazione che genera il fatto che tutti si rivolgono al mondo delle PMI con il risultato di caricarle di costi, la domanda fondamentale: ma servono i manager? Serve quella selva di livelli gerarchici di funzionari, dirigenti middle manager, top manager che affollano le nostre imprese?
Gary Hammel sulla Harvard Business Review rivela che negli USA vi sono circa 23 milioni di capi di prima linea. E sostiene che, seguendo l’esempio delle imprese più avanzate, ne servirebbero meno della metà. Lo stesso Hammel da anni teorizza e racconta casi di successo di imprese senza manager.
Noi aggiungiamo qualche altra considerazione. Se tu hai un capo, a quello ti rivolgi. E’ lui che diventa il tuo riferimento, è lui che devi far contento. Se non ce l’hai concentri la tua attenzione sul fare le cose. L’esempio più eclatante è costituito dai Paesi che non hanno governo. In quei casi l’economia è costretta a non attendere l’iniziativa del Governo. E riscopre una progettualità imprenditoriale che l’attendere l’azione salvifica del Governo blocca.
Allora viva l’anarchia? Il fatto è che serve un “capo”, serve un signore capace di portare a sintesi i pensieri, le iniziative, le progettualità che nascono dalla gente che vive nell’organizzazione. Questi signori, però, non vivono nel pinnacolo delle torri eburnee della gerarchia, ma camminano tutti i giorni tra la gente …


lunedì 29 agosto 2016

Costretti ad affermare indipendenza cognitiva

di
Francesco Zanotti

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Oggi purtroppo i manager sono costretti ad affermare una loro assoluta indipendenza cognitiva. Devono affermare che dispongono di tutte le conoscenze necessarie a svolgere il loro ruolo. In più, sono costretti ad affermare che neanche in futuro potranno essere sviluppate da parte di terzi nuove conoscenze che possono essere, per il suo ruolo, preziose.
Sono costretti (forse autocostretti), perché l’ammettere che hanno qualcosa da imparare sminuisce la loro immagine di manager di ferro, duri e puri, orientati ai risultati senza indulgere in sciocchezze come la conoscenza. Talenti che più talenti non si può. E se sei un talento così (e ti hanno dato il posto proprio perché hai detto di essere così) non puoi, per definizione, andare oltre.
Purtroppo le conoscenze di cui è necessario disporre per guidare uomini ed organizzazioni sono tante, complesse e in veloce rivoluzione.
Il manager deve rifiutarle tutte, oggi e nel futuro, per poter affermare la sua totale autosufficienza cognitiva. Non può neanche discuterne perché se prendesse atto di tutte le conoscenze che non ha e che dovrebbe acquisire non potrebbe più sostenere neanche con se stesso questa sua, a suo giudizio indispensabile per la sua sopravvivenza, indipendenza cognitiva. Povero … o povera.


martedì 9 febbraio 2016

Lettera aperta a Gian Felice Rocca Giovedì 11 a Modena: e se vi sbagliaste?

di
Francesco Zanotti


Egregio Dott. Rocca, 
ho letto la sua intervista sul Corriere delle Sera di ieri. Accetterebbe di discutere una tesi opposta alla sua e, ovviamente, scientificamente fondata?
Giovedì a Modena (con il patrocinio della locale Università e con la sponsorizzazione della Banca Popolare dell’Emilia Romagna) presenteremo un libro (Per comprendere Luhmann, edito da IPOC) che è fatto di due “pezzi”. Il primo è costituito dalla traduzione (fatta da Luciano Martinoli e da suo figlio Lorenzo) di un libro “divulgativo” del pensiero del grande sociologo tedesco Niklas Luhmann. Si tratta di “Radical Luhmann” del prof. Hans-George Moeller. La seconda parte è una mia appendice che racconta come il pensiero di Luhmann permetta di vedere in modo molto diverso la situazione attuale. E, poi, cosa è possibile aggiungere per trovare una nuova via di sviluppo.
In cosa consiste questa tesi diversa dalla sua?
E’ fatta di due parti.
La prima: la managerialità è una illusione. La visione e le competenze dei manager sono troppo baneli. I manager attuali sanno solo ripetere il passato, addolcendo la crudeltà della conservazione con qualche ammennicolo tecnologico. Il pensiero di Luhmann spiega il perché. L’esperienza di un'Expo senza contenuti ne è la dimostrazione.
La seconda è speculare alla prima: è necessario costruire una nuova cultura e prassi manageriale. A conferma di questa tesi mi lasci citare una frase di quello che oggi è uno dei più autorevoli esperti di management a livello mondiale “To build Management 2.0 we need more than engineers and accounts. We must also harness the idea of artists, philosophers, designers, ecologists, anthropologists, and theologians.”. Il nostro libro cammina in questa direzione.
Che ne direbbe di un dibattito su questi temi?

martedì 29 dicembre 2015

Chi è l’uomo?

di
Francesco Zanotti

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Se volete guidare una macchina (doverne determinare i comportamenti) è necessario saper come funziona. E’ un guaio cercare di frenare con l’acceleratore. Non ci riesce proprio.
Ora anche per poter determinare i comportamenti degli uomini è necessario sapere come funzionano. Ma i manager sanno come funzionano gli uomini?
Ovvio che sì! Sono fatti di competenze. Allora occorre fornire loro le competenze adatte (oppure prendere quelli che ce le hanno già) e poi motivarli ad apprenderle ed usarle.
Ma che sono le competenze? Beh, è banale, dirà un manager. Ma, dopo averlo detto, gli risulterà difficile proporre una definizione. E quando ci fosse riuscito scoprirebbe che il manager suo collega ne avrebbe un’altra (forse in nessun caso, meglio di questo, vale il motto “Tot capita, tot sententiae”). E scoprirebbe che in letteratura ve ne sono decine.
Se non si sa cosa sono le competenze, come si fa a fornire e farle apprendere ed usare?

Proposta ingegnosa: si lascia tutto in mano all’amico formatore. Egli, grazie all’amicizia (speriamo solo a quella), è esentato dallo spiegare cosa sono le competenze, come le vuole insegnare, come farà si che vengono apprese ed usate. Ingegnoso no?

lunedì 21 dicembre 2015

Più “bravo” degli altri …

di
Francesco Zanotti

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Caro manager, se vuoi veramente dare una mano allo sforzo della tua impresa per diventare competitiva, devi essere il migliore di tutti. Non basta che tu sia un buon professionista. Se sei solo un buon professionista al massimo permetterai alla tua impresa di non essere peggio delle altre.
Ovviamente non ti azzardi a dire che sei il migliore di tutti.
Quindi?
Quindi devi cercare altre fonti di vantaggio competitivo sostenibile. La più rilevante è la conoscenza. Ma tu sei refrattario alla conoscenza …

Non ti resta che illuderti che sei il più bravo al mondo per cercare di non farti buttare fuori.

giovedì 17 dicembre 2015

Il manager si va, sentendosi laudare ..

di
Francesco Zanotti

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Tanto gentile e tanto onesto pare
La donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare

Come quel manager dal capello scolpito a rasoio …

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

… che sa recitare così bene i discorsi sull’importanza delle risorse umane

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova

che tutti applaudono beati.

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.


Ma tutti sanno che dietro il capello scolpito al rasoio c’è un nulla che non riesce a dire: aiutatemi per riuscire finalmente ad essere davvero un manager. Senza la necessità il capello scolpito a rasoio e retorica che intristiscono anche lui … O lei.

lunedì 14 dicembre 2015

Stress lavoro manageriale correlato

di
Francesco Zanotti

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Il dovere di dare all’esterno una immagine di forza e determinazione.
Il dovere di dire che non si è mai sbagliato.
Costretti a snobbare la conoscenza, quasi ad averne paura.
La ricerca di qualche occasione di autorappresentazione gratificante, in ogni dove.

A fronte di mondi organizzativi che sono luoghi di disagio profondo.
A fronte di imprese che stanno perdono la loro capacità di generare valore.
A fronte di una conoscenza che diventa sempre più intensa e finalizzata.
A fronte di una immagine interna all’azienda e fuori dall’azienda ed esterna non particolarmente gratificante.


Il risultato: una immagine di sé che va calando a fronte di uno stress quotidiano che sta crescendo.
Come a dire: riesco a giustificare sempre meno a me stesso il mio ruolo. Mentre la fatica e l’incertezza aumentano.

Questa è la vita del manager. Povero.