"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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mercoledì 24 giugno 2015

“Rettificare” gli esseri umani?

di
Francesco Zanotti


Quando un pistone è grippato o si vuole migliorare le prestazioni del motore, lo si toglie dalla macchina e lo si manda dal meccanico. Egli lo rettifica e lo reinserisce nel motore.
Purtroppo così si pensa di fare per la formazione: si prendono le persone e le si mandano a rettificare da quei rettificatori che si chiamano formatori. Nei modi più partecipativi, ma sempre di tentativi di rettifica si tratta.
Ora se rettificate un pistone sapete che risultato otterrete e sapete che funzionerà meglio. Se cercate di rettificare (anche “empowerare”) un essere umano, non accade così. Certamente otterrete qualcosa, ma non si può sapere il risultato.
Cosa fare allora?
Occorre che il capo con i suoi uomini si auto “rettifichino” insieme. Più generalmente: non si può fare formazione all'esterno di una organizzazione. Occorre che la si faccia nello stesso contesto nel quale si opera. Nello stesso contesto sociale e antropologico nel quale si lavora.
Questo significa che la formazione non la deve fare un formatore di professione perché egli la può fare solo in ambienti “artificiali”. La devono fare i Capi. Il “formatore” deve fornire loro le risorse cognitive per riuscirci. Ovviamente queste risorse cognitive non devono essere le tradizionali soft skills che vengono oggi “insegnate” nei corsi di formazione.



domenica 27 aprile 2014

La carriera e i soldi non interessano più

di
Francesco Zanotti


Un messaggio a tutte le imprese che sono alle prese con problemi di motivazione dei giovani. E che, cercando di risolverli, si sono messe in un circolo vizioso. Infatti, si sono messe in testa che l’unico modo per motivarli è offrire loro spazi di carriera (potere e soldi, quindi), li hanno promessi e poi hanno scoperto che questi spazi di carriera non ci sono.
Ora, un articolo apparso oggi sul Corriere, a firma di Serena Danna, parla delle motivazioni dei Millennials.
Riporto alcune frasi che la Danna ha ripreso da diversi studi e riviste.
Neanche un ragazzo ha espresso desideri come: raggiungere posizioni di potere o fare soldi”.
I ragazzi non vedono la professione come un mezzo per pagare l’affitto, ma per esplorare passioni, hobby, filosofie”.
Almeno la metà degli intervistati (tra gli studenti migliori università americane) sono convinti che il mondo aziendale avrà sempre una maggiore responsabilità nelle risoluzione delle grandi sfide della società.”.
Allora, che fare, visto che le armi dei soldi e della carriera sono spuntate? Come venire incontro alle esigenze di nuovi giovani, come utilizzarle per rinnovare strategicamente ed organizzativamente le nostre imprese?
Innanzitutto, offrite loro nuove risorse per comprendere la complessità dell’impresa.
Attenzione: non pensate nemmeno (ne riceverete pernacchie, qualche volta anche esplicite) di parlare delle soft skills, della creatività o di qualche regoletta di filosofia spicciola.
Per nuove risorse cognitive intendo le conoscenze che sono state sviluppate nelle scienze naturali ed umane, che permettono una nuova comprensione della complessità dell’impresa e che sono oggi pressoché sconosciute nel mondo dell’impresa stessa.
E, poi, coinvolgeteli a progettare, usando queste conoscenze, a seconda del coraggio di cui disponete, nel progettare la strategia dell’impresa o, almeno, nel progettare il contesto organizzativo in cui devono operare.
Così li motiverete e renderete disponibile alle imprese il meglio delle loro nuove e inedite esistenzialità profonde.
Messaggio finale: cari manager non abbiate paura a farvi aiutare. Non da qualcuno che tende a sostituirvi. Ma da qualcuno che rende, prima di tutto a voi, disponibili quelle nuove conoscenze che occorrere fare avere ai ragazzi. E che, poi, rende disponibili metodologie per guidare una nuova progettualità che si fonda su nuove risorse cognitive.


sabato 28 dicembre 2013

Quanti progetti può sopportare una organizzazione?

di
Francesco Zanotti


Certamente la qualità è importante. Ed allora forza un bel progetto sulla qualità. Ma è la sicurezza non lo è? Ah certo. Ed allora anche un progetto sulla sicurezza. Poi occorre un progetto per la riduzione dei costi e bisogna fare quelle modifiche indispensabili al sistema informativo. Beh, ma è anche necessario che i manager siano formati alle soft skills. Ed allora via una bella analisi dei bisogni per poi iniziare un programma di corsi. Poi arriva l’Amministratore Delegato a cui un amico-collega ha parlato benissimo di quel consulente che ha quell'approccio molto speciale. Ed allora comincia un altro progetto. Chi può negare un progetto all'Amministratore Delegato … Dimenticavo, è il periodo in cui si fa l’analisi del clima … Ho certamente dimenticato molti progetti essenziali
Ovviamente ognuno di questi progetti e fondata su visioni diverse dell’organizzazione. Volete che i consulenti abbiano approcci uguali?
Sommate tutto … a voi immaginare il risultato che si ottiene … Con mille altri consulenti alle porte che … “ loro sì che hanno una esperienza unica da proporre” … che poi si risolve nel dire al potenziale cliente: Ah se ci fossi io al posto tuo sì che le cose funzionerebbero …

Così per ridere (o piangere) quasi a fine anno ….

domenica 28 luglio 2013

“Citazioni imbarazzanti” n° 3 Ovvero: piantiamola con la “formazione”

di
Francesco Zanotti


E’ una citazione che “distrugge” l’idea stessa di ”corso”, di "sistemi di corsi" per colmare gap di competenze et similia.
La citazione: “La memoria biologica è integrativa e ricostruttiva”. E’ tratta da Mente (o della natura dei soggetti) di Luca Angelone e Danila Tagliaferro, all'interno del volume “Filosofia contemporanea” a cura di Tiziana Andina, edito da Carocci Editore.
Più che una citazione è una evidenza scientifica accettata, non è una opinione specifica dei due Autori.
Questo significa che, se si propongono “corsi” di “soft skills”, anche attraverso esperienze esistenzialmente intense, non si sa come la mente umana integra e ricostruisce queste “soft skills” che esistono nella mente del docente.
E, allora, perché continuare a fare corsi? Perché, da parte dei consulenti, continuare a proporli? Quante aziende hanno ancora cataloghi di formazione?
Ovvio che il discorso è diverso se si parla di conoscenze strutturate, come le conoscenze professionali. Ma, anche in questo caso, è necessario tener conto che la mente integra e ricostruisce, non si limita a registrare. Questo significa che non basta “spiegare”. Occorre progettare tutte le operazioni che servono a gestire il processo di integrazione e ricostruzione: impatto, comprensione, ricordo, utilizzo super apprendimento e padronanza. Come sostiene Massimo Bellagente in E-learning e creazione della conoscenza, edito da Franco Angeli.