"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero
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venerdì 15 gennaio 2016

Samsung, gli altri e l’innovazione manageriale

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per innovazione

Ho messo Samsung nel titolo, ma avrei potuto mettere Apple e mille altri. Usiamo pure Samsung a mò di esempio.
Se chiedete a Samsung quali tecnologie utilizza, vi dirà che cerca di usare le migliori tecnologie disponibili.
Vi dirà poi che è anche protagonista dell’innovazione tecnologica.
Samsung comunica sia come è fatto il Samsung 6, ma contemporaneamente annuncia che sta lavorando al Samsung 7. E ne rivendica le innovazioni rispetto ai concorrenti.

Provate a chiedere ad un consulente quali sono le conoscenze che utilizza. Nessuno vi dirà che utilizza le migliori conoscenze disponibili. Tanto meno vi dirà che è protagonista nello sviluppo di nuove conoscenze. La ragione è che non sa neanche in quali ambiti disciplinari dovrebbe cercare le migliori conoscenze disponibili.

Non vi dirà neanche che sta sviluppando nuove metodologie. Spesso non dispone neanche di una metodologia formalizzata. Al massimo vi dirà della sua esperienza. Come se Samsung usasse come tema di comunicazione: i miei terminali sono buoni perché i miei dirigenti li hanno usati tante volte .

Ora, Samsung vende tecnologia e di innovazione tecnologica parla.
I consulenti si occupano di sistemi più complessi dei sistemi tecnologici. Il tema dell’utilizzo delle migliori conoscenze e il continuo sviluppo di nuove metodologie dovrebbe essere più intenso di quello che accade nel mondo, più primitivo, “calcolabile” dopo tutto, della tecnologia.
E’ vero che i consulenti stanno calando le pretese e si accontentano di fare corsi di formazione a manager sempre più junior. Ma anche questa pretesa è inaccettabile: perché fornire alle forze nuove delle imprese conoscenze banali e supponenza insensata?


venerdì 28 marzo 2014

Un appello ai manager: confrontate, valutate i consulenti

di
Francesco Zanotti


E’ un appello accorato.
Il manager gestisce il sistema umano più complesso: una organizzazione. Non è il cervello umano l’oggetto più complesso dell’universo. E’ una organizzazione, perché è un intreccio di cervelli. L’organizzazione è di una complessità di ordine superiore rispetto a quella del cervello.
Per riuscire a gestire questa iper-complessità, occorre, come condizione necessaria, utilizzare il miglior patrimonio di conoscenze possibili: dalle nuove modalità di relazione tra l’uomo e il mondo che hanno scoperto la matematica e la fisica alle scienze cognitive su, su fino alla sociologia e all'antropologia. Occorre, poi, che queste conoscenze siano trasformate in metodi che possano essere utilizzati anche da chi non disponga nel dettaglio di tutte queste conoscenze.
Allora un manager deve scegliere tra metodi.
Come fare?
Confrontate le conoscenze che sono contenute in questi metodi. Cercate metodi che utilizzino tutte le conoscenze più avanzate che esistono nelle diverse aree disciplinari rilevanti. Verificate che siano metodi che integrino tutte le buone idee e le buone intenzioni sparse che, da sole, non possono diventare metodi, ma solo aspirazioni.
Non accettate mai affermazioni del tipo “Questo è il mio metodo!”. Non accettate mai che si spacci per scientifico il pensiero di qualche auto definito “guru”. Sarebbe come dare retta ad un fisico che dica: questa è la mia fisica. E credergli perché vi è simpatico o perché sa vendere bene.
Chiedete conto del percorso e degli investimenti in ricerca che hanno generato il metodo proposto. Non accettate che un consulente non confronti i suoi metodi con quelli dei suoi concorrenti principali.
Sì, è davvero un appello accorato perché i manager non possono non garantire che le nostre organizzazioni utilizzino tutta la miglior conoscenza rilevante disponibile.


sabato 28 dicembre 2013

Quanti progetti può sopportare una organizzazione?

di
Francesco Zanotti


Certamente la qualità è importante. Ed allora forza un bel progetto sulla qualità. Ma è la sicurezza non lo è? Ah certo. Ed allora anche un progetto sulla sicurezza. Poi occorre un progetto per la riduzione dei costi e bisogna fare quelle modifiche indispensabili al sistema informativo. Beh, ma è anche necessario che i manager siano formati alle soft skills. Ed allora via una bella analisi dei bisogni per poi iniziare un programma di corsi. Poi arriva l’Amministratore Delegato a cui un amico-collega ha parlato benissimo di quel consulente che ha quell'approccio molto speciale. Ed allora comincia un altro progetto. Chi può negare un progetto all'Amministratore Delegato … Dimenticavo, è il periodo in cui si fa l’analisi del clima … Ho certamente dimenticato molti progetti essenziali
Ovviamente ognuno di questi progetti e fondata su visioni diverse dell’organizzazione. Volete che i consulenti abbiano approcci uguali?
Sommate tutto … a voi immaginare il risultato che si ottiene … Con mille altri consulenti alle porte che … “ loro sì che hanno una esperienza unica da proporre” … che poi si risolve nel dire al potenziale cliente: Ah se ci fossi io al posto tuo sì che le cose funzionerebbero …

Così per ridere (o piangere) quasi a fine anno ….

sabato 16 novembre 2013

Manager HR e “libertà”

di
Francesco Zanotti


“Detto in tutta sincerità, sai perché mi piace fare il manager HR? Perché non ci sono leggi da applicare, vincoli, procedure … Affronto ogni problema esattamente come penso e voglio …”.
Che bello … Tranne che il dire “come penso e voglio” significa considerare il proprio sistema di conoscenze come quello definitivo: nulla da apprendere da nessuno … Significa considerare le proprie pratiche come le migliori al mondo.

Una completa libertà da qualunque conoscenza che rischi di suggerire visioni e pratiche nuove.Con buona pace delle imprese che, visti i risultati (chi sostiene che non stanno aumentando le ?), avrebbero bisogno come il pane di nuove conoscenze (da parte dei consulenti) che permetterebbe ai manager di avviare nuove pratiche ….

lunedì 29 aprile 2013

AIDP: il perchè di un impegno

di


Ci siamo impegnati nell’Associazione (con iscrizione personale e partecipando ai dibattiti sul gruppo Linkedin, alle manifestazioni AIDP e offrendo contenuti attraverso questo blog) per ragioni che ci sembra giusto specificare, soprattutto da parte di consulenti, quali noi siamo.

La figura del consulente in una associazione professionale è sottilmente ambigua. Lo è perchè il rapporto tra consulenti e manager è sottilmente ambiguo.
Un aneddoto può iniziare a dare il sapore di questa ambiguità. In una occasione conviviale siamo stati presentati con la ”premessa”: “Ti voglio presentare questi Signori. Sono consulenti, ma non ti vogliono vendere nulla”.
Si potrebbe, poi, parlare dell’esistenza di “consulenti provvisori”: manager che cercano spazio nella consulenza, ma ambiscono a tornare a fare i manager. Consulenti che sognano da sempre di fare i manager.
Non ci dilunghiamo a descrivere una ambiguità che tutti percepiscono.

Come consulenti, invece, dovremmo dimostrare che siamo all'avanguardia mondiale nella elaborazione teorica. Dovremmo verificare, prima di esprimere un pensiero, quale è lo stato dell'arte a livello internazionale e dimostrare che siamo un bel po' più avanti.
I giovani dovrebbero metterci alle corde. Se non riusciamo a stupirli con una conoscenza profonda unica, rivoluzionaria a livello internazionale, ci chiedano, cortesemente, di tacere.
Non sappiamo cosa ne pensa la maggior parte dei Soci AIDP, ma ci piacerebbe che la mission che desiderano affidare alla Associazione sia la conoscenza, alta, forte, rivoluzionaria e non i racconti dei nonni davanti al caminetto.
Ovviamente il nostro discorso non intende in alcun modo esprimere giudizio sulle persone che, proprio perchè persone, sono dotati di una esistenzialità unica che nessuno può permettersi di giudicare. Intendiamo solo sottolineare percorsi di sviluppo da intraprendere, abbandonando molti di quelli che stiamo oggi percorrendo faticosamente.

Le ragioni del nostro impegno, dunque. Ragioni che potrebbero sciogliere l’ambiguità di cui sopra in un nuovo rapporto tra consulenti e manager.
Noi crediamo che la capacità di un manager di governare lo sviluppo di imprese ed organizzazioni sia strettamente dipendente dalle risorse cognitive di cui dispone. Più ricco è il bagaglio di risorse cognitive di cui dispone, maggiore è la sua capacità di Governo. Come sempre, poi, il mercato è il riferimento: la capacità di Governo di un team manageriale deve essere, almeno, superiore a quella dei team manageriali dei concorrenti. Poi si potrebbe sostenere che dovrebbe essere tale da riuscire ad avviare rivoluzioni strategiche capaci di costruire nuovi mercati.
Dunque, le risorse cognitive come risorsa strategica chiave.

Oggi però viviamo una profonda contraddizione: da un lato, ammettiamo che ci sono molte cose che non conosciamo. Dall’altra, in pratica, affermiamo che nessuna di queste cose è significativa per le sfide che abbiamo di fronte che, pur, ci lasciano incerti. Infatti, quando ci appare una difficoltà, non andiamo a cercare se esista qualche nuova conoscenza che possa risolvere la difficoltà. Ancora: non immaginiamo che il vedere solo problemi, difficoltà è proprio causato dall’usare conoscenze superate. In sintesi, pensiamo che la conoscenza sia retorica.

Ma come fa un manager a reperire conoscenze rilevanti in un ambiente che produce fiumi di nuove conoscenze sempre più tumultuosi, ma anche melmosi?
Fisicamente non può! Ha bisogno di una interfaccia intelligente che scelga le conoscenze più rilevanti (in tutti gli ambiti, dalle scienze naturali alle scienze umane) a livello internazionale per la sfida del governo delle imprese e delle organizzazioni complesse. E le elabori per arrivare a metodologie di governo sempre più “potenti”.
Tocca al consulente svolgere questo ruolo, è (dovrebbe essere) IL SUO MESTIERE.

Noi cerchiamo di svolgerlo al meglio. Solo a titolo di esempio (il nostro, non per autocelebrarci ma perche è quello che conosciamo meglio): abbiamo avviato un progetto di ricerca senza soluzione di continuità al quale partecipa una comunità “multiforme” di “esperti” e che abbiamo definito “Expo della Conoscenza”.
I risultati più rilevanti sono costituiti, innanzitutto, dalla scoperta dei processi di sviluppo autonomo di una organizzazione all’interno di una impresa e dell’impresa nella società. Dalla conseguente scoperta che “governare” significa governare quei processi di sviluppo autonomo che accadono, ma dei quali non siamo consapevoli. E dallo sviluppo di una metodologia di governo dei processi di sviluppo autonomo che abbiamo chiamato “Sorgente Aperta” .
Queste scoperte rivelano la inconsistenza delle teorie manageriali esistenti. E di molte pratiche.

Detto tutto questo riusciamo a spiegare il nostro impegno in AIDP: rendere disponibili tutte queste risorse cognitive ai Soci con tutte le iniziative a cui aderiamo e che organizziamo. Per un confronto sulle conoscenze, e le loro basi scientifiche, che proponiamo però non su opinioni o difese di posizioni in questo momento non più difendibili. Un confronto aperto, pacato, senza pregiudizi, per far sì che la conoscenza in questo ambito, quello manageriale, progredisca socialmente, come accade per altri ambiti,  e a partire dal nostro Paese, come è già accaduto in passato (quel tanto citato e invocato Rinascimento di cui abbiamo dimenticato però che la causa prima fu proprio una nuova, o meglio "dimenticata", conoscenza: quella classica, gettata nella società medievale).

 In questo modo si specifica il ruolo del consulente: deve fornire le risorse cognitive (le più avanzate conoscenze al mondo) che permetteranno ai manager di svolgere sempre più efficacemente il loro ruolo di Governo. Come si vede due ruoli complementari che non possono fare a meno l’uno dell’altro.










lunedì 19 novembre 2012

Cattive abitudini e una proposta per superarle


di
Francesco Zanotti

Avrete tutti ascoltato qualche consulente presentare i propri metodi con enfasi, passione …
Ebbene non accade mai che in queste presentazioni si faccia riferimento allo stato dell’arte delle conoscenze strategico-organizzative. Cioè alla miglior conoscenza socialmente disponibile. Ed allora accade che si affastellino proposte su proposte che un “valutatore” (un manager che volesse comprare, per dirla esplicita) non sa come gestire, come confrontare.
Credo che sia una “pratica” da superare. I manager hanno il diritto di poter valutare una proposta rispetto allo stato dell’arte delle conoscenze strategico-organizzative esistenti.
Propongo che tutti noi consulenti ci si impegni a presentare le nostre proposte all’interno di una visione (a livello internazionale, ovviamente) dello stato dell’arte delle conoscenze strategico-organizzative. Che i manager non posso costruirsi da soli perché non fanno e non devono fare il mestiere del ricercatore. Cosa che, invece, il consulente deve fare.
Sarebbe un progresso utile a tutti, anche ai consulenti perché non credo che un manager abbia tanta voglia di comprare solo l’esperienza di qualche collega che ha smesso di fare il manager.

martedì 4 settembre 2012

Il consulente e la mistica dei risultati


di
Francesco Zanotti


Il tema che voglio trattare è: a cosa serve un consulente. Detto diversamente: che mestiere fa il consulente? 
In cosa è diverso e complementare al mestiere del manager?
La risposta sarà: è un fornitore di conoscenze e metodologie. E sarà una conclusione gravida di implicazioni perché è in grado di stravolgere un mercato della consulenza ancora  impastato della falsa mistica dei risultati.
Ecco in questo post voglio iniziare il discorso proprio smontando questa mistica.


Per parlare di risultati occorre riferirsi a risultati misurabili ovviamente. Bene, il risultato aziendale misurabile per antonomasia è la produzione di cassa nel futuro. Allora la produzione di cassa di una impresa nel futuro non è generata dai comportamenti di una singola persona sola. Neanche dal singolo manager, ma dall’insieme dei comportamenti di tutte le persone che costituiscono l’organizzazione. Come può, allora, un consulente pretendere che il suo intervento, cioè i suoi comportamenti, aumentino la produzione di cassa? Non lo può fare neanche un consulente di strategia, figuriamoci un consulente di tipo funzionale. Mi si può obiettare: ma io raggiungo altri risultati. Bene, bisognerebbe indicare quali, spiegare come il raggiungimento di questi altri risultati è legato alla generazione di cassa ed è direttamente causato dai comportamenti del consulente. Per riuscirci, occorre indicare la legge (la precisa relazione di causa ed effetto) che lega comportamenti ai risultati e il setting sperimentale dove questa legge vale. Altrimenti non siamo di fronte ad una dimostrazione sperimentale, ma solo ad opinioni. Tra parentesi, si fa in fretta a verificare se si tratta di opinioni. Si chiede a diversi manager di indicare i risultati raggiunti dal consulente. Se si ottengono opinioni diverse, è ovvio che anche quelle del consulente sono opinioni.



Mi si può obiettare: ma la mia storia professionale dimostra che io ho raggiunto risultati per il mio cliente. Ma non si superano le obiezioni di prima.


domenica 19 agosto 2012

Quando una proposta è nuova?


di
Francesco Zanotti

Oggi la patente di innovatore in campo manageriale non la si nega quasi a nessuno … E’ come il titolo di “Dottore” elargito dal parcheggiatore o dal ristoratore: basta avere giacca e cravatta … Anzi: nessun consulente lo nega a se stesso. Chi sostiene di non essere un innovatore?
Ed allora viviamo in flusso continuo di innovazioni? Che criterio abbiamo per scegliere le vere innovazioni?
Ho provato a rispondere a queste domande.
Innanzitutto, occorre riconoscere che la maggior parte delle proclamate “innovazioni” sono sogni solipsistici. Per carità: nascono anche da nobili istanze diffuse (es. la proposta di valorizzare le dimensioni soft dell’organizzazione) , da qualche “scoperta” interessante (es. i neuroni a specchio), contengono certamente spunti pregevoli (proposte di partecipazione diffusa), ma sono solo innovazione puntuali, locali.
Gli innovatori, però, non colgono questa “parzialità” ed esagerano. Si aggrappano a qualcuna di queste innovazioni locali, la generalizzano, la caricano del misticismo tipico dei neofiti e partono per la tangente della enfatizzazione: il mio metodo unico, esclusivo.
Certo a loro sembra unico ed esclusivo perché prima di elaborarlo non lo conoscevano e, soprattutto, perché non lo confrontano con la conoscenza esistente.
Come se oggi qualcuno leggesse il famoso articolo di Einstein “Sull’elettrodinamica dei corpi in moto” dove presenta la relatività ristretta e provasse a generalizzarlo costruendo una sua teoria della gravitazione senza conoscere, che ne so, il calcolo tensoriale. Certamente costruirebbe una cosa che ancora non c’è, ma difficilmente passerebbe alla storia.

In questo quadro cosa si può fare? La mia proposta è la seguente ...

sabato 16 giugno 2012

Il consulente e lo sciamano: consigli per gli acquisti

Un capo di una tribù di pellerossa, mentre le donne più giovani raccoglievano legna nella foresta per prepararsi all'arrivo dell'inverno, fu colto dal dubbio: le scorte saranno sufficienti?
Per dissipare l'incertezza chiamò il suo fidato consigliere Nonsonamaz e gli ordinò di recarsi dal grande sciamano sulla montagna Estiquaatsi. "Vai e chiedigli quanto lungo sarà l'inverno".
Nonsonamaz  salì sulla montagna e trovò lo sciamano in meditazione nel suo tepee. Dopo aver formulato la richiesta del capo, Estiquaatsi si alzò, uscì fino al bordo dello spiazzo dove era il tepee, osservò l'orizzonte e la foresta sottostante e sentenziò: "Questo inverno sarà molto lungo".
Nonsonamaz  si precipitò a riportare la notizia al grande capo il quale, preoccupato, ordinò anche a tutte le altre donne e gli anziani di recarsi a raccogliere più legna. Temendo però che questo sforzo non bastasse, rinviò Nonsonamaz   dal grande sciamano pregandolo di chiedergli anche quanto freddo sarebbe stato l'inverno. Arrivato al cospetto di Estiquaatsi, questi ripetè i gesti precedenti e, dopo una più attenta e profonda osservazione dell'orizzonte e della foresta, disse: "Questo inverno sarà molto lungo e molto freddo".
All'apprendere la notizia il grande capo fece richiamare dalla caccia anche gli uomini per dare rinforzo alle donne e ai vecchi nella raccolta della legna nella foresta.
Ma il dubbio permaneva. Chiamò ancora Nonsonamaz  e lo pregò di andare di nuovo dal grande sciamano Estiquaatsi  pregandolo questa volta di essere più specifico e preciso sulla durata e intensità. Nonsonamaz   rifece lo stesso percorso, ritrovò il grande sciamano in meditazione, gli rifece la domanda alla quale rispose alzandosi e scrutando con maggiore attenzione l'orizzonte e la foresta. "Questo inverno sarà freddissimo e lunghissimo".
"Estiquaatsi" osò aggiungere Nonsonamaz che nel frattempo si era stufato di andare su e giù dalla montagna,  "ma come fai tu a sapere questo?"
Lo sciamano, senza voltarsi e indicando con ampio gesto la foresta sottostante rispose: "Io non sapere, io vedere tutti questi indiani raccogliere legna per inverno!"

Questa simpatica storiella mi viene spesso in mente quando leggo di articoli e libri, prevalentemente dal mondo anglosassone ma anche nostrani, che riportano come evidenza "scientifica" deduzioni da ricerche di mercato o indagini di vario tipo.