"Non è la mente l'origine dell'uomo, sono le passioni che originano tutto, anche il pensiero. E' il sentimento il seme dell'uomo, sono l'amore, la passione." (M. Tobino)
E' "vero" tutto ciò che ci piace e che decidiamo insieme agli altri che sia vero

lunedì 11 novembre 2013

Pratiche problematiche

di
Francesco Zanotti


Post breve e secco. Per non dare adito ad equivoci. Sostengo che tutto il pensiero, "umanistico" e "scientifico" (per usare due categorie conosciute) degli ultimi due secoli, in un crescendo rossiniano, dimostra che tutte le pratiche, che hanno come attività di fondo la misurazione o la valutazione delle persone e delle organizzazioni, sono scientificamente insensate. Gli esempi sono innumerevoli: analisi del potenziale, valutazione delle performances, analisi del clima, analisi delle esigenze formative. Sì, tutte queste pratiche sono insensate.
Che facciamo? Continuiamo a farle perché ci tranquillizzano? O vogliamo aprire un dibattito in proposito? O vogliamo sostenere che tutto il pensiero degli ultimi due secoli  è del tutto inutile?

Ai nostri lettori una risposta …

venerdì 8 novembre 2013

Manager, dentisti e capelli biondi

di
Francesco Zanotti

Quando dovete scegliere un dentista ed avete i capelli biondi, non andate da quelli che hanno curato tante persone con i capelli biondi. Cercate, forse, chi ha il prezzo più basso o chi ha curato vostri amici. Meglio sarebbe informarsi sulle tecnologie e le metodologie usate dal dentista.
Scusate la storiella personale. Sono andato da un dentista milanese, presentatomi da un amico, a farmi una visita di controllo. Mi ha detto: serve solo una pulizia dei denti. Ma io sentivo che non bastava. Allora mi sono informato ed ho trovato un dentista che mi sembrava molto più attrezzato tecnologicamente e metodologicamente. L’ho trovato ed infatti mi ha diagnosticato … non ha importanza e mi sta efficacemente curando … anche questo non ha importanza.
Oggi la ricerca di un consulente dovrebbe essere la ricerca di chi offre le migliori conoscenze e metodologie strategico organizzative. Ovviamente il manager deve dotarsi di una visione dello stato dell’arte a livello internazionale delle conoscenze e delle metodologie esistenti. La selezione di un consulente dovrebbe iniziare da una domanda: caro consulente, mi fai una panoramica dello stato dell’arte internazionale delle conoscenze strategico-organizzative e mi dici come ti posizioni rispetto ai tuoi concorrenti?

Mi si potrebbe obiettare: ma io cerco quello che ha maggiori esperienze. Contro obiezione: ma come fai a misurare l’esperienza? Non è che rischi di andare a cercare quell'esperienza che riconosci … ma che potrebbe c’entraci con le sfide di sviluppo della tua impresa come i capelli biondi con i denti?

martedì 5 novembre 2013

Colaninno e la “macchina”

di
Francesco Zanotti

Tra le molte cose che ha detto oggi Colaninno nell'intervista al Sole 24 Ore ve ne è una che spiega il guaio (prevedibile) in cui continua a rimanere Alitalia.
Ad un certo punto egli dice: “Quattro anni sono serviti solo a rendere la macchina più gestibile”  per giustificare che non si è ancora alla redditività.
Ecco l’errore fondamentale in cui incorre tutta una classe manageriale: il considerare una organizzazione una macchina che bisogna modificare (cambiare) per far funzionare meglio.

L’organizzazione non è una macchina, ma è un sistema umano capace di auto evoluzione. Cioè è un sistema che si cambia da solo. Non è neanche un sistema che si auto-organizza. Si tratta di auto-riorganizzazione continua. Cioè un processo di evoluzione. Un sistema di questo tipo non si può far funzionare come si vuole. Funziona come vuole lui. Le “istruzioni” che gli posso impartire sono come stimoli che usa come gli pare. Un sistema di questo tipo non può essere cambiato. Si cambia da solo come vuole. Le “istruzioni” di cambiamento sono un altro tipo di stimoli ai quali il sistema reagisce, anche in questo caso, come gli pare. Ed allora come si governa una organizzazione? Occorre capire quali sono le dinamiche di auto-evoluzione e intervenire in quel processo. La variabile chiave è costituita dalle risorse cognitive. 

lunedì 4 novembre 2013

Consulenti: il dovere della ricerca, frutto di investimenti

di
Francesco Zanotti

Credo che il management abbia bisogno di innovazioni importanti. Basta guardarci intorno (ai risultati che stiamo ottenendo) per convincerci che le attuali teorie e pratiche manageriali non è che ci possano soddisfare.
Ma da dove possono venire le innovazioni? Innanzitutto devono essere innovazioni “competitive”: noi consulenti italiani dobbiamo fornire ai nostri clienti innovazioni migliori di quelle che le migliori società di consulenza offrono ai loro clienti internazionali. Noi consulenti italiani non possiamo non sentire l’obbligo di considerare il mondo come nostro mercato di riferimento.
Ma come si ottiene questa tipo di innovazione? Attraverso investimenti in progetti di ricerca che impegnino team di ricerca.
Noi abbiamo avviato un progetto di ricerca di questo tipo.
Abbiamo censito, innanzitutto, le principali teorie e metafore manageriali disponibili. Ne abbiamo censite almeno una trentina.
Abbiamo, poi, esplorato le scienze naturali ed umane per cercare nuovi modelli e metafore: dalla matematica, alla fisica, alle neuroscienze, alla teoria della evoluzione, fino alla filosofia.
Abbiamo costruito una sintesi di tutte queste conoscenze e ne abbiamo ricavato un nuova filosofia di governo che è tanto complessa nelle origini quanto di semplice utilizzo. Nella nostra sintesi sono “riconoscibili” i contributi di tutte le teorie, metafore e scienze.

Siamo alla ricerca di contributi nuovi. Cioè non presenti nella nostra sintesi.

sabato 2 novembre 2013

Scelta e promozione dei talenti … o del proprio sistema cognitivo?

di
Francesco Zanotti

Apparentemente è affascinante, con questo retrogusto evangelico …
Ma qualche riflessione si impone. Come di fa a decidere chi è un talento? Purtroppo è oramai evidente che la scelta dei talenti dipende non da una misura oggettiva, ma dal sistema cognitivo del valutatore. E’ psicologicamente, sociologicamente e antropologicamente soggettiva.
Poi, quando anche si fossero scelti i talenti, come si fa a capire come svilupparli e dove impiegarli? Quindi?

Forse è il caso di esplicitare il retrogusto evangelico. E  pensare che il vangelo non premiava la differenza dei talenti, ma premiava (o puniva) il loro utilizzo. Allora forse il manager dovrebbe avere la responsabilità di mobilitare i talenti di tutti senza pretendere prima di conoscerli perché è una cosa impossibile da farsi.